


La vittoria del centrodestra a Venezia suona come un avvertimento per il campo largo. Se il centrosinistra lascia alla destra le paure sociali, la frustrazione della classe media e il tema della sicurezza economica, Milano potrebbe diventare il prossimo banco di prova.
Sarà Simone Venturini, candidato del centrodestra a Venezia, sindaco di una città che si è espressa nettamente contro la proposta del campo largo.
Quando fu eletto Trump, tra le molte analisi, l’opinione più diffusa per capire le ragioni della sua vittoria era quella che vedeva un’America ribelle nei confronti della cultura woke: un’America che si era sentita trascurata, impoverita e frustrata dall’azione del Partito Democratico e aveva scelto di ascoltare le sirene del populismo MAGA.
Sono passati pochi anni, che sembrano tantissimi per quello che è stato il terremoto Trump nel mondo, dal quale si sperava l’Europa potesse trarre qualche lezione: non solo per rafforzarsi e unirsi, ma anche per prepararsi agli appuntamenti elettorali con offerte politiche in grado di scardinare l’attrazione degli estremismi.
Ma così non è stato. L’AfD in Germania cresce, l’estrema destra in Gran Bretagna prospera e in Francia si attendono le prossime presidenziali con molta preoccupazione.
In Italia, grazie alla segretaria Schlein, la svolta del Partito Democratico verso il M5S, con qualche spennellata di wokismo in salsa nostrana, sembra sempre più marcata.
Tra allarmi per un possibile ritorno del fascismo e proposte politiche volte all’integrazione, possibilmente della comunità musulmana (perché le altre raramente sono citate), il campo largo cerca di acquistare consensi, sebbene, come nel caso di Venezia, ottenga l’effetto esattamente contrario.
Le prossime elezioni importanti, nel 2027, saranno quelle di Milano. Già si sussurra di scontri accesi tra la componente riformista e cattolica del Partito Democratico e quella parte molto vicina all’attuale segretaria, che vorrebbe un profilo politico candidato a sindaco in grado di ribaltare l’attuale narrazione della città: non più traino economico del Paese e vivace meta per tutto il mondo, ma modello di accoglienza e di integrazione.
Lasciare al centrodestra, oppure alla destra estrema, come avviene in altri Paesi, la frustrazione della classe media impoverita ed emarginata, la paura dei pensionati che vedono erodere le poche risorse sulle quali devono vivere, la frustrazione di chi si accosta a un sistema sanitario non più in grado di essere un welfare globale, è una scelta molto pericolosa che non favorirà il centrosinistra, soprattutto in una città come Milano.
Sono evidenti le distorsioni di una crescita troppo rapida, che ha lasciato indietro molte persone della capitale lombarda. Ma è altrettanto evidente che la risposta a questo non può essere fatta né di slogan né di demagogia woke: deve essere in grado di rassicurare quella parte del Paese e di Milano che oggi si sente abbandonata e che potrebbe molto facilmente cedere alle sirene dell’estremismo.
Come è avvenuto negli Stati Uniti.
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