

Perdonate quest’intermezzo ma ogni tanto pensiamo sia giusto serrare le file. Lo facciamo all’unico scopo di rafforzare il progetto InOltre e stringere il legame tra chi lo legge, lo scrive e lo sostiene.
In questi mesi abbiamo ricevuto molti segnali di stima e incoraggiamento — inviti a crescere, a fare di più e meglio. Non intendiamo lasciarli cadere nel vuoto: li raccogliamo come un mandato, come la prova che vale la pena continuare.
Oggi l’informazione, indebitamente ammantata dalla polverosa retorica del pluralismo, è in realtà un’asfittica camera d’eco gestita da poche persone, sempre le stesse.
I talk show televisivi, dove su alcuni temi ancora si forma il consenso di una gran parte degli italiani, si contano sulle dita di una mano e sembrano più teatrini d’avanspettacolo che programmi d’informazione. Ma almeno ai bei tempi al pubblico veniva concesso di tirare ortaggi all’indirizzo del palco. Quelle lattughe e quei pomodori erano stigma di maggiore serietà e consapevolezza.
Oggi gli stessi volti, le stesse voci, le stesse opinioni, che passano da una prima serata all’altra come figurine intercambiabili, hanno degradato l’informazione da strumento di conoscenza utile a formarsi un’opinione a un grottesco spettacolo di consumo.
Il format è propinato in modo così sfacciato che oramai abbiamo fatto l’abitudine a presenze sempre più grottesche, presto trasformate in personaggi seriali, che servono solo a confermare il potere di celebrity maker della Tv.
In questo mondo di Oz il propagandista spudorato che racconta balle, sfidando a viso aperto e senza complessi la verità e il buonsenso, è di gran lunga più sexy e desiderabile di un pacato confronto sui fatti, che sono sempre così noiosamente complessi e pieni di sfumature da decodificare.
Il successo roboante della narrativa propagandistica costruita sui tavolini di Mosca e nei tunnel di Gaza è stata la dimostrazione di quanto sia fragile un sistema dell’informazione che ha smesso di interrogarsi su ciò che è più vicino alla complessità dei fatti per inseguire ciò che fa più rumore e rotola più velocemente verso l’arena dei social.
La propaganda moderna non ha più bisogno di imporre il silenzio: le basta sommergere la realtà di chiacchiere, di mezze verità, di “narrazioni alternative”. È il trionfo del caos comunicativo, dove ogni posizione sembra avere lo stesso peso — anche quando è palesemente falsa.
Sulla carta stampata gli editorialisti dei grandi giornali che sovente si trasformano in opinionisti televisivi saranno una trentina. Molti di loro, a parere di chi scrive, sono persone autorevoli e rispettabilissime ma è lecito chiedersi se sia mai possibile che in Italia l’informazione d’approfondimento sia in mano ad un numero così ristretto di persone? Possibile che non ci sia nessun altro in grado di formulare opinioni autorevoli, informate, disinteressate e leali nei confronti del pubblico? E soprattutto utili ad arricchire il dibattito.
Ma anche sorvolando per un attimo sulla qualità dei contenuti, come si può ignorare l’evidenza che il sistema mediatico italiano è controllato da un’oligarchia che monopolizza di fatto il dibattito pubblico?
Su questi presupposti è nato InOltre: come una pacifica ma decisa ribellione a questo monopolio del racconto pubblico. Per cercare di restituire un po’ di voce a chi non ha accesso ai canali ufficiali di questo paludato e monocorde circuito mediatico.
Finché esisterà un monopolio dell’informazione, serviranno luoghi come InOltre: aperti, critici, un po’ indisciplinati, dove la parola non è addomesticata e dove la libertà non è uno slogan ma una pratica quotidiana.
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Grazie Stefano
GRAZIE a InOltre!
Grazie!
Ormai è tutta una questione di tifo, di parrocchie. Se non sostieni un argomento di una parte, automaticamente fai parte di quell’altra. Un bipolarismo spostato dalla politica all’informazione e alle idee. Un livello intellettuale ridotto agli slogan e al ragionamento primitivo e istintivo. L’essenziale è cercare di attrarre voti e consensi ai soliti blocchi di potere, non generare buona informazione e obiettività nei confronti di eventi e di temi da trattare. La Storia si ripete: è il potere ciò che muove tutto e ciò che importa alla fine.
E’ il motivo essenziale, per cui vi seguo