4 Giugno 1989, in questo giorno 35 anni fa la speranza della Democrazia in Cina è morta sotto i cingoli dei carri armati dell’Esercito popolare di Liberazione. Un esercito fatto di persone del popolo, creato per dare voce al popolo, che uccide il popolo che avrebbe dovuto difendere.
Il Massacro di Piazza Tiananmen fu l’ultimo atto di un lungo processo che era inziato a aprile, quando gli studenti si riunirono in piazza per commemorare la morte improvvisa per infarto del riformatore Hu Yaobang, destituito in precedenza da Deng Xiaoping.
Gli studenti si erano riuniti pacificamente in piazza e chiedevano un dialogo al governo, proponevano un passaggio alla democrazia e aspiravano alle elezioni. Tutte cose che nel lontano 89 sembravano ancora possibili.
Zhao Ziyang prese posto di Hu Yaobang e quando i ragazzi si riunirono in piazza pensò che sarebbe stato un atto simbolico. Quando si assentò per una visita di Stato l’ala interna del Partito capeggiata da Li Peng travisò le richieste di riforme politiche degli studenti e le sottopose a Deng esagerandone la portata. Lui reagì rifiutando l’incontro chiesto dai leader studenteschi i quali iniziarono uno sciopero della fame. L’intero paese si mobilitò e i distretti consentirono agli studenti di viaggiare gratis per Pechino, come era stato durante la Rivoluzione Culturale.
Il PCC nella persona di Deng Xiaoping respinse tutte le richieste prima tra tutte quella di ascoltare i ragazzi riuniti che volevano presentare le loro richieste, come da sempre si è fatto in Cina, le petizoni all’Imperatore risalgono alla Dinastia Tang.
Il 17 maggio Deng e Li Peng dichiararono la Legge marziale, costringendo Zhao che si era rifiutato alle dimissioni e sostituendolo con Jiang Zemin. Intanto Zhao cercò di avvisare gli studenti presentandosi in piazza, cosa che gli costò gli arresti domiciliari a vita.
I ragazzi votarono e decisero di restare, quello che fecero i carri armati è cosa nota.
In occasione della visita di Gorba?ëv gli studenti divennero il principale argomento della stampa estera, cosa che irritò Deng e creò i presupposti per la repressione.
All’inizio l’esercito incontrò una forte resistenza da parte della popolazione e si astenne dal reagire con la forza. La situazione restò paralizzata per giorni, mentre l’Esercito confluiva a Pechino le persone si avviarono in piazza per sostenere gli studenti. Il generale Xu Qinxian che aveva rifiutato l’ordine verbale del generale Li Laizhu di inviare la 38 unità nella piazza insistendo per un ordine scritto venne immediatamente deposto e in seguito incarcerato per 5 anni ed espulso dal Partito.
I soldati iniziarono a sparare a partire dalle 21 del 3 giugno. Verso le 4 del mattino del 4 giugno i carri armati penetrarono all’interno della piazza annientando veicoli e schiacciando persone, alle 5:40 del mattino la piazza era stata sgombrata.
In seguito alcuni giornalisti stranieri riportarono che c’erano state poche vittime durante il processo di liberazione della piazza affermando che molte delle uccisioni avvennero nelle strade laterali. La maggior parte delle fonti dice che circa 3000 persone sono state uccise. Il mattino i manifestanti sopravvissuti, i parenti dei feriti e dei morti, i lavoratori e gli abitanti infuriati tentarono di entrare nella piazza bloccata dai militari, molti vennero fucilati, successivamente gli studenti riparati in ospedale furono arrestati.
Le proteste continuarono per circa 10 giorni nelle principali città della Cina, non si hanno notizie certe dei ragazzi arrestati e di quelli che riuscirono a fuggire. Molti si sono trasferiti in Europa e in US e hanno scritto la loro storia.
Le agenzie di stampa erano in Cina per l’arrivo della delegazione russa e la storica visita del leader Gorba?ëv, quindi abbiamo foto e racconti di quello che realmente accadde.
(non cercate su Wikipedia, leggete la storia raccontata da chi c’era su Human Rights In China https://truth30.hrichina.org/a_time_for_truth.html e se volete prendete un buon libro di storia in biblioteca)
Molti ne hanno scritto, quelli che dalla piazza sono riusciti a scappare sono andati via dal paese per sfuggire alle persecuzioni successive.
Questa è una delle Elegie del 4 giugno che costò il carcere a vita al Premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, si tratta di una specie di Antologia di Spoon River in cui in ogni poesia viene data voce a una vittima o a chi la piange.

questo invece è un brano da Il Libro di Un Uomo solo di Gao Xingjian (Nobel per la Letteratura in esilio a Parigi)
“Venite
davanti a noi ci sono i giorni felici
la folla era in preda a una febbre
era completamente impazzita
e lui non poteva starne fuori
hanno aperto il fuoco
chi?
davanti, no?
stupidaggini
davanti a noi ci sono i giorni felici
come possono sparare?
proiettili di plastica?
fuochi artificiali?
traccianti?
del sangue?
morti!
per i giorni felici, all’attacco!
per i giorni felici, distruggiamo il nemico!
per i giorni felici
sacrifichiamo le nostre vite
gloriosamente!
eccoci, i martiri dei giorni felici! Urrà!“
Un’intera generazione è stata falciata perchè ha creduto possibile quello che noi diamo per scontato.
Non dimentichiamoli.
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