


A Venezia il boicottaggio d’Israele punta ai rapporti professionali e include la mancata dissociazione dal governo fra i criteri di esclusione. Nelle scuole circolano mozioni prestampate e attività didattiche su Gaza. Due campagne distinte, un metodo comparabile: trasformare una posizione militante in una scelta istituzionale. La mobilitazione autunnale comincia da festival e collegi docenti.
L’odio ossessivo per Israele sembra non riposare mai. Alla vigilia della Mostra del Cinema, il collettivo Venice4Palestine ha lanciato un appello al boicottaggio culturale d’Israele, sottoscritto fra gli altri da Matteo Garrone, Fabrizio Gifuni, Anna Foglietta e Annie Ernaux.
La richiesta è di sospendere gli accordi con enti e istituzioni legati al governo israeliano, intervenendo sull’intera filiera cinematografica: finanziamenti, coproduzioni, distribuzione, vendite e sponsorizzazioni.
Pubblicato il 28 agosto, l’appello si rivolge alla Biennale, alla direzione della Mostra e ai lavoratori del cinema e della cultura. Accanto alla richiesta di esporre la bandiera palestinese, propone un programma di isolamento diplomatico, culturale ed economico d’Israele, richiamandosi esplicitamente alle campagne di boicottaggio PACBI e BDS. La bandiera è la parte simbolica; l’interruzione dei rapporti professionali è quella operativa.
Per tradurre il programma in pratica, Venice4Palestine ha predisposto con un gruppo di legali un modello di dichiarazione attraverso cui gli autori possano opporsi all’utilizzo delle proprie opere e della propria immagine in determinate iniziative culturali.
Sarà presentato l’8 settembre, alle 17.30, alla Casa degli Autori, durante un incontro delle Giornate degli Autori con il giurista Fabio Marcelli, José Nivoi di USB Mare e Porti/CALP Genova e rappresentanti della Global Sumud Flotilla e di ANGA.
È questo documento, più della consueta raccolta di firme, a meritare attenzione. Perché il criterio proposto non si ferma ai legami con un governo: prende in considerazione anche la mancata dissociazione dalle sue politiche. Il boicottaggio cerca così di trasformare una dichiarazione politica in una condizione della collaborazione culturale.
Il passaggio decisivo è nel documento legale. Il modello chiede di non associare opere e immagini a manifestazioni organizzate da governi responsabili di gravi violazioni, oppure da «istituzioni culturali che non abbiano preso le distanze dalle politiche governative del proprio Paese».
Qui il criterio si allarga. Non riguarda soltanto una collaborazione governativa: comprende l’assenza di una dichiarazione politica. Il silenzio diventa una colpa professionale da cui liberarsi pronunciando la formula richiesta.
È una proposta dei promotori, non una regola adottata dalla Biennale. I richiami giuridici sono argomenti a suo sostegno, non una decisione giudiziaria.
Ma il contenuto politico è perfettamente leggibile. L’istituzione culturale viene invitata a certificare la propria posizione sul governo nazionale per sottrarsi all’esclusione. Più che un confronto fra interlocutori, assomiglia a un esame di ammissione.
Se questa procedura fosse applicata sistematicamente alle istituzioni di tutti i Paesi chiamati in causa per violazioni dei diritti umani – Cina, Turchia, Egitto, Arabia Saudita, Russia e così via- potremmo discutere di un criterio almeno coerente, per quanto molto discutibile. Occorrerebbe, infatti, spiegare perché un’istituzione culturale debba rispondere del proprio governo. Ma sono obiezioni capziose quando c’è di mezzo Israele.
Qui, però, non viene presentato un protocollo universale con criteri verificabili e applicazioni comparabili. Il documento usa formule generali; la campagna – stranamente- indica un unico bersaglio preciso: Israele.
Intanto, un’altra campagna prepara l’ingresso nelle scuole italiane. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Docenti per Gaza e Scuola per la pace – Torino e Piemonte hanno diffuso un appello per il primo collegio docenti, pubblicato ieri, 30 agosto, e aggiornato oggi.
Il percorso è pronto: mozione da mettere all’ordine del giorno, attività per la prima giornata di lezione e modulo per comunicare agli organizzatori quanto realizzato. Se il collegio respinge la proposta, i promotori suggeriscono di avvalersi dell’opzione metodologica di minoranza. Anche la FISI rilancia l’iniziativa.
Non sappiamo ancora quanti collegi aderiranno. Sappiamo però quale cornice venga offerta loro. La presentazione di Docenti per Gaza parla di «genocidio insito in ogni occupazione coloniale»: non soltanto una denuncia riferita a determinati fatti, ma una generalizzazione ideologica già confezionata.
Il punto non sono una poesia o un aquilone. È il tentativo di far adottare alla scuola la cornice politica del movimento, presentandola insieme alle attività didattiche.
Non ci risulta vi sia alcuna relazione tra questa iniziativa e Venice4Palestine. Il metodo, però è lo stesso: predisporre strumenti replicabili affinché una posizione militante possa diventare una scelta istituzionale. A Venezia attraverso i rapporti professionali; nelle scuole attraverso mozioni e programmazione delle lezioni.
Inquieta ogni giorno di più assistere alla trasformazione dell’ostilità verso Israele in una moda da esibire, una firma da aggiungere, una formula da ripetere per essere riconosciuti socialmente adeguati.
Un orrendo conformismo che richiama un tratto distintivo delle dittature novecentesche: la pretesa di decidere chi possa lavorare, esprimersi e partecipare alla vita pubblica in base al proprio allineamento politico.
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Buongiorno Filippo. Sebbene quasi tutti gli interventi di InOltre siano fonte di depressione e rabbia imponente, mi ostino a leggerli e a chiedermi perché sia così facile irretire nel più becero conformismo le élite intellettuali come le masse suburbane. Anche in questo caso ti chiedo per favore di girarmelo su wapp in modo che possa condividerlo. Anzi, avrei una richiesta e una proposta: perché non pubblicare InOltre direttamente su whatsapp? Forse potreste raggiungere più persone, dando a ciascuno possibilità di condivisione. Almeno nel mio caso ti sarei davvero grata se mandassi tutti gli interventi al mio numero wapp. Grazie Filippo. E scusa l\’invadenza. Nasia Mai
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