Non sparate sul pianista, cioè su Gennaro Sangiuliano, già agiografo di Putin e Trump nonché ammiratore di Alexandr Dugin, secondo cui Cristoforo Colombo (1451-1506) poté “buscar el levante por el poniente” grazie alle teorie di Galileo Galilei (1564-1642). Può capitare a un ministro della Cultura di confondere un secolo con un altro, che volete che sia. Però di una Terra tonda si parlava sin dai tempi di Aristotele, e nel III secolo a.C. Eratostene era riuscito persino a calcolare con stupefacente approssimazione la lunghezza dell’equatore. Purtroppo, queste scoperte andarono perdute nel Medioevo, tanto che le mappe dell’epoca rappresentavano la Terra come un disco.
Come ha scritto Umberto Eco, non c’è da scandalizzarsi per questa imprecisione: Jeffrey Burton Russell nel suo “Inventing the flat Earth” (New York, 1991) ha mostrato come questo errore si ritrovi anche in serissime storie della scienza e cita testi illustri in cui si ripete ancora oggi che le mappe di Tolomeo furono dimenticate in Occidente per un millennio, “che la Chiesa medievale insegnava che la Terra era un disco piatto con Gerusalemme al centro, e che dal IV al XIV secolo si era perduta la nozione della rotondità del globo. Ma allora chi aveva detto sia a Colombo che ai suoi avversari che la terra era sferica?” (“La filosofia e le sue storie. L’antichità e il Medioevo”, Laterza, 2014).
Burton ha spiegato che il pensiero laico ottocentesco, per sostenere il darwinismo contro il fondamentalismo religioso, voleva dimostrare che, come la Chiesa si era sbagliata non solo sul geocentrismo ma anche sulla sfericità, così si stava sbagliando sull’evoluzionismo. E si era tratto il massimo profitto da due autori cristiani (Lattanzio nel IV secolo e il bizantino Cosma Indicopleuste nel VI) i quali, poiché un passo della Bibbia descriveva la Terra in forma di tabernacolo, polemizzavano con le teorie pagane sulla sua rotondità e la disegnavano in forma quadrangolare. Ma lo stesso Agostino di Ippona si era limitato a osservare che le Sacre Scritture ricorrevano largamente alle metafore, che forse la Terra era davvero sferica, ma siccome non è conoscendo la sua forma che ci si salva l’anima, la questione gli appariva di scarso interesse.
Che la Terra fosse una sfera lo sapevano non solo il geocentrico Tolomeo ed Eratostene, ma Pitagora, Parmenide, Eudosso, Platone, Aristotele, Euclide, Aristarco, Archimede. Gli unici a non credervi erano stati Leucippo e Democrito. Quanto al Medioevo, nel VII secolo Isidoro di Siviglia aveva calcolato la lunghezza equatoriale in 80mila stadi (uno stadio era pari a 180 metri). Poteva pensare che la terra fosse piatta? Sottolinea ancora Eco che Dante entra nell’imbuto infernale ed esce dall’altra parte vedendo stelle sconosciute ai piedi della montagna del Purgatorio: quindi sapeva benissimo che la Terra era sferica. Ma della stessa opinione erano stati Origene e Ambrogio, e poi Alberto Magno e Tommaso d’Aquino, Ruggiero Bacone, Giovanni di Sacrobosco, Pietro d’Ailly, Egidio Romano, Nicola di Oresme o Giovanni Buridano, tanto per citarne alcuni.
Come è accaduto, allora, che tutte le rappresentazioni medievali mostrassero la Terra piatta? Anzitutto quelle mappe non avevano funzioni geografiche bensì simboliche, con Gerusalemme al centro. E poi non rappresentavano la Terra, ma le terre note. Quale era perciò la materia del contendere ai tempi di Colombo? Era che i suoi avversari avevano fatto calcoli più precisi dei suoi, ritenevano che la sfera terrestre fosse più ampia di quanto il genovese sosteneva, e quindi fosse un enorme azzardo tentare di raggiungere il levante per la via del ponente. Naturalmente né Colombo né i suoi nemici sospettavano che tra l’Europa e l’Asia ci fosse un altro continente. Ma lui, a differenza di Agostino, era disposto a far carte false e a giocarsi l’anima pur di partire.
Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
