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Terza puntata del piccolo affresco di Michele Magno su alcuni tratti tipici degli italiani che esce ogni giovedì.
Piano di uscite
- Capitolo I: Nicomedismo
- Capitolo II: Trasformismo
- Capitolo III: Familismo
- Capitolo IV: Fregolismo
- Capitolo V: Gattopardismo
- Capitolo VI: Camaleontismo
Nel 1883 viene pubblicato un libro di Carlo Collodi, “Le avventure di Pinocchio”, che, pur senza sottrarre al mito e alla fiaba i loro diritti, consente di scoprire come il suo protagonista sia una piccola enciclopedia dei caratteri e dei vizi nazionali. Noi italiani, si dice, in un modo o nell’altro ci salviamo sempre. E, come ha scritto Antonio Faeti, Pinocchio “transita anche lui da una Caporetto domestica a un’Adua burattinesca a un Otto Settembre esistenziale” (“L’identità degli italiani”, Laterza, 1998). Si brucia i piedi, ma gli vengono rifatti, tradisce le affettuose aspettative del suo creatore ma cade in un imbroglio perché spera di farlo ricco. Noi italiani, si dice, siamo molto attaccati alla famiglia. E infatti si chiamano “famiglie” le centrali mafiose e i clan camorristici. Pinocchio, allora, ci propone una riflessione inquietante sulla famiglia: un babbo falegname e derelitto come il San Giuseppe del presepio, una madre madrina sorella sorellina che si atteggia a Madonna, uno zio putativo come mastro Ciliegia, un parente in incognito come Mangiafoco. Sembrano quei terribili gruppi familistici, piangenti e tremebondi, che affollano i salotti di certe trasmissioni televisive.
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