Due sessioni in Cina si è concluso dopo una settimana di conferenze ed eventi a Pechino.
Dopo la conclusione della Conferenza consultiva politica del popolo cinese (CPPCC) il massimo organo consultivo politico, avvenuta domenica, il Congresso nazionale del popolo (NPC) ha chiuso i lavori lunedì dopo aver approvato sette punti.
Ciò includeva una modifica della legge che definisce la natura e i compiti del Consiglio di Stato, il governo centrale cinese. Tutta la legislazione è passata senza obiezioni sostanziali.
Ma un vuoto evidente incombe sull’agenda finale di lunedì.
L’Assemblea nazionale del popolo si conclude solitamente con la conferenza stampa del premier. Ma quest’anno, come abbiamo già detto qui, e per il resto del mandato, la conferenza è stata misteriosamente annullata.
I funzionari governativi hanno affermato che era superflua dato che c’erano altre opportunità per i giornalisti di porre domande. Ma molti osservatori lo hanno visto come un altro segno di consolidamento e controllo, in quello che è diventato un tema ricorrente nel Congresso, anche se gli alti funzionari continuano a parlare di “apertura”.
L’annullamento della conferenza stampa sminuisce di fatto anche il profilo del premier Li Qiang. In passato, nonostante si trattasse più di una relazione finale che di una vera a propria conferenza stampa, l’evento è sempre stato una rara occasione per i giornalisti stranieri di porre domande e dava al premier (la seconda carica del paese in ordine d’importanza) un po’ di visibilità personale.
Negli anni passati, la conferenza stampa ha anche regalato alcuni momenti inaspettati. Nel 2020 l’allora premier Li Keqiang rivelò dati che hanno alimentato a lungo il dibattito sull’affermazione del governo di aver sradicato la povertà.
“L’abbassamento dei riflettori sul premier, insieme a un congresso più breve, sono tutti segnali di un cambiamento strutturale in atto all’interno del Partito Comunista Cinese dove il presidente Xi Jinping sta accumulando sempre più potere a scapito di altre figure istituzionali” ha osservato Alfred Wu, professore associato presso l’Università Nazionale di Singapore e specialista di governance cinese.
Per combattere la diminuzione della fiducia degli investitori stranieri e una difficoltà generale dell’economia cinese, il PCC si sforza di dimostrare che non c’è contraddizione tra uno sviluppo di alta qualità che attragga gli investitori esteri e maggiori esigenze di sicurezza interne.
E’ un punto sottolineato più volte sia dal Premier Li Qiang che dal Ministro degli Esteri Wang Yi, il quale si è rivolto alla stampa estera con parole rassicuranti, non riuscendo però a convincere fino in fondo i mercati. “La Cina resta un forte motore di crescita”, ha detto Wang Yi, insistendo sul fatto che la Cina è ancora un luogo attraente in cui investire e fare affari.
Il piano economico di quest’anno, presentato da Li all’inizio della sessione, prevedeva progetti per aprire più aree agli investimenti esteri e ridurre le restrizioni di accesso al mercato in settori come quello manifatturiero e dei servizi.
Queste mosse arrivano dopo che gli investitori stranieri sono stati spaventati dalle recenti leggi anti-spionaggio e sulla protezione dei dati, nonché da diverse improvvise detenzioni di uomini d’affari cinesi e stranieri. Gli investimenti diretti esteri in Cina sono recentemente scesi al livello più basso degli ultimi 30 anni.
La mancanza di trasparenza è la preoccupazione più grande per gli investitori al momento, anche in vista dell’improvvisa accelerazione in corso per approvare Articolo23 a Hong Kong, un’estensione della Legge sulla Sicurezza nazionale che di fatto blinda ogni comunicazione verso le filiali estere di aziende con sede in città.
Ci si chiede come la Cina possa ottenere una fiorente economia aperta aumentando al contempo il controllo con norme restrittive e fumose. Li Qiang martedì ha promesso ulteriori misure per disinnescare i rischi finanziari e migliorare la supervisione e si è impegnato a reprimere le attività finanziarie illegali. Sebbene questi problemi esistano da diversi anni il livello del debito e le dimensioni della bolla immobiliare sono diventati abbastanza grandi da costringere a dare adesso una risposta convincente.
Wang Yi nega con forza che il problema sia così esteso: “Diffondere opinioni pessimistiche sulla Cina finirà per danneggiare tutti. Giudicare male la Cina si tradurrà in opportunità mancate” ha affermato, concentrandosi sulle prospettive della Cina.
Allo stato attuale, se ci si ferma alle dichiarazioni pubbliche, si può anche pensare che il Governo cinese si stia occupando di disinnescare il pericolo di un crollo verticale dell’economia, ma leggendo bene i fatti è più che mai evidente che il controllo è in cima all’agenda del PCC e questo non può neanche lontanamente scongiurare la fuga degli investimenti già in corso da tempo.
La cecità verso le conseguenze delle proprie azioni sta minando alla base ogni tentativo del Governo e del Partito di recuperare anche solo una sospensione del giudizio delle aziende estere nei confronti della Cina. Non si vedono segnali rassicuranti all’orizzonte e Xi non sembra preoccuparsene minimamente.
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