1 pensato su “E poi a metà degli anni Cinquanta esplose la Pop Art

  1. (Daniela Martino)
    L’arte è, per sua natura, il regno dell’illusione e del camuffamento, una “bugia” che ha la funzione di rielaborare la realtà, non di rappresentarla fedelmente. Essa risiede nell’inconscio ed è una proiezione mentale che accettiamo, rendendo di fatto anche la realtà stessa un “grande inganno” ciclico e ripetitivo.
    Ad esempio l’opera di Adolfo Bioy Casares, “L’invenzione di Morel”, svela questo meccanismo. L’invenzione di Morel, un dispositivo che crea immagini olografiche eterne, “il loop”, è la metafora perfetta dell’Arte: una simulazione che offre l’immortalità meccanica e soppianta la vita vera. Il protagonista, che si innamora di un’immagine (Faustine), preferisce l’illusione incantevole e perenne alla realtà fugace.
    In definitiva, sebbene l’arte sia una “finzione”, essa è l’unica salvezza. L’illusione estetica che essa offre funge da rifugio e da ponte tra il nostro bisogno di significato e la verità desolante dell’esistenza.

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