
E dopo l’Ucraina?
Bottom line up front (BLUF): l’Obiettivo di Vladimir Putin è ricostruire l’Impero Russo, quindi ristabilire il controllo diretto o indiretto sull’Europa Centrale. Superato l’ostacolo ucraino non c’è nulla che gli si può opporre. Il potenziale della NATO può essere eliminato riuscendo a dissuadere gli Stati Uniti da un impegno diretto. Senza di loro l’Europa non ha né le capacità militari, né la volontà politica di opporsi ad un progetto imperialistico.
Dopo le elezioni statunitensi il tema dei colloqui di pace in Ucraina è tornato di grande attualità. Francamente non mi sembra ci siano elementi di novità sul tavolo, certo può infastidire il rumore di fondo che vuole descrivere i vari scenari, interessi, obiettivi di Putin e degli Stati Uniti (perché di quello che vogliono gli ucraini, tutto sommato, sembra importare poco ai più), mischiando le questioni più che spiegandole.
Per questo vorrei qui ribadire qualche punto fermo che mi sembra non sia chiaramente espresso nel nostro dibattito pubblico:
a) Questa guerra non è nell’interesse degli Stati Uniti e non l’hanno voluta loro. Gli Stati Uniti (qualsiasi partito ci sia alla Casa Bianca) hanno interesse a mantenere lo status quo in Europa spendendo meno risorse possibili, per concentrare i loro sforzi nel Pacifico al fine di contenere la Cina.
b) Questa guerra, se limitata all’Ucraina non è nell’interesse della Federazione Russa per le spese umane e materiali sostenute fin ora.
c) L’obiettivo di Putin è più grande dell’Ucraina, esso è l’Europa, siamo noi. Egli vuole ristabilire l’Impero Russo che nel 1914 controllava direttamente buona parte dell’Europa centrale.
Mi vorrei soffermare in particolare sull’ultimo punto perché mi sembra quello meno chiaro: anche consegnando tutta l’Ucraina a Putin la guerra non si fermerà, il suo obiettivo non è proteggersi da un’aggressione occidentale, né liberare i russi in Ucraina, il suo scopo è ricostruire l’Impero Russo. Ma allora tutte le discussioni sull’allargamento della NATO e sulle violazioni che gli ucraini compivano ai danni dei russi che vivevano nel loro territorio? Propaganda.
Per quanto riguarda l’allargamento della NATO e le garanzie di sicurezza alla Federazione Russa rimando all’ottimo testo di Giorgio Cella Storia e Geopolitica della Crisi Ucraina, dove con dovizia di particolari e con documenti storici, si smonta la falsità secondo cui gli Stati Uniti avrebbero promesso alla Russia di non allargare la NATO a est.
Quella promessa non c’è mai stata. Inoltre, faccio notare come sia stata la Russia ad uscire dai trattati di controllo delle capacità militari firmati al termine della Guerra Fredda, nello specifico: – il CFE sospeso nel 2007, sul controllo degli armamenti convenzionali, che limitava la possibilità per tutti i paesi di concentrare grandi quantità di forze nell’area compresa tra l’Atlantico e gli Urali (limitando di fatto il vantaggio russo in questo campo). – l‘INF sospeso nel 2019, dopo l’uscita degli Stati Uniti, che impediva la costruzione di missili balistici a medio raggio con testate nucleari (quello derivato dalla crisi degli euromissili per chi ne ha memoria).
Sebbene gli Stati Uniti siano usciti prima dall’INF, è importante sottolineare che la Federazione Russa ha ridislocato dei missili balistici mobili di tipo Iskander (SS 26) nell’exclave di Kaliningrad già nel 2016, di fatto innalzando la tensione e venendo quindi meno allo spirito del trattato; la denuncia degli USA, che fece seguire la decisione del presidente Trump di uscirne, era proprio quella che gli SS26 potevano lanciare un tipo di missile le cui caratteristiche tecniche violavano il trattato.
Va fatto notare, inoltre, che tutti gli eserciti della NATO hanno diminuito la consistenza e le capacità di condurre una guerra convenzionale dalla fine degli anni 90 in poi. Il budget per la difesa di tutti i paesi dell’Europa continentale è diminuito rispetto ai valori degli anni 90, così come è diminuita la quantità di forze statunitensi dislocate nel continente. Gli Stati Uniti hanno installato un sistema difensivo antimissile balistico in Polonia e Romania a partire dal 2016 (che oggi è sotto il comando della NATO), ma oltre a non costituire una minaccia per la Russia, perché è appunto difensivo e può contrastare i missili balistici non già quelli da crociera che pure la Russia schiera sempre nelle vicinanze dei nostri confini; va fatto notare come le capacità di colpire la Russia siano generalmente diminuite.
Si pensi alle testate nucleari statunitensi in Europa, esse sono state ridotte probabilmente a un centinaio e, nonostante le richieste di paesi come la Polonia, sono rimaste dislocate e operate solo in quei 5 paesi che facevano parte della NATO prima del 1989 (segnatamente Paesi Bassi, Belgio, Germania, Italia e Turchia). Oggi non esistono missili balistici a breve, medio o lungo raggio su qualsiasi tipo di piattaforma (terrestre o aerea) con testate nucleari in Europa, né della NATO, né degli Stati Uniti. Tutte le testate nucleari statunitensi in Europa sono del tipo “a caduta”, cioè un aereo deve trasportarla e volare in prossimità del bersaglio per poterla impiegare, questo garantisce da qualsiasi attacco a sorpresa verso il suolo russo perché gli aerei sarebbero tracciati dai radar. La Russia invece ha capacità di lancio da piattaforme terrestri mobili e da aerei vicino ai confini europei, anche con missili da crociera e balistici ipersonici che non sono intercettabili.
Per quanto riguarda la questione delle minoranze russe faccio notare come nel Donbass non ci sia mai stato un movimento indipendentista, che anzi il partito che ha governato l’Ucraina fino al 2014 si era originato in quella regione e ha espresso il presidente della Nazione. La Crimea invece, prima dell’invasione russa del 2014, aveva una tale forma d’indipendenza che, oltre a possedere un parlamento proprio, aveva anche la possibilità di stipulare alcuni trattati internazionali. Per questo tema rimando al canale youtube di Emiliano Brogi che ha affrontato bene la questione.
Quindi mentre la NATO e gli US diminuivano le loro capacità militari in Europa e quindi la potenziale minaccia verso la Federazione Russa, quest’ultima si riarmava e assumeva una posizione sempre più aggressiva nei confronti dell’Europa. Putin dichiarò questa intenzione con il discorso di Monaco del 2007 che fu poi seguito dai fatti (Georgia 2008, Ucraina 2014, Siria 2015, Ucraina 2022).
Quindi quali sono gli obiettivi di Putin? Come dicevo ristabilire l’Impero Russo come lui stesso afferma in un articolo del 2021 che oggi è testo obbligatorio per ogni soldato russo di qualsiasi ordine e grado. Come potrebbe farlo? Non necessariamente attraverso un’occupazione militare, Putin per molti versi ha ripreso il vecchio concetto di finlandizzazione dell’Europa già in voga alla fine degli anni ’70. In sostanza la Russia non ha bisogno di occupare fisicamente i paesi, ma di mantenere un vantaggio militare così ampio da poterli minacciare (la così detta neutralità con limitazione degli armamenti nucleari) e di avere una leva per intromettersi nelle decisioni di politica interna, limitando sostanzialmente la sovranità di quegli stati.
È un modello che già oggi è applicato in Moldavia, Georgia e Armenia con differenti forme, quindi non ci dovrebbe meravigliare; esso garantisce l’influenza russa con un’occupazione militare limitata dei paesi (nel caso dell’Armenia anche senza di essa) e una forte influenza in alcuni partiti politici. Gli obiettivi della Russia in Ucraina rispecchiano questa impostazione, lo si evince dai punti della proposta di pace fatti dalla Federazione nel 2022. Non c’è bisogno di occupare tutta l’Ucraina se si ha una leva per influenzarne grandemente la futura politica domestica a proprio favore. Per questo inizialmente si ammassarono “solo” 250.000 soldati per l’invasione, bisognava eliminare la leadership e occupare quei terreni chiave, il che avrebbe consentito alla Russia di installare praticamente uno stato fantoccio. La mancata comprensione di questo portò in errore molti analisti militari, sostenendo che Mosca non avesse intenzione di invadere.
In sostanza Putin usa due metodi per soggiogare i suoi vicini, metodi già in voga in Unione Sovietica:
– la minaccia militare vera e propria anche con lo spauracchio dell’impiego dell’arma nucleare.
– Le Active Measure per garantirsi influenza politica all’interno degli Stati obiettivo.
Questi due pilastri sono in sinergia, quindi maggiore è la minaccia militare più forte potrà essere la penetrazione nella politica interna, viceversa se la penetrazione interna è forte meno precauzioni saranno prese da quello Stato per contrastare la minaccia militare del Cremlino. Se allarghiamo lo sguardo e prendiamo per buoni degli obiettivi che Putin stesso ha espresso pubblicamente, possiamo chiederci se lo stesso modello sia applicabile ai paesi membri della NATO. La risposta che viene data in genere è no, ma secondo, me non è corretta. Si reputa l’Alleanza Atlantica militarmente troppo forte per la Russia, si dà per scontato una reazione massiccia unitaria degli alleati in caso di scontro diretto, il che metterebbe al sicuro da ulteriori minacce.
Credo che qui si compia un errore nello stabilire le forze da confrontare. Oggi la NATO ha una superiorità militare rispetto alla Federazione Russa per via della componente statunitense. Questa proporzione dopo gli anni 90 è cresciuta sempre più al punto che oggi gli eserciti dell’Europa continentale non sono più in grado di contrastare l’esercito russo da soli. Eppure, negli anni 80 la difesa degli alleati europei era pensata per resistere all’urto sovietico (che era più del doppio di quello che oggi potrebbe esprimere la Russia), guadagnando tempo in attesa degli aiuti che sarebbero arrivati dall’altra parte dell’Atlantico.
Seppure in condizioni d’inferiorità gli europei avrebbero potuto resistere mesi. Oggi la situazione è molto diversa e i più grandi eserciti continentali non hanno le dimensioni per opporsi alle armate di Putin se non per poche settimane, in alcuni casi giorni. Germania, Paesi Baltici, Italia, Romania, Ungheria, Francia, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi non hanno delle forze terrestri di dimensioni adeguate, oppure avrebbero enormi difficolta nell’ammassarle al momento e al punto giusto o non sarebbero in grado di rigenerarle in breve tempo dopo i primi combattimenti. Eccezione a questo sono paesi come Finlandia, Svezia e Polonia che stanno creando forze terrestri di notevole capacità, ma per via della dimensione della loro popolazione alla lunga non potrebbero sostenere lo scontro, inoltre Finlandia e Svezia difficilmente potrebbero inviare contingenti di una certa entità lontano dai loro confini.
Se la Russia con le sue azioni d’influenza riuscisse ad erodere la coesione della NATO e la volontà statunitense di intervenire con suoi soldati in Europa, attualmente ci sarebbe solo l’esercito polacco tra Berlino e Mosca. Nel 1914 l’Impero russo era contenuto da tre grandi imperi ad occidente: quello Tedesco, quello Austroungarico e quello Ottomano. Questi blocchi fisici non esistono più. Oggi le prime entità statuali in grado di opporsi (senza un impegno diretto statunitense) ai russi sarebbero Francia e Regno Unito, per via della disponibilità di armamento nucleare e per la struttura delle loro forze armate. Questo dal punto di vista delle capacità, dal punto di vista della volontà, cioè l’unità d’intenti politica di difendersi dalla minaccia, la questione è ancora peggiore.
Le attività d’influenza russe in Germania, Francia, Italia, Ungheria, Romania, Repubblica Slovacca e Stati Uniti non sono un mistero e hanno già creato più di qualche problema nel trovare accordi sulle sanzioni o sull’accettazione dei nuovi membri della NATO ad esempio. Con la vita politica di una democrazia parzialmente influenzabile da Mosca la risposta alla minaccia diventa molto meno efficace. Non mi aspetto di vedere carri armati russi sfilare per le vie di Berlino nei prossimi 5 anni, ma non serve quello per dire che siamo oggetto delle mire espansionistiche di un Impero che tenterà di estendere la sua influenza fino a noi (Italia compresa) comprimendo le nostre libertà e il nostro benessere. La guerra già c’è non sarà come quella che oggi è combattuta in Ucraina e possiamo essere certi che l’obiettivo siamo noi. Ci interessa resistere?
InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908


Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
