
Sono più di vent’anni che ho l’abbonamento al Corriere della Sera. Mi arriva ogni mattina puntuale sullo zerbino del pianerottolo. Da qualche giorno, però, non riesco a leggerlo: finisce dritto nel cestino, intatto.
È più forte di me. Ho perso ogni fiducia in ciò che scrivono gli scribacchini dei grandi giornali. Salvo qualche rara voce fuori dal coro — ad esempio Federico Rampini — la maggior parte di loro sembra composta da devoti di San Sigfrido Ranucci, intenti a rappresentare realtà contraffatte. Propongono, anzi impongono, i loro temi; tacciono su altri che non rientrano in un’agenda asservita, di cui non ci è dato conoscere i criteri.
Lo fanno per ordini editoriali? Per negligenza? Per confluire nella marea? La ragione, francamente, non mi interessa. Ho passato due anni assetato di uno spiraglio di luce tra le righe stampate, trovandone ben poco. Soffrivo per ciò che leggevo, per la totale mancanza di equilibrio dovuta a un filtro ideologico che deformava ogni editoriale.
Ora le cose sono cambiate: gli ostaggi sono tornati. C’è una tregua che regge. Le nostre angosce più profonde possono finalmente cominciare a essere elaborate. Non sarà facile, ma deve iniziare il tempo della ricostruzione.
Già… ma non solo ciò che è stato bombardato deve essere ricostruito. In Israele, a Gaza, qui: tutto va ricostruito. La vita di tanti, la fiducia, la pace. Inizia la parte più difficile. I rapporti, i riferimenti andranno ripensati.
La procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona e danneggiamenti per la flottiglia. Non commento. Dico solo che non risulta siano stati aperti fascicoli per le devastazioni dei cortei, per le ingiurie sui social. Niente per le minacce, per le negazioni, per l’odio, per l’isolamento. Niente per le violenze contro la polizia, per le fake news o le liste di proscrizione.
Per questo io evito. Evito, evito. Ora anche i giornali. Mi sono persuaso da solo: un mindset shift che mi ha portato a una convinzione. Questo movimento antagonista, queste schiere volenterose “propal”, sono illuse di influenzare gli avvenimenti.
Questo finto pacifismo, sedotto dall’odore del sangue e disperato per la resa di Hamas, non è altro che un po’ di polvere nei meccanismi della Storia.
Eliya Cohen è stato preso in ostaggio durante l’attacco al Nova Festival. Prima del 7 ottobre aveva acquistato l’anello per la fidanzata Ziv. Eliya è stato ora liberato: l’ha portata sulla spiaggia e si è inginocchiato davanti a chi non ha smesso di aspettarlo.
“Tirtzi l’hithaten iti?” — Mi vuoi sposare?
“Ken.” — Sì.
Questo è l’importante. Il resto è rumore di fondo.
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