

Nella serata di ieri Volodymyr Zelensky ha fatto quello che gli riesce meglio: mettere l’Occidente davanti allo specchio. Dopo l’incursione di droni russi nello spazio aereo polacco, il presidente ucraino ha parlato di “mancanza di azione”. Non di solidarietà, non di dichiarazioni — quelle non sono mai mancate — ma di risposte concrete.
Per Zelensky il punto è semplice: Mosca non sta solo colpendo l’Ucraina, sta testando i confini della NATO. I droni abbattuti su Polonia non sono un incidente di percorso, ma un messaggio calcolato. Putin vuole sapere fino a dove può spingersi senza scatenare l’articolo 5 dell’Alleanza. E, fino ad ora, la risposta occidentale è stata un misto di condanne verbali, riunioni d’urgenza e un riflesso muscolare – comunque tempestivo ed efficace e va detto – affidato all’aviazione polacca.
Zelensky vorrebbe un passo in più: un vero scudo aereo comune europeo, capace di proteggere non solo l’Ucraina ma l’intero continente. Perché se i cieli polacchi possono essere violati, allora nessuno spazio aereo europeo è al sicuro.
Ma qui si tocca il nervo scoperto che non a caso è sempre stato uno dei cavalli di battaglia della propaganda russa e dei suoi megafoni occidentali che abbiamo imparato a conoscere così bene: il timore di un’escalation. L’idea che reagire duramente a Mosca significhi innescare un conflitto globale tiene molti governi inchiodati alla prudenza.
Non è solo paranoia: il rischio esiste, ed è reale e potrebbe accelerare uno scontro diretto tra NATO e Russia, con conseguenze incalcolabili. Il profilo umano di Vladimir Putin, il suo movente ideologico, la totale mancanza di scrupoli non sono molto rassicuranti in questo senso,
Il dilemma, però, resta inaggirabile. Perché anche l’immobilismo ha un costo. Ogni nuova esitazione rafforza la convinzione del Cremlino sulla debolezza occidentale, acuita dalla spaccatura che il presidente americano Donald Trump ha creato tra gli Stati Uniti e l’Europa.
È un gioco estremamente pericoloso: più l’Occidente frena per paura della guerra, più alimenta la percezione russa che la guerra si possa vincere proprio grazie a quella paura.
Ecco allora la questione che Zelensky sbatte sul tavolo: l’Europa e la NATO devono decidere se vogliono essere arbitri o spettatori di una partita che si gioca già sopra le loro teste. Continuare con le dichiarazioni indignate e con l’inasprimento delle sanzioni può servire a guadagnare tempo. Ma alla lunga rischia di farci scoprire che il tempo, e lo spazio aereo, non sono più sotto il nostro controllo.
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