Cogliamo l’occasione delle elezioni che si tengono oggi nel Regno Unito per spiegare il sistema elettorale britannico.
Struttura del Sistema Elettorale
L’Uk ha un sistema maggioritario uninominale che prende il nome di “First Past the Post” (FPTP), ovvero “il primo che arriva”. Viene utilizzato per eleggere i membri dei Commons, la Camera dei Comuni.
Collegio Uninominale
Il Regno Unito è suddiviso in collegi elettorali uninominali, ciascuno dei quali elegge un solo membro del Parlamento (MP) che rappresenta tutti gli elettori del suo collegio. Le email degli MP sono di dominio pubblico e ogni residente ha la possibilità di scrivere al proprio MP se in disaccordo sulle politiche che promuove il suo partito o per segnalare problematiche nazionali o locali. Il rappresentante ha il dovere di rispondere.
Il sistema ha il pregio di creare una linea di comunicazione tra parlamentari e la popolazione del collegio e anche di creare una responsabilità individuale: se la popolazione non è soddisfatta del lavoro svolto dal suo rappresentante non lo rivota e l’MP non viene rieletto. Il parlamentare assenteista o che tradisce le promesse elettorali solitamente non ha lunga vita politica, a meno di non avere la fortuna di candidarsi in una roccaforte (anche se in elezioni come quella di oggi, per i Tories, dopo 14 anni di governo, non esiste più alcun seggio sicuro).
Attualmente, ci sono 650 collegi elettorali nel Regno Unito.
Modalità di Voto
Gli elettori esprimono il loro voto per un candidato nel loro collegio elettorale. Il candidato che ottiene il maggior numero di voti in un collegio è eletto come MP. Non è necessario ottenere la maggioranza assoluta dei voti, ma solo la maggioranza relativa, appunto “il primo che arriva”.
Caratteristiche del Sistema
- Semplicità: Il sistema è semplice da comprendere e da amministrare. Gli elettori votano per un singolo candidato e il candidato con più voti vince.
- Stabilità: Tende a produrre governi stabili, spesso con una maggioranza chiara in Parlamento, riducendo la necessità di coalizioni.
- Rappresentanza: Il sistema è spesso criticato per la sua mancanza di proporzionalità. I voti per i candidati che non vincono in un collegio non contribuiscono alla rappresentanza parlamentare, il che può portare a una distorsione tra la percentuale di voti a livello nazionale e la distribuzione dei seggi in Parlamento.
Elezione del Primo Ministro
Il leader del partito che ottiene la maggioranza dei seggi nella Camera dei Comuni è solitamente invitato dal monarca a formare il governo e diventa Primo Ministro. Se nessun partito ottiene una maggioranza assoluta (hung parliament), può essere necessario formare un governo di coalizione.
Nel passato rci sono stati 3 hung parliament: nel 2010 i conservatori di David Cameron non ottennero la maggioranza contro i laburisti di Gordon Brown. I LibDem di Nick Clegg, malgrado una campagna alla sinistra del Labour, si allearono a sorpresa con i Tories portandoli al governo, rinnegando così ciascuna delle loro promesse elettorali. Un tradimento dell’elettorato pagato caro, tanto da rendere oggi i LibDem un partito ormai irrilevante a livello nazionale e solo una realtà a livello locale in alcune aree del paese. Nel 2015, Cameron fallì nuovamente nell’assicurare al partito la maggioranza; fu costretto ad allearsi con l’UKIP, l’estrema destra di Nigel Farage, in cambio della promessa di tenere un referendum sulla Brexit. Nel 2017 fu la volta di Theresa May a non riuscire ad assicurare ai Tories una maggioranza e ad essere costretta ad una coalizione con gli unionisti dell’Irlanda del Nord, DUP.
In breve, durante i 14 anni di governi conservatori (il periodo di maggiore instabilità politica della storia del paese), dei 5 primi ministri Tories che si sono succeduti dal 2010 ad oggi, solo Boris Johnson ha vinto un’elezione ed è stato in grado di governare senza dover ricorrere a coalizioni, malgrado ciò la sua leadership è durata solo 3 anni.
Critiche e Proposte di Riforma
Il sistema FPTP è stato oggetto di critiche per la sua mancanza di rappresentatività e per il fatto che può favorire i grandi partiti a scapito dei partiti minori. D’altra parte, con la recente, repentina ascesa dell’estrema destra Reform UK (che in via del sistema otterrà una rappresentanza parlamentare minima), si sta rivelando più resistente a forze politiche estemporanee non radicate nel territorio.
Il sistema Westminster
Il sistema Westminster ha subito diverse evoluzioni nel corso del tempo, allontanandosi per certi aspetti dal modello tradizionale:
1. Declino del bipartitismo: Storicamente caratterizzato da un forte bipartitismo, a partire dal 2010, il sistema ha visto emergere partiti minori che hanno eroso il dominio dei due principali partiti. Questo ha portato a scenari politici più frammentati e complessi.
2. Governi di coalizione: Mentre tradizionalmente il sistema produceva governi monopartitici stabili, recentemente si sono verificati casi di governi di coalizione o di minoranza.
3. Riforme costituzionali: Nonostante la flessibilità costituzionale rimanga una caratteristica, ci sono state importanti riforme come la devolution in Scozia, Galles e Irlanda del Nord, che hanno modificato la struttura del potere.
4. Ruolo del Primo Ministro: Si è assistito (soprattutto durante il triennio di Johnson) ad un rafforzamento del ruolo del Primo Ministro, con una tendenza verso una maggiore centralizzazione del potere esecutivo.
5. Crisi del modello tradizionale: La Brexit ha messo in luce le fragilità del sistema, portando a situazioni di stallo parlamentare e crisi costituzionali senza precedenti.
La camera dei Lord
Fino alle grandi riforme costituzionali di Tony Blair, la camera dei Lord era interamente ereditaria. Blair avviò un processo di riforma e rimosse la maggior parte dei pari (peers) ereditari. Oggi i peers vengono nominati dal Primo Ministro.
Secondo il recente progetto di riforma dell’ex Primo Ministro, Gordon Brown, Keir Starmer intende abolire la Camera dei Lord per sostituirla con una camera “regionale” di rappresentanti scelti dalle nazioni e dalle regioni.
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