C’era una volta una piccola rivista, che aveva l’ambizione di parlare di grandi temi. Si chiamava L’Uomo Libero (UL) ed aveva sede legale a Milano; veniva stampata ad Angera (Va) e nella vicina Cittiglio disponeva di una specie di ufficio-magazzino, dove dietro presentazione, si potevano acquistarne i numeri arretrati ed eventualmente intrattenersi col direttore Piero Sella.
Fondata nel 1981 dall’esule istriano Mario Consoli, la rivista aveva impianto ultraidentitario, antiliberista, antioccidentale, antiglobalista ed antimperialista, posizionandosi in quella nicchia politica del neofascismo di matrice socialista-nazionale ed evoliano, che in altre parti d’Italia era rappresentato da Terza Posizione.

A differenza di quest’ultima, che ben presto trascese in banda armata (1979), il gruppo Uomo Libero rimase essenzialmente un pensatoio, frequentato da noti professionisti dell’area lombarda ed animato da penne molto radicali che attingevano al pantheon degli Strasser, dei Thiriart, dei Nietzsche, degli Jünger, dei Röhm, dei Codreanu: pantheon parimenti frequentato dagli adepti della rivista Orion di Maurizio Murelli edita dalle Edizioni Barbarossa, che ritroveremo più avanti.

Una delle penne di punta di UL era l’ex repubblichino Sergio Gozzoli, ispiratore e mentore del movimento skinheads italiano, mentre collegato ideologicamente (e fattualmente) c’era il ben noto Franco Freda, nazimaoista evoliano del gruppo ordinovista di Clemente Graziani.
UL si costruì dunque la propria nicchia, salvo entrare in crisi verso la fine dei ’90 quando l’allegra brigata, nel contesto della crisi generale delle ideologie si ritrovò di fronte all’amletico dilemma leninista del “che fare”.
Fu così che dalla diaspora di varie riviste, gruppetti e movimenti nacque l’Associazione Rinascita Nazionale ARN in cui, oltre a quella di UL, confluì l’esperienza di Murelli con Orion.
Presidente dell’associazione ANR (che era una confederazione di sigle e riviste) divenne Piero Sella di UL, mentre Ugo Gaudenzi, vecchio arnese del gruppo nazimaoista sessantottino Lotta di Popolo fu scelto come direttore del foglio Rinascita Nazionale RN, che prese forma di quotidiano di ultranicchia ed organo ufficiale del movimento.
Altresì quale coordinatore RN per il Norditalia ritroviamo Piero Sella reduce da UL ed avviato lungo la china antisemita.

Il quotidiano RN assunse ovviamente posizioni radicali, antiliberiste, antioccidentali, antiUSA, proPal, proIran, proAssad, proChavez, proKim, no-global… riuscendo ad intrufolarsi anche nel csd Campo Antimperialista di Assisi, ma finendo poi per entrare rapidamente in crisi
per l’eccessiva eterogeneità delle sue componenti.
Un breve inciso a sinistra.
Circa nello stesso periodo in cui il quotidiano Rinascita Nazionale uscì nelle edicole, il Pdci di Cossutta volle riesumare la defunta testata Rinascita che era stata del PCI di Togliatti, così?da farne organo ufficiale del nuovo micropartito.
Esistendo però già RN, Cossutta dovette rassegnarsi a chiamarla La Rinascita della Sinistra, che assunse forma di pubblicazione settimanale.
La cosa emblematica è che, con le dovute approssimazioni, le due testate finirono per essere lo specchio rovesciato l’una dell’altra, tanto che molti articoli, in particolare di politica estera, avrebbero potuto trovare spazio indifferentemente su ambedue: quasi gemelle separate alla nascita, che riunite rappresentavano di fatto le due facce di Giano del rossobrunismo italiano.

Ritornando a destra, fu in questa fase, nelle convulsioni di ARN, che esplose l’attrazione verso la Russia di Putin e dei suoi teoreti, tra cui compare la figura di Alexandr Dugin.
Avanguardista di questa nuova tendenza fu Murelli, coadiuvato dalla moglie Alessandra Colla cultrice della poetessa Ipazia e direttrice di OrionLibri, ambedue adepti del paganesimo pre-cristiano.
Murelli, Orion e Edizioni Barbarossa diventarono quindi il centro di una nuova costellazione, frequentata ed animata da nuovi e vecchi arnesi del radicalismo irriducibile: Franco Freda, Gabriele Adinolfi di Terza Posizione, Rainaldo Graziani, figlio di Clemente fondatore di Ordine Nuovo.


Ideologo di punta della rediviva Orion è Claudio Mutti convertito all’Islam, cultore di Khomeini, animatore delle Edizioni All’Insegna del Veltro, seguace di Thiriart e teorico del rossobrunismo ad imitazione di quello russo con il quale stabilisce contatti: in particolare con il fronte nazibol di Dugin e Limonov.
Sulla stessa linea si muove Alessandra Colla che con lo stesso Mutti dirige la rivista Eurasia, regolarmente frequentata da Dugin.
Questo conglomerato diventa quindi promotore, nel maggio 2000, di un incontro-convegno in un agriturismo del Varesotto, la Corte dei Brut di Gavirate, a pochi (casuali) km da Cittiglio e Angera dove batteva il cuore nero dell’Uomo Libero.
Al convegno prendono parte una trentina di sigle di impianto fascioleghista ed è in questa fase che verranno gettati i lineamenti teorici di quella che, tre anni più tardi, prenderà il nome di Casapound.
L’agriturismo è gestito dalla Coop Arnia, tra i cui soci vi sono Rainaldo Graziani con la moglie Ines Pedretti, la cui famiglia è profondamente radicata sul territorio Varesotto, con vicissitudini legate alla guerra partigiana 43-45.
Il locale è destinato a diventare una sorta di punto di incontro di tutta quell’area che, rifacendosi al nazimaoismo sessantottino ed alle esperienze successive della galassia rossobruna italiana si ritroverà, a partire dagli anni 2000 affascinata dal nazibolscevismo di Dugin in Russia.
Nel giugno 2018 La Corte dei Brut invita quindi Dugin ad un incontro conviviale, presenti tra gli altri, Graziani, Murelli, Colla ed il leghista russofilo Gianluca Savoini che avrà poi un ruolo fondamentale nello sviluppo dei rapporti Lega-Russia Unita.
Al termine della cena, verrà consegnata a Dugin la Juleleuchter il candeliere solstiziale dell’antica ritualità pagana, a suo tempo adottato dalle SS per le celebrazioni del solstizio.

Il locale appare poi decorato con altri simboli pagani: la runa della vita, Lebensrune, che i nazisti usarono come simbolo del Progetto Lebensborn e lo Yggdrasil, l’albero del cosmo norreno, rielaborato nelle antiche saghe tedesche come Irminsul, anch’esso adottato da Himmler come simbolo dell’Ahnenerbe.
Spicca poi, sulle pareti, la riproduzione del cavaliere di Georg Sluyterman von Langeweyde, incisore tedesco dei primi ‘900, sul cui scudo (originariamente una svastica) compare un’ascia bipenne, a suo tempo scelta da Clemente Graziani come simbolo di Ordine Nuovo.

Il dono, come i decori alle pareti non sono casuali, ma sono anzi il terreno di caccia di Dugin, nel cui sincretismo si mescolano neopaganesimo, nazibolscevismo identitarismo, tradizionalismo originario cristiano e millenarismo apocalittico: il tutto a formare un polo biopolitico di cui la Russia deve inevitabilmente assumersi il ruolo di elemento-guida in contrapposizione all’Occidente decadente e corrotto: compresa, in tempi recenti, l’appoggio all’invasione dell’Ucraina.
Di questo polo la Corte dei Brut è uno dei terminali italiani, che tuttora organizza eventi ed officia cerimonie-ricordo in memoria di Darya Dugina, teorica come il padre, della sottomissione violenta degli ucraini.
Alessandra Colla, ad esempio, ne scrive il necrologio post-mortem, mentre in occasione dell’anniversario della morte, nel locale se ne tenne la commemorazione, con relatori la stessa Colla ed il docente-filosofo evoliano Luca Siniscalco.

È un cerchio che si chiude.
Stiamo d’altra parte stiamo parlando di superstiti di Ordine Nuovo e Terza Posizione, che ritengono di aver trovato in Dugin e nel suo sincretismo ideologico, nonché nella Russia di Putin e nella sua contrapposizione geopolitica all’Occidente, alle democrazie ed al liberismo, molte delle teorizzazioni elaborate da Orion negli anni 80-90.
Nonché in fondo, la realizzazione delle loro stesse esistenze.
Nota: articolo pubblicato originariamente su Twitter (X) il 19/8/23



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