Ci hanno riprovato e ci riproveranno. Hanno riprovato a troncare la cooperazione con le università israeliane anche all’Università La Sapienza di Roma. I soliti collettivi studenteschi Propal hanno tentato di replicare il vergognoso precedente dell’Ateneo di Torino, il cui Senato accademico con voto a maggioranza, aveva bloccato l’adesione bando Maeci per la cooperazione tra istituzioni italiane e israeliane in materia di ricerca scientifica. Il metodo tentato a Roma è lo stesso di Torino: l’irruzione e l’interruzione della seduta del Senato accademico al fine di “indurlo” a votare una delibera che bloccasse la partecipazione al bando Maeci 2024 Italia-Israele, nonché tutti gli accordi con le istituzioni israeliane “complici del genocidio in corso”. Alla Sapienza di Roma si è andati anche oltre: sono state chieste le dimissioni della rettrice Antonella Polimeni dal comitato tecnico-scientifico di Med-Or., in quanto colpevole di aver rifiutato il confronto. “Dalla rettrice – è stato spiegato – non abbiamo mai avuto risposta alle nostre richieste di confronto. L’occupazione è la conseguenza di questo atteggiamento, vogliamo farci ascoltare e non ci fermeremo finché non ci riusciremo. La rettrice deve capire che ignorarci non è la soluzione”. E già perché per costoro l’unica soluzione “democratica” consisterebbe nella supina accettazione da parte del senato accademico di una delibera diktat appositamente redatta per costringere le università italiane a troncare i rapporti con il mondo accademico israeliano. Per inciso, questi collettivi studenteschi, immaginiamo in ossequio ad una qualche “purezza rivoluzionaria”, si guardano bene dal presentare le loro liste quando si tratta di votare le rappresentanze studentesche in seno al Senato Accademico. Ma si sa che le regole del “confronto democratico” sono solo loro a dettarle. E questa circostanza spiega le parole della rettrice Antonella Polimeni affidate ad un comunicato: “Sapienza riconosce quali strumenti di comunicazione e di decisione quelli definiti dalle leggi e dai regolamenti, informati dalle norme di convivenza civile che guidano il Paese. Lo Statuto di Sapienza dota l’Ateneo di organi decisionali composti dai rappresentanti eletti delle diverse componenti della Comunità accademica, che portano negli Organi la voce e le opinioni dei soggetti rappresentati. In riferimento alle richieste avanzate da alcune studentesse e alcuni studenti che hanno occupato nelle ultime ore alcuni ambienti del Rettorato, nel ribadire la più ferma condanna di ogni forma di violenza e di azione illegale e antidemocratica, l’Ateneo è disponibile, come sempre è stato, a portare in discussione eventuali istanze della Comunità studentesca, purché queste giungano in modo condiviso attraverso la propria rappresentanza negli Organi e non ledano i principi democratici e i diritti e le libertà altrui”. Parole di buonsenso che sappiamo già cadranno nel vuoto di un settarismo che intende imporre il proprio punto di vista con azioni intimidatorie che nulla hanno a che vedere con il confronto democratico.
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Indignata è dir poco.
Queste teste calde, esaltate da idee sconnesse e fomentate da propaganda antioccidentale, non si rendono nemmeno conto che è nell’interesse scientifico dell’università e della ricerca in generale poter collaborare con gli atenei israeliani che mettono a disposizione le menti migliori.
È probabile che non si sentano all’altezza del confronto e, certamente, non lo sono.
Condivido ogni singola parola Maria Nadia