

Vivo in uno stato di abulia esistenziale.
È come se il complesso processo cerebrale che genera le mie emozioni fosse improvvisamente incapace di reagire agli stimoli sociali, siano essi positivi o negativi.
Mi spiego. Ho passato quasi due anni, da quel maledetto 7 ottobre, in uno stato di lutto e di inanità per gli avvenimenti. Sfogavo la mia frustrazione attraverso la scrittura, ben consapevole che avrei suggestionato ben pochi lettori. Avevo quanto meno trovato una maniera catartica di liberarmi… come uno che urla e inveisce di fronte al mare.
Ora la situazione a Gaza è cambiata. Gli ostaggi sono liberi. La “tregua”, questa fragile e precaria pax romana, avrebbe dovuto far calmare le acque dei dissensi in Occidente. L’attenzione si sarebbe dovuta spostare su altre aree di crisi e di sofferenza: attacchi feroci alle città ucraine, l’OMS che dichiara l’apocalisse umanitaria in Sudan, 300 studenti cristiani rapiti da Boko Haram in Nigeria la settimana scorsa.
Invece no.
Oggi in Italia 100.000 in marcia per Gaza. Ieri è stata assaltata la redazione de “La Stampa” con scritte “giornali servi del sionismo” (tra l’altro ad una delle testate più ostili a Israele). Sono stato in Umbria ed in ogni paesino ho trovato bandiere e scritte propal, in ogni negozio, su ogni muro, in cima ad ogni pennone.
Ed allora… preferisco immergermi sott’acqua respirando con un boccaglio, per evitare di emergere a vedere ciò che c’è in superficie: una realtà tossica che mi fa capire che questo dove vivo non è più uno spazio protetto.
L’ostilità è palpabile. Israeliano, sionista, ebreo sono le nuove streghe da cacciare, coi forconi. La narrazione è costante ed ormai ogni bugia diventa automaticamente verità.
Ma la mia reazione è quella di un marinaio che naviga di notte a luci spente perché gli scogli mettono paura ed è meglio non vederli. Ma purtroppo gli scogli sono lì anche se fai finta di nulla.
Ieri mia moglie mi diceva: su Instagram c’è una pagina a tema wellness, ma qualcuno ha pubblicato, ovviamente off-topic, la frase travisata e decontestualizzata dello scrittore Grossman sul genocidio e in un attimo sono fioccati commenti feroci antisemiti. In un altro gruppo a tema storico-archeologico si parlava dei Rothschild. Apriti cielo: immediati innumerevoli commenti sugli ebrei egemoni della finanza, fomentatori di guerre e affamatori dei popoli.
No, non voglio saperlo, le dico. Preferisco ignorare. È questo il mio atteggiamento. Se quello dei social è il Tribunale Supremo delle nostre esistenze ebraiche, voglio rendermi contumace perché oramai le sentenze delle masse sono state già emesse. Non voglio essere coinvolto, voglio fare lo struzzo con la testa nella sabbia.
Inizialmente ho sperato che dovessimo “passà ‘a nuttata”, che questa marea si sarebbe calmata.
Invece no. L’antisionismo e l’antisemitismo sono i getti di un lanciafiamme che strutturate e organizzate oscure forze continuano a riversare sulle masse, e questi getti procurano incendi incontenibili e inestinguibili che lasceranno solo mucchi di cenere.
Quindi sento che tutto questo è più grande di me, di noi, scelti come comburente per propagare roghi nell’Occidente, per minarne la stabilità sociale.
Ci vorrà troppo tempo prima che questa orrenda narrativa lasci il posto alla verità, che si scopra che tutto questo odio non sia altro che uno strumento di guerra, subdolo e micidiale. Per la mia generazione è tardi, ma i miei figli e i miei nipoti saranno costretti a cercare un posto migliore dove vivere.
Qui la situazione regge perché gli attuali governi sono più o meno allineati e più o meno amichevoli. Ma quando prima o poi saranno avvicendati da coloro che in questo momento agitano i forconi?
Rimarrebbe solo lo Stato d’Israele, questa piccola, detestata, operosa nazione che però potrà verosimilmente affidare la certezza della propria sopravvivenza non ai capricci di questo o quel leader amico, ma alla deterrenza nucleare.
Io qui sott’acqua vedo tutto un po’ distorto e sento tutto ovattato, mentre lì sopra parrebbe una realtà senza speranza.
Ditemi: voi tirereste fuori la testa dall’acqua?
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Accidenti a me! Questo articolo mi era sfuggito. L’ho letto e riletto con sgomento crescente. Un abbraccio sincero, fraterno, totalmente solidale da parte mia. Avrei anche qualcosa di utile da aggiungere…. “ma anche no” (o almeno non adesso).
Caro compagno di immersioni subacquee, non siamo abbastanza per opporci alle ” strutturate organizzate oscure forze” , ma, se lo sdegno che abita ciascuno di noi potesse prorompere, investirebbe con la violenza di un lanciafiamme l’ignavo collettivo, il gregge obnubilato e il deus ex macchina globale.
Tornerà il tempo della ragione. Sursum corda.
Nadia Mai
(Daniela Martino)
Io farei come l’ermellino – la piccola donnola dal manto che diventa candido in inverno – perché incarna la strategia vincente per affrontare un ambiente ostile.
In inverno si trasforma, si fonde con la neve. Non è fuga: è adattamento, preparazione. Così sopravvive, caccia, prospera in un paesaggio per sua natura nemico. In un mondo che può farsi arduo, dove l’ambiente esterno è freddo e ostile, è saggio agire come lui: mimetizzarsi per operare con astuzia e garantire la propria sopravvivenza.
L’ermellino ci insegna che l’adattamento attivo batte l’evasione passiva. Mentre siamo mimetizzati, cacciamo ciò di cui abbiamo davvero bisogno: preservare la nostra cultura, rafforzare i legami comunitari, prenderci cura di chi amiamo.
Manteniamo viva la curiosità e, soprattutto, affrontiamo l’inverno a testa alta. Però capisco perfettamente chi, oggi, preferisce restare sott’acqua col boccaglio.
Non c’è nessuna resa. C’è solo la legittima necessità di respirare. Quando e se un giorno avrà voglia di risalire, troverà sempre qualcuno con le braccia aperte.
Un abbraccio forte, davvero.
Vi segnalo, da Londra, https://www.jewishnews.co.uk/this-cambridge-union-debate-was-a-foregone-conclusion-but-my-words-needed-saying/
e anche: https://www.jewishnews.co.uk/britains-silent-majority-wont-save-us-because-it-doesnt-exist/
La testa la tengo a pelo d’acqua, un po’ su e un po’ giù. Prendo atto, con molta tristezza, che il paese dove sono nato, ho vissuto ed ho cresciuto i miei figli non ci vuole. Anzi forse non ci ha mai voluto, ma fino a 2 anni fa non poteva dirlo. I miei figli e i miei nipoti sono già dove dovrebbero essere, per scelta loro. Mia moglie ed io seguiremo a breve. Prima farai quel passo, e prima ti sentirai molto più libero.
Molto onesto e sentito.
Purtroppo oggi non resta che dirsi:
« Sursum corda! »
Siamo in molti a navigare sott’acqua, più o meno consapevolmente. E il silenzio intorno a noi pesa più del fracasso che si fa sopra. Come un macigno.
No. Un abbraccio.
Io la tengo fuori, ma la mia ulcera non fa che maledirmi.