“Suprematista bianco, razzista, colonialista“, si è sentito urlare il professor Tomaso Montanari da alcuni attivisti pro-Palestina.
Ora, il mio liceo era un ricettacolo di clerico-fascisti. Professori e studenti. Il mio dipartimento all’università viceversa era un Soviet fuori tempo massimo. Professori e studenti. Nel primo caso venivo considerato un pericoloso bolscevico. Nel secondo, un sinistro agente della controrivoluzione. In entrambi i casi, quello che mi colpiva era la fortissima attitudine al conformismo. Era complicatissimo sottrarsi alle collettive parole d’ordine del momento e financo al dress code. Tanto è vero che, usciti da quei templi del conformismo, molte persone a me note hanno preso indirizzi di vita completamente diversi.
Osservo che la situazione non è cambiata. E’ l’ossequio al conformismo ideologico ad ingabbiare molte persone, rendendole sempre prevedibili come dei robottini programmati per ripetere una canonica solfa. E prima o poi, anche la vestale più virtuosa cade nel tritacarne della censura ideologica. Come si dice, “C’è sempre un più puro che ti epura”.
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