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Quinta puntata del piccolo affresco di Michele Magno su alcuni tratti tipici degli italiani.
Piano di uscite
- Capitolo I: Nicomedismo
- Capitolo II: Trasformismo
- Capitolo III: Familismo
- Capitolo IV: Fregolismo
- Capitolo V: Gattopardismo
- Capitolo VI: Camaleontismo
Toccò a un conservatore come Giuseppe Tomasi di Lampedusa rimettere il dito sulla piaga nel 1958, quando fu pubblicato “Il Gattopardo”. Nel romanzo viene messa in bocca a Tancredi, il nipote del principe di Salina, la massima degna di un penetrante e misconosciuto trattato di politologia: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. La proposizione, che si rivela attentissima alla realtà effettuale del 1860, nella Sicilia conquistata dai Mille, è sembrata così efficace -insieme riassuntiva e anticipatrice di tanti discussi momenti della storia nazionale- da stabilire la fortuna della parola gattopardo e del derivato gattopardismo, ossia dell’arte della simulazione e della dissimulazione. Si può aggiungere che, se il principe di Machiavelli, piegandosi alle risorse di un pessimismo radicale, si proponeva fini nobili e di interesse collettivo, il gattopardo finge di accettare innovazioni più apparenti che reali per non compromettere i privilegi acquisiti, per perseguire cioè il proprio tornaconto personale.
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