Ci sono molte persone che si sentono offese per essere tacciate di antisemitismo, rivendicando il loro diritto di critica ad Israele. Insistono nel voler distinguere tra antisemitismo e antisionismo. Denunciano il ricatto morale che l’accusa di antisemitismo sottintende. In realtà non è così difficile da capire. Partiamo da una precisazione circa la relazione che c’è tra Sionismo e antisemitismo. Il più noto ispiratore dell’idea sionista fu Theodor Herzl, giornalista austro-ungarico, che alla fine dell’800 ipotizzò che l’assimilazione degli ebrei in Europa non potesse portare ad una piena integrazione e che le comunità ebraiche necessitassero di un proprio Stato, dove potessero prosperare in sicurezza e lontani dall’antisemitismo.
Se si riflette sulla circostanza che Herzl, per sua fortuna, morì 40 anni prima dell’Olocausto si può ben capire quanto la sua intuizione fosse prodigiosa. Il nesso tra antisemitismo e sionismo è dunque evidente: il sionismo è una possibile soluzione all’antisemitismo che per duemila anni ha afflitto gli ebrei della Diaspora. E, lo ribadisco, Herzl lo concepì ben prima della Shoah perché le discriminazioni e le persecuzioni contro gli ebrei sono esistite per 2000 anni.
Se, dunque, dovessimo adeguarci all’etimologia del termine antisionismo dovremmo concludere che gli antisionisti sono coloro che osteggiano l’aspirazione ebraica ad avere un proprio stato nazionale. E ci sarà anche qualcuno che la pensa così. Ma in realtà l’antisionismo sembrerebbe più una condanna del modo in cui gli ebrei ottennero la terra per costituire il loro Stato: rubando la terra, questa è la tesi, alle popolazioni arabe che già vivevano in quel lembo di terra tra il fiume Giordano e il mare. È un tema controverso che non tratterò in questa occasione.
Il concetto poi si è ulteriormente evoluto nella critica allo Stato d’Israele e ai suoi governi per come hanno gestito la questione della convivenza con i palestinesi. E allora perché l’accusa di antisemitismo? In molti casi è così evidente che non merita nemmeno di essere commentata: l’oltraggio ad alcuni simboli ebraici, che ha connotato la protesta propalestinese, denota ipso facto una confusione tra l’odio antiebraico e l’odio antisraeliano. Che c’entra Israele con le pietre d’inciampo bruciate?
Ma l’aspetto più interessante è la semantica del cosiddetto antisionismo. Se qualcuno dice che il rapporto dei morti di 10 (i palestinesi) a 1 (gli israeliani) gli ricorda le rappresaglie dei nazisti, esprime un tipico tic antisemita che è quello di banalizzare l’Olocausto, insinuando una ridicola e oltraggiosa relazione tra il nazismo ed Israele. Questo è antisemitismo. Senza contare che la fonte di quella contabilità è Hamas. Se ci si ostina ad abusare della parola “Genocidio” palestinese, ci risiamo. Oltre ad essere un falso storico evidente, state banalizzando quel termine che ha un significato molto preciso e circoscritto al fine di trasformare artatamente gli eredi delle vittime della Shoah in carnefici. Altro topos antisemita.
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