


Al MoMA, nel cuore di Manhattan, l’Italia non appare come un ricordo nostalgico, ma come una presenza viva: design, arte, fotografia, architettura e automobili raccontano un Paese capace di trasformare gusto, ingegno e cultura del progetto in patrimonio universale.
Il MoMA (Museum of Modern Art) nasce a New York nel 1929 per iniziativa di tre mecenati americane: Abby Aldrich Rockefeller, Lillie P. Bliss e Mary Quinn Sullivan. Fu il primo museo al mondo dedicato esclusivamente all’arte moderna e contemporanea. Sotto la guida del suo primo direttore, Alfred H. Barr Jr., il museo contribuì a definire il concetto stesso di arte moderna. Oggi conserva circa 200.000 opere tra pittura, scultura, fotografia, architettura, design, cinema e nuove tecnologie.
Nei miei oltre vent’anni di assidua frequentazione di New York per motivi di lavoro sono stato membro del MoMA, condizione che mi consentiva diversi privilegi esclusivi: abbonamento al magazine del museo, anteprime delle mostre, parcheggio gratuito e accesso, anche con ospiti, al ristorante Sette MoMA, non a caso di cucina italiana.
Dopo la grande ristrutturazione progettata dall’architetto giapponese Yoshio Taniguchi, il locale venne sostituito nel 2005 da The Modern.
Non cito questi fatti per autocelebrarmi e non a caso ho ricordato la presenza della cucina italiana. La nostra presenza al MoMA è infatti notevolissima e pone l’Italia tra le nazioni più rappresentate e influenti nelle collezioni del più importante museo del mondo dedicato all’arte moderna, contemporanea e al design, accanto agli Stati Uniti, alla Germania e ai Paesi scandinavi.
È una sorpresa, ma anche una soddisfazione, constatare quanto siano considerati nel mondo il gusto, lo stile e la capacità progettuale italiani, figli di una tradizione della bellezza che affonda le proprie radici nel Rinascimento e che spesso noi stessi tendiamo a sottovalutare, più inclini all’autocritica che all’orgoglio per quanto abbiamo saputo creare.
Ciò che colpisce maggiormente è il ruolo centrale del design italiano, presente nelle collezioni del museo con alcuni degli oggetti più celebri del Novecento.
L’elenco sarebbe troppo lungo per le dimensioni di questo articolo, ma comprende alcuni autentici miti del design italiano: dalla Lettera 22 alla Valentine della Olivetti, dal Radio Cubo Brionvega alla Moka Express, dalla macchina per caffè espresso La Pavoni alla sedia Plia di Giancarlo Piretti, dalla lampada Arco alla Tizio e alla Parentesi, dagli oggetti della collezione Memphis di Ettore Sottsass al calendario Timor di Enzo Mari, dai Componibili di Anna Castelli Ferrieri per Kartell al posacenere Cubo e alla lampada Falkland di Bruno Munari, fino al carrello Boby di Joe Colombo e alla poltrona Sacco di Gatti, Paolini e Teodoro.
Oggetti che hanno contribuito a definire il design industriale del Novecento e che ancora oggi vengono studiati e ammirati in tutto il mondo.
L’importanza del design italiano al MoMA è testimoniata anche dalla celebre mostra Italy: The New Domestic Landscape, organizzata nel 1972, che consacrò definitivamente il design italiano sulla scena internazionale. Molti storici considerano quell’esposizione uno spartiacque nella diffusione mondiale del Made in Italy.
In realtà il MoMA aveva iniziato a dedicare attenzione al design italiano già negli anni Cinquanta, molto prima che l’espressione Made in Italy diventasse un marchio conosciuto in tutto il mondo.
La presenza italiana non si esaurisce tuttavia nel design industriale. Anche l’arte in senso stretto è rappresentata da figure fondamentali come Giorgio de Chirico, Umberto Boccioni, Giorgio Morandi, Lucio Fontana, Alberto Burri e Marino Marini.
Nella fotografia troviamo Luigi Ghirri, Ugo Mulas, Gabriele Basilico e Mimmo Jodice, mentre l’architettura è rappresentata da protagonisti quali Gio Ponti, Carlo Scarpa, Aldo Rossi, Gae Aulenti e Renzo Piano.
Un discorso a parte meritano le automobili. Nelle collezioni del MoMA convivono alcune delle più importanti icone mondiali del design automobilistico, come la Jaguar E-Type, la Porsche 911, la Citroën DS, il Maggiolino Volkswagen e la Jeep M-38A1.
Tra queste figurano ben tre vetture italiane: la Fiat 500, la Cisitalia 202 e la Ferrari Formula 1 641/2.
La Cisitalia 202 occupa un posto speciale. Non è semplicemente esposta nel museo: nel 1951 fu una delle pochissime automobili a entrare stabilmente nella collezione del MoMA come opera d’arte industriale.
Fu un avvenimento storico che contribuì a legittimare l’automobile come espressione del design e della cultura del progetto.
Alla fine della visita, uscendo dal MoMA, si ha quasi la sensazione che una parte dell’Italia viva ancora lì, affacciata sulla 53ª strada, nel cuore di Manhattan. Non l’Italia dei luoghi comuni, delle polemiche quotidiane o delle cronache che ci fanno apparire un Paese in declino, ma quella migliore: l’Italia dell’ingegno, della creatività, dello stile, della cultura del progetto e della capacità di coniugare bellezza e funzionalità.
Dalle opere di de Chirico e Boccioni alla Lettera 22, dalla Moka Express alla lampada Arco, dalla Fiat 500 alla Cisitalia, il MoMA ci restituisce un’immagine del nostro Paese che spesso noi stessi dimentichiamo.
Un’immagine costruita nel corso di decenni da artisti, architetti, designer, imprenditori e artigiani che hanno saputo trasformare il talento in cultura materiale e la cultura materiale in patrimonio universale.
Forse la lezione più importante che il MoMA offre agli italiani è proprio questa: il prestigio internazionale non nasce dalle dichiarazioni d’intenti, ma dalla qualità delle opere. E poche nazioni, nel Novecento, hanno lasciato nel mondo dell’arte, del design e dell’architettura un’impronta tanto profonda quanto quella italiana.

Il Club InOltre nasce per creare una community tra chi InOltre lo scrive, chi lo legge e chi lo sostiene. È il desiderio di creare punti di incontro digitali e, quando possibile, anche fisici – dove scambiarsi idee, discutere, conoscersi da vicino.
Un Club che unisce tutti quelli che contribuiscono alla buona riuscita d’InOltre e al suo successo.
InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908


Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
