In Cina il lavoro dei giornalisti stranieri sta diventando uno sport estremo, da quando la polizia e il governo usano droni e social per monitorarne i movimenti. Oltre l’80% dei giornalisti che hanno risposto al sondaggio del Foreign Correspondents’ Club of China hanno affermato di aver subito interferenze,molestie o violenza mentre cercavano di svolgere il proprio lavoro in Cina. Le autorità cinesi utilizzano i droni per monitorare e seguire i giornalisti stranieri mentre riferiscono dal Paese, oltre ad arrestarli, molestarli e minacciarli di non rinnovare i loro permessi di lavoro se riferiscono su argomenti ritenuti sensibili dal governo. Di recente la situazione si è inasprita anche a Hong Kong dove Reporter Senza Frontiere ha denunciato che mercoledì un rappresentante della stampa si è visto negato l’ingresso, dopo 6 ore di detenzione e perquisizioni all’aeroporto. Aleksandra Bielakowska, funzionaria dell’advocacy di Taipei era andata a Hong Kong per seguire il processo in corso che vede come imputato Jimmy Lai.
(ne parliamo qui e qui) “Questa azione delle autorità di Hong Kong, senza precedenti per RSF, segna un nuovo declino nel già scarso clima di libertà di stampa nel territorio”, ha affermato in una dichiarazione l’associazione. In risposta all’HKFP un portavoce del Dipartimento per l’Immigrazione (ImmD) ha affermato che “non commenta i singoli casi. ImmD agisce in conformità con le leggi e le politiche nella gestione di ogni caso di immigrazione”.
Dopo l’arresto di Jimmy Lai, la chiusura di Apple daily, Stand News e Citizen news, Hong Kong ha visto declassata la propria posizione negli indici internazionali della libertà di stampa e dall’entrata in vigore della Legge sulla Sicurezza Nazionale e l’approvazione di Articolo 23 la situazione è rapidamente precipitata. (ne parliamo qui )


Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
