4 pensieri su “Dialogo sulla Libertà: dalla “malattia autoimmune” alla gabbia d’acciaio

  1. Erano i primi anni ’90. Avevo amici che millantavano conoscenze di colonnelli e generali per evitare il servizio militare: tutti “partirono”, come si diceva allora. Nessuna aderenza in alto loco funzionò.
    Uno solo riuscì a schivare il servizio di leva: quello che conosceva non un generale né un colonnello, ma un sergente o giù di lì. Conosceva il sergente, o forse il caporale, che era addetto a smistare manualmente le cartelle delle future reclute, e che aveva il “potere” de facto di mettere la sua sempre sotto a tutte le altre. Finché il numero dei chiamati alla leva previsti per quell’anno fu saturo e lui finì in sovrannumero. La “mosca” quella volta non fu una mosca, ma una “manina”. E per una volta non portò a un processo né a una condanna, ma a una liberazione. Quel mio conoscente non fu vittima dell’ingranaggio, ma beneficiario di esso (e del fatto di averlo saputo usare a proprio favore). Tuttavia il principio non muta. Nel bene come nel male, basta una mosca (o una manina) nell’ingranaggio a cambiare la vita. Allucinante.

    (PS: non ero io a conoscere i colonnelli né il caporale smistatore, era veramente un mio conoscente; io optai direttamente per il servizio civile, due anni di servizio in un centro diurno per portatori di handicap: un’esperienza unica e indimenticabile)

    1. È risaputo che in Regione i più autorevoli depositari della conoscenza e potere siano gli uscieri… ;(
      Alessandro

  2. Pensi che a tutto ci sia una soluzione, basta avere la volontà di trovarla e di corredarla delle opportune verifiche e contromisure.

Rispondi

InOltre App

GRATIS
VISUALIZZA