1 ha pensato a “È sempre più evidente che non esiste un “modello Caracas” per l’Iran

  1. La sua analisi è davvero interessante, poiché il cosiddetto “Modello Caracas” del 2026 non appare come un miracolo democratico, quanto piuttosto come una manovra di sopravvivenza pragmatica. Sotto la presidenza ad interim di Delcy Rodríguez, il regime ha dimostrato una grande capacità di adattamento attraverso l’allentamento dei legami con Teheran e Hezbollah. Questa mossa ha permesso di ottenere, in cambio, un progressivo alleggerimento delle sanzioni, nuova liquidità e la lenta riapertura dei mercati. A marzo 2026 gli effetti sono già tangibili: si manifestano nel ritorno dei tecnici da Houston e dei capitali da Madrid, oltre che nel riavvio selettivo della produzione petrolifera. Emergono tuttavia paradossi evidenti, con i prezzi immobiliari alle stelle nei quartieri alti mentre le infrastrutture di base restano disastrate. In sintesi, il potere ha barattato la presenza militare straniera con garanzie minime e una stabilità sufficiente ad attirare i big del greggio. L’Unione Europea gioca in questo scenario un ruolo chiave, passando da una linea di scontro a una politica di incentivi condizionati. Tale strategia prevede la revoca graduale delle sanzioni in cambio di passi concreti, di cui la recente legge di amnistia, pur non ancora totale, rappresenta un esempio. Bruxelles tutela così i propri interessi energetici, favorendo investimenti mirati da parte di realtà come Repsol ed Eni e agevolando al contempo il rientro dei capitali della diaspora. Come lei giustamente sottolinea nell’articolo, però, applicare la stessa flessibilità all’Iran sarebbe un errore prospettico. Se a Caracas il chavismo ha potuto “sgretolarsi” in modo controllato per riposizionarsi, a Teheran i Pasdaran non rappresentano una semplice sovrastruttura politica, bensì l’ossatura stessa dello Stato. Qualsiasi “passo di lato” rischierebbe di provocare un collasso sistemico invece di una transizione gestita. Caracas ha dunque modificato alcuni equilibri per evitare l’implosione totale; Teheran non sembra avere margini analoghi senza giungere alla disintegrazione. Il punto di rottura tra i due modelli risiede proprio nella natura della rendita: in Venezuela è una risorsa da spartire per cooptare nuovi attori, in Iran è il collante ideologico e militare di un intero apparato di sicurezza.

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