
Le attiviste italiane della rete Noi Rete Donne, rappresentate da Cecilia Brighi, hanno espresso un chiaro sostegno alle donne del nord e dell’est della Siria, ribadendo l’importanza di ascoltare le loro richieste e di garantire una rappresentanza equa nei processi decisionali. Questo supporto si inserisce in un contesto di resistenza delle donne siriane contro decenni di oppressione, sia sotto il regime Baath che contro l’ISIS e le occupazioni militari turche.

Le donne siriane, organizzate attraverso il Syrian Women’s Council, hanno sottolineato il prezzo altissimo pagato per ottenere conquiste fondamentali in politica, economia, autodifesa e giustizia. Hanno ribadito la necessità di riconoscere la “volontà delle donne” e di assicurare la loro partecipazione equa nella creazione di un nuovo ordine democratico in Siria. Tuttavia, continuano a essere vittime di crimini efferati come rapimenti, omicidi e privazioni dei diritti fondamentali, specialmente nelle aree controllate da gruppi armati sostenuti dalla Turchia.
Cecilia Brighi ha evidenziato l’importanza di adottare misure concrete, come l’istituzione di comitati per la verità e la giustizia, per indagare sui crimini di guerra, e di garantire il ritorno sicuro dei rifugiati siriani. Ha inoltre sottolineato la necessità di applicare la Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che promuove la partecipazione delle donne nei processi di pace e la prevenzione della violenza di genere durante i conflitti.
Il messaggio finale delle donne siriane è chiaro: il futuro democratico della Siria non può prescindere dal rispetto e dalla piena inclusione dei diritti e delle richieste delle donne. Questo richiede il riconoscimento internazionale delle loro conquiste e l’adozione di politiche che garantiscano pari rappresentanza e autodeterminazione per tutte le donne e i gruppi etnici e religiosi del Paese.
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