
In un’epoca segnata dalla crisi della scuola come luogo di crescita umana e culturale, il richiamo alla “saggezza di vivere”, per quanto possa sembrare desueto e retrò, offre un’occasione preziosa per ripensare radicalmente il senso dell’educazione. Due grandi pensatori del Novecento, Guido Calogero ed Edgar Morin, anche se il primo ormai ingiustamente poco noto, in momenti storici differenti e con linguaggi diversi hanno proposto una visione della scuola che va oltre la trasmissione di competenze tecniche, orientandosi verso una formazione organica della persona umana.
Guido Calogero, raffinato studioso del pensiero greco e teorico della funzione fondamentale del dialogo in ogni crescita culturale e civile, affronta questo tema ne La scuola dell’uomo, nata dalla sua esperienza didattica nell’anno accademico precedente. In un’Italia dominata dal fascismo, Calogero propone una scuola capace di educare l’individuo alla libertà attraverso il confronto con l’altro e con se stesso. L’educazione dovrebbe essere per lui un’esperienza di interiorizzazione della razionalità dialogica, cioè della disponibilità a comprendere e farsi comprendere, perché il tempo della vita ha più importanza di quello della produzione: “proprio in quanto il tempo in cui semplicemente si vivrà sarà più lungo del tempo in cui si produrrà, l’educazione alla saggezza del vivere dovrà prevalere sempre più rispetto all’addestramento alla tecnica del produrre.”
L’eco del pensiero greco, in particolare socratico, è fortissima. Come Socrate, Calogero pone al centro della formazione il dialogo come ricerca di verità condivisa, in cui il sapere non è mai un possesso definitivo ma una tensione etica. In questa visione, la scuola è il luogo del cum-vivere, cioè della costruzione comune di senso, in cui ogni soggetto viene educato a pensare criticamente e a vivere responsabilmente insieme agli altri.
Circa sessant’anni dopo, Edgar Morin riprende e sviluppa una prospettiva affine nel saggio I sette saperi necessari all’educazione del futuro. Morin denuncia l’eccessiva frammentazione del sapere e propone un’educazione capace di collegare le conoscenze, di affrontare l’incertezza e di nutrire la comprensione reciproca: “insegnare la comprensione fra gli esseri umani – scrive – è condizione e garanzia della solidarietà intellettuale e morale dell’umanità.”
La “saggezza di vivere” di cui parla Morin implica la consapevolezza della complessità del mondo e la responsabilità nei confronti degli altri. La scuola deve dunque aiutare a sviluppare la capacità di giudizio, l’etica della responsabilità e l’arte di vivere insieme. Morin rifiuta un sapere neutro e impersonale e propone una nuova alleanza tra conoscenza e vita, tra educazione e umanità.
Mettendo a confronto le loro due voci, possiamo scorgere una linea di continuità che attraversa tutto il XX secolo: dalla scuola come formazione etica e dialogica di Calogero alla scuola come spazio per la comprensione e la responsabilità di Morin, emerge una visione dell’educazione che ha il coraggio di ripartire dall’uomo.
In un’epoca in cui molti insegnanti che amano e svolgono con passione e competenza il loro lavoro si sentono sempre inadeguati e spaesati, sarebbe bello che nei collegi docenti si discutessero – oltre che delle ultime direttive ministeriali, delle varie urgenze organizzative e delle circolari dirigenziali – anche delle lezioni e dei grandi contributi di chi sulla scuola ha prodotto pagine significative.
La scuola pubblica, ormai trasformata da istituzione della Repubblica a scuola-azienda in cui si producono troppe e sterili procedure burocratiche, ne avrebbe urgente bisogno e potrebbe esserne rigenerata. In questo modo, non solo sarebbe in grado di formare cittadini più consapevoli e responsabili, ma sarebbe anche in grado di fornire una migliore preparazione tecnica e professionale.
Un primo passo nella direzione indicata da Edgar Morin e Guido Calogero potrebbe essere costituito proprio da una riflessione comune sulla scuola come “educazione alla saggezza di vivere”, perché in un’epoca che sembra aver smarrito le sue bussole educative le loro concezioni della formazione umana e culturale che dovrebbe essere garantita a ogni cittadino possono ancora costituire un riferimento e una prospettiva attuali e illuminanti.
Guido Calogero, La scuola dell’uomo, Diabasis, 2005; Edgar Morin, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Raffaello Cortina editore, 2020.
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