

Fino a pochi anni fa, Andrea Stroppa era sconosciuto ai più. Il suo nome cominciò a circolare a dicembre 2023, quando Elon Musk partecipò a sorpresa ad Atreju, un bel colpo per il governo Meloni reso possibile grazie ad una triangolazione tra Nicola Porro e tale Andrea Stroppa, allora l’unico italiano il cui account X era seguito da Musk. Iniziarono rade interviste a questo giovane informatico nemmeno trentenne, perlopiù su canali on-line. Poi arrivò l’endorsement di Musk a Trump, la campagna elettorale USA, l’inchiesta SOGEI che ha visto comparire il nome di Stroppa, fino alla vittoria di Trump. Da allora i media italiani, non potendo arrivare a Belzebù (leggi Elon Musk), si sono accorti dell’esistenza del suo fido Mefistofele (leggi Andrea Stroppa), per di più italiano, da sfruttare come fonte di informazioni per sapere cosa bolle in pentola nelle segrete stanze d’oltreoceano.
Ma partiamo dall’inizio. Di Andrea Stroppa si può trovare il CV in rete, ed interviste dove lui stesso parla della propria storia. Un giovane informatico romano che, circa 3 anni fa (all’età di 27 anni), viene contattato proprio da Elon Musk, incuriosito da un suo studio sulla cybersicurezza. Da quel momento inizia la sua carriera nelle aziende di Musk, che lo porterà a diventare referente di SpaceX in Italia.
Ora, questa semplice storia sarebbe già un film. Un racconto sensazionale che avrebbe meritato la prima pagina dei giornali, interviste in prima serata, magari addirittura un’ospitata da Floris (a costo di sottrarre 10 minuti alla consueta lectio magistralis di Di Battista). Invece nulla. Il ragazzo di Torpignattara, non rampollo di qualche famiglia altolocata, non protetto di qualche chiesa politica, che grazie alle sue capacità intellettive riesce a conquistare un ruolo cruciale in una delle aziende più formidabili della Terra (a nemmeno 30 anni d’età!) non riesce a suscitare il benché minimo interesse. Certo, la sua storia non sarà emozionante come quella della coppia di giovani ristoratori che vendono tutto e vanno a vivere su una palafitta in Thailandia (stando agli articoli di Repubblica sembrerebbe che in Italia ci siano più imprenditori pentiti diventati coltivatori di muschi e licheni che aspiranti ingegneri), ma si sa, il successo, quello vero, soprattutto se meritato, non è visto di buon occhio alle nostre latitudini.
Il fatto è che ora, dopo qualche ospitata in TV, dopo l’annuncio che Musk diventerà parte attiva dell’amministrazione Trump, “l’uomo di Musk in Italia”, così come Stroppa viene definito, si trova sotto i riflettori, e lo si sente parlare. Che stia simpatico o meno, il suo modo di esprimersi è quello di chi ha un paio di marce in più rispetto alla media, dimostra quel controllo e quel pudore di chi dice qualcosa solo se vale la pena dirlo, ed in quanto a contenuti riesce ad essere sintetico ma incisivo come la lama di un coltello. Purtroppo, il suo pensiero non è in linea con le baggianate da bacio perugina dell’ospite medio di Sanremo, e quando parla di un’Italia e di un’Europa che si avviano verso l’“Irrilevanza”, quando parla del disastro del Green Deal, o del crollo di credibilità delle istituzioni classiche (siano esse la magistratura o egli apparati europei) tocca piaghe dolenti che è difficile ignorare. Certo, il suo pensiero rispecchia molti concetti espressi da Musk o da Trump (alcuni anche dalla Meloni), come il tema dell’odio di sé dell’Occidente (“sta diminuendo l’impatto positivo che l’Occidente ha sul futuro del pianeta”), l’avversione nei confronti delle follie Woke (“ci
siamo imposti delle regole che non rispecchiano più i nostri valori”), la crisi demografica che mette in serio pericolo la supremazia occidentale, e soprattutto una totale fiducia nella scienza senza limiti unita ad un fastidio per la burocrazia che comprime le libertà individuali e scientifiche.
Piaccia o non piaccia, Stroppa mette al centro dei suoi discorsi tematiche cruciali, che andrebbero discusse e sviscerate. Invece, negli ultimi mesi, si è assistito ad una sorta di bullismo da parte del mondo giornalistico, a partire dal Corriere della Sera che ne ha parlato solo per il suo presunto coinvolgimento nell’inchiesta per corruzione di Sogei, fino a Pizzapulita del 5 dicembre, dove un servizio dai toni sensazionalistici rivelavano la sua amicizia con un imprenditore legato alla casa reale Saudita e gli Elkann (ma un pezzo grosso di SpaceX chi deve frequentare, solo gli ex compagni delle elementari?); a seguire, sempre a Piazzapulita, un’intervista dove, a proposito del suo lavoro come referente italiano di SpaceX, gli si chiede: “Ma lei percepisce un compenso per questo ruolo?”. E qui si capisce che i sogni di Musk sono inutili, perché su Marte ci viviamo già.
Recentemente, anche Carlo Calenda se l’è presa con Stroppa su X, a seguito di un suo tweet che celebrava il recente incontro tra Meloni, Trump e Musk a Parigi: “Non si comprende a che titolo un privato cittadino ci relazioni su un incontro istituzionale della nostra PdC. Le opposizioni faranno ciò che riterranno opportuno soprattutto per evitare che oligarchi stranieri pieni di boria e conflitti di interesse si infiltrino nella nostra politica.”
Al netto di tutto, che si sia d’accordo con Stroppa o no, che si simpatizzi per Musk o meno, rendiamoci conto che quando si dice “largo ai giovani” e “i giovani Italiani sono i migliori” ci si riferisce a Stroppa e a quelli come lui. Più che interrogarci sull’opportunità o meno che Stroppa abbia un rapporto di amicizia con Musk e la Meloni e che si lasci andare a guizzi di entusiasmo su X, chiediamoci perché non sono gli Andrea Stroppa d’Italia ad essere nei posti cruciali della politica e della classe dirigente. Più che chiederci come Stroppa sia stato pescato da Elon Musk a 27 anni e investito di ruoli di responsabilità apicali, chiediamoci come noi ce lo siamo lasciati sfuggire, ed insieme a lui molti altri, mentre i Telese ed i Pichetto Fratin giganteggiano nella corsa italiana verso l’irrilevanza storica.
Invece, la boria delle conventicole politico-giornalistiche verso chi ce l’ha fatta senza pagare pegno, il provincialismo da circolo di paese che guarda in cagnesco il forestiero del bar di fronte vincono su una storia personale che dovrebbe essere un modello a cui ispirarsi. Uno che fa da tramite tra Musk e i vertici del governo italiano, e che pretende pure di essere pagato!
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io ricordo che Stroppa fece parte per un po’ dei giovanissimi che gravitavano attorno a Renzi PdC, non ricordo se partecipò alla Leopolda, io lo seguivo su tweeter, poi “sparì” negli USA
Una sviolinata indecorosa di un giovane opportunista che replica come un pappagallo le idiozie di mister muschio, quello che spudoratamente usa i regolatori per fare i suoi legittimi interessi di bottega. Stroppa vade retro retro.
Non basta essere opportunisti per diventare un pezzo grosso di SpaceX (o di Google, o di Pfizer). Forse, se una decina di Stroppa (magari con idee politiche diverse ma con le stesse capacità) avessero gestito il Green Deal europeo, ora non ci troveremmo nei guai.. dopodichè, il signor Stroppa è fustigato dalla quasi totalità dei media nostrani, una sviolinata gliela si può anche fare…