Nella sua intervista al Corriere della Sera Gianfranco Fini tra le altre cose ha detto: «L’onorevole di FdI Zucconi ha detto bisognerebbe portarli ad Auschwitz. Giusto. Magari proiettare Schindler’s list, far leggere Il Diario di Anna Frank, meditare sulla testimonianza della senatrice Segre e chiedere loro di vergognarsi». È un errore di prospettiva che non aiuta a comprendere. Ed è un’ingenuità illuministica ritenere che la pedagogia, l’educazione o la cultura possano combattere i pregiudizi o l’adesione ad un’ideologia o il razzismo. Uno dei pensatori di riferimento dell’estrema destra giovanile da più di 50 anni è Julius Evola di cui tutto si può dire tranne che non fosse un intellettuale.
Giganti della letteratura come Céline erano ferventi antisemiti. Fior fiore d’intellettuali e giornalisti italiani contemporanei sono antisemiti. Il paternalismo di Fini nei confronti dei giovani militanti di Gioventù Nazionale è fuori luogo e a suo modo pericoloso sul piano della comprensione. L’odio e il pregiudizio non sono un’esclusiva degli ignoranti. Anzi spesso si è osservato il contrario: sono gli intellettuali che hanno meglio sistematizzato e organizzato sul piano teorico la rabbia ed il pregiudizio diffusi nella società. Si commetterebbe un grave errore ove si ritenesse di derubricare a mancanza di cultura i fenomeni di ribellione sociale o l’antisemitismo o l’avversione per il diverso.
Il filosofo francese André Glucksmann ci ha ammonito che occorre prendere coscienza del male per quello che è se si vuole tentare di combatterlo (André Glucksmann, L’undicesimo comandamento, Longanesi & C.). Se devo indicare un pericolo nell’attuale contesto storico non sono tanto i fenomeni dell’antisemitismo o dell’ammirazione per l’autoritarismo o più in generale dell’avversione per la democrazia. Ben più preoccupante è la loro impudica emersione dalle segrete stanze dove non avevano mai smesso di prosperare.
Se l’unico obiettivo sensato di Hamas dopo il 7 ottobre era quello di sdoganare, per il tramite d’Israele, una diffusa ed orgogliosa avversione nei confronti dell’ebraismo tout court, si può dire che quell’obiettivo sia stato raggiunto con successo. Il problema è che questi fenomeni non sono facilmente controllabili. Lo si è ben visto con Donald Trump che. a forza di delegittimare le istituzioni americane, ha gettato le basi per quel maldestro tentativo di colpo di Stato che fu l’assalto a Capitol Hill, con morti e feriti.
In conclusione, sbaglia Fini ad indicare quella soluzione all’antisemitismo diffuso nella destra giovanile, sbaglia la Meloni a dirottare la questione sull’operato di Fanpage ma sbaglia anche chi a sinistra continua ad ignorare o negare l’esistenza di un grave problema di antisemitismo che si cela, ma neanche troppo, tra le fila del movimento propal.
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Si, è verissimo, inutile con i fanatici indottrinati, molti però ignorano cosa sia Israele, non conoscono le vicende e mai sapranno se non viene messa a punto una strategia di informazione anche per smascherare le menzogne pro-palestina e contrastare una efficacissima macchina propagandistica. Ci vorrà tempo ma Israele deve investire su questo, se mai si semina mai si raccoglie.
Io credo che sia inutile continuare a parlare dei crimini nazisti e della shoah, c’è una assuefazione. Non che non si debba ricordare, ma credo sarebbe più utile focalizzarci e diffondere una narrazione che manca e cioè quella della mistificazione palestinese. Di un popolo formato da giordani egiziani libanesi siriani. Dei Paesi arabi che li hanno convinti ad andarsene nel ’48 per meglio respingere nel “Mediterraneo” gli ebrei con una guerra poi persa contro dei sopravvissuti ai campi di sterminio. Di tutte le guerre intifada e attacchi terroristici contro Israele fin dalla nascita. Della resilienza con cui gli israeliani si rimettono in piedi. Di tutte le invenzioni uscite dai loro laboratori di ricerca e università. Dei tanti contributi alla scienza musica e cultura. Di tutto il denaro versato dall’occidente ai palestinesi usato solo per corrompere enti e organizzazioni un tempo umanitarie e colpire gli ebrei. Di come gli europei hanno accettato supinamente il terrorismo palestinese anche a casa propria, in primis l’Italia, per non dispiacere gli arabi fornitori di petrolio e per una perversa simpatia della sinistra verso i “fedayìn”. Di come i sionisti hanno fatto fiorire un deserto di sassi, pagato a caro prezzo a quegli arabi che nemmeno lo abitavano e che non sapevano cosa farsene. Delle atrocità commesse dai palestinesi non solo il 7 ottobre. Questo ed altro dovrebbe essere divulgato. Bisogna contrastare la cinica dilagante propaganda pro-palestina anti-Israele anti-sionista anti-semita…non basta più la shoah.
Liliana Corra’
Cara Liliana scrivi cose vere e sensate ma, per esperienza, ti dico che nei confronti di Israele esiste un peccato originale che non consente d’intavolare una discussione su quelle basi. La vulgata propal è ideologica e settaria e ritiene illegittima l’esistenza stessa d’Israele. Vorrebbero cancellarlo dalle mappe come vanno ripetendo. Anzi lo sviluppo formidabile di quel piccolo Stato è un aggravante dal punto di vista di chi odia una società aperta e dinamica. Israele rappresenta un baluardo dell’Occidente e l’incredibile capacità di resilienza degli ebrei perseguitati da duemila anni. Sono due peccati capitali per questi odiatori.