
Da alcuni giorni il nostro ministro degli Esteri, l’unico del G7 che – con perfetta tempistica – ha aperto un’ambasciata a Damasco poco prima della fuga di Assad, esibisce un culto mariano da fare invidia a Matteo Salvini. Sui social network il suo è un tripudio di devozione per tutte le immagini della madre di Gesù presenti nell’iconografia cattolica. È solo un’operazione di “captatio benevolentiae” dei fedeli per meschini fini elettoralistici? Ho molto rispetto per il genuino sentimento religioso di Antonio Tajani, e quindi tendo a escluderlo.
Mi interessa piuttosto riflettere se esiste ancora un posto, nella galleria dei ritratti nazionali, per quello che è stato un personaggio tipico della commedia all’italiana. Questo personaggio è il baciapile. Baciapile è sinonimo di bigotto, ma i due termini hanno origini e sfumature semantiche diverse. “Bigot” è il nomignolo che i franchi dettero ai normanni perché avevano l’abitudine di invocare Dio (“bi God”). Baciapile, invece, rimanda all’epoca in cui l’acquasantiera si chiamava “pila dell’acqua santa”.
Il bigotto di solito è duro, severo, inflessibile con sé e con gli altri. Bigotti sono talora i quaccheri, i chasidim, i calvinisti, i pastori luterani nei film di Dreyer e Bergman. Baciapile sono invece le persone che ostentano una devozione untuosa, appariscente, formale. Mentre il bigotto parla col Signore, il baciapile parla con i preti. Il primo odia i peccatori e vuole la loro redenzione, il secondo li denuncia per esaltare le proprie virtù.
Il baciapile esiste dappertutto, ma è peculiare del cattolicesimo italiano. Tuttavia, i maggiori leader della Democrazia cristiana non erano baciapile. Non lo erano De Gasperi, Scelba, Pella, Gronchi, Fanfani, Moro. Andreotti ne aveva alcuni tratti (“mentre De Gasperi parlava con Dio, io parlavo con il parroco”), ma sempre mitigati da un forte scetticismo e da un vivo senso dell’humor. Rosy Bindy e i giovani di Comunione e Liberazione possono essere fondamentalisti, forse bigotti, ma non sono baciapile. Un vero baciapile non proclama infatti la propria castità, e spesso non è neppure casto.
Ma la pianta del baciapile ha radici lunghe e robuste. Il personaggio è ormai raro nel mondo ecclesiastico e nei circoli religiosi, ma sopravvive nel nostro carattere nazionale. È la versione laica di un nuovo bigotto che negli Stati Uniti si definisce ormai da molto tempo con l’espressione “politically correct”. È un fenomeno che appartiene al filone puritano e intollerante della storia culturale americana. Il guaio è che i suoi piccoli torquemada hanno invaso anche l’altra sponda dell’Atlantico, facendo proseliti nelle università come nell’arte, nella politica come nei media.
Sono baciapile gli intervistatori che fanno solo domande rispettose e riverenti. Sono baciapile gli artisti che scolpiscono una statua di donna con l’organo riproduttivo maschile. Sono baciapile i ministri che negano l’uso delle armi per “offendere” la Russia (cioè, per non offendere più di tanto Putin). Sono baciapilesche le magliette “Free Palestine” che si vedono nelle manifestazioni. Queste sì meritano un avviso di garanzia al fabbricante.
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