7 pensieri su “Discorso immaginario di un primo ministro israeliano un mese dopo il 7 ottobre 2023”

  1. Secondo me la reazione militare di Israele, con tutti i lutti imposti dalla strategia degli scudi umani di Hamas, era inevitabile: non c’è altro modo per eliminare la minaccia. Però poteva essere posticipata: Israele incassava l’importantissimo riconoscimento dell’Arabia Saudita e solo dopo scatenava la guerra

    1. Nell’ipotesi del primo ministro immaginario, forse avrebbe anche avuto qualche probabilità on più di riportare gli ostaggi a casa vivi Qualora, come molto probabile, questo non fosse stato possibile in seguito al rifiuto di Hamas, credo che Israele avrebbe avuto un riconoscimento più chiaro del diritto di difendersi costr’unica strategia possibile e necessaria non solo da parte dell’Arabia Saudita e di altri paesi arabi, ma anche dell’Occidente in generale.

  2. Chi sostiene che Israele non poteva non, che non poteva umiliarsi ulteriormente, che non poteva trattare ancora in quel frangente, dimentica IL FATTO CENTRALE: Israele alle 10 del mattino del 7 ottobre aveva GIÀ subito una sconfitta strategica di immane portata (paragonabile all’aggiramento della linea Maginot da parte di Hitler e alla conseguente resa della Francia). Un fatto incancellabile, e i 60000 morti successivi (fra cui 1000 soldati israeliani) senza un chiaro risultato ne amplificano l’eco e la rilevanza strategica. Una sconfitta frutto di una accurata, lunghissima preparazione militare, ed una eccellente esecuzione (è una fredda analisi, piaccia o no). Il responsabile ultimo di quella sconfitta è ancora al suo posto, e lotta per rimanerci, adattando la strategia ogni 3 mesi a tattiche mediatiche e necessità di politica interna. Questo è quanto appare a me.

    1. Per uno di quei paradossi che la storia spesso ci propone, oggi la non sconfitta di Israele passa dallo sradicamento di Hamas da Gaza, che solo Netaniahu può portare a termine, proprio Netaniahu la cui politica è stata in parte un riflesso del potere di Hamas. Dopo però secondo me si aprirebbero nuovi scenari che un nuovo governo israeliano, a mio avviso molto probabile, potrebbe sviluppare insieme ai paesi arabi e insieme eventualmente anche a una nuova guida dell’Anp in direzione di un accordo di pace finalmente stabile e complessivo.

  3. Questi discorso immaginario non ha nulla a che fare col la posizione di Chamberlain. Questo è un discorso che avrebbe lasciato una possibilità agli ostaggi di tornare a casa vivi, e che se non fosse riuscito in quest’intento – come peraltro penso – avrebbe comunque sfidato chi oggi critica Israele a trovare una soluzione alternativa. Poiché in realtà non credo che dopo il fallimento di quella soluzione ci sarebbe stata una soluzione diversa da quella in corso, avrebbe consentito comunque a Israele di combattere la sua battaglia mediatica da una posizione diversa – più forte sia rispetto al suo fronte interno sua rispetto a quello esterno – dopo aver avuto anche prima di iniziare la guerra l’occasione per dimostrare che purtroppo non esistevano alternative. Pur permanendo anche in quello scenario una reazione internazionale globalmente di marca antisemita, credo che israele avrebbe potuto gestirla meglio e con conseguenze meno gravi per sé e tutti i governi e tutte le persone che gli sono vicini e riconoscono nella sua democrazia di frontiera un valore da difendere.

    1. Concordo completamente. Probabilmente sarebbe andata per le lunghe, Hamas si è visto è maestra di strategia mediatica. L’unico che avrebbe perso tutto nel giro di 3 mesi era e rimane lui, Netanyahu.

  4. Discorso immaginario di Chamberlain alla camera dei comuni. Stesso identico discorso pubblicato qui sopra sostituendo “Israele” con “Europa” e “Hamas” con “Germania. Poi per fortuna è arrivato Churchill.

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