

A quattro anni dall’invasione russa, questo Speciale raccoglie analisi, testimonianze e riflessioni su una guerra che ha cambiato l’Europa e messo alla prova l’Occidente. Non solo cronaca di distruzione e resistenza, ma interrogativo politico sul futuro dell’ordine europeo, sui limiti della prudenza e sulla responsabilità delle scelte. Perché l’Ucraina non è un fronte lontano: è il banco di prova della nostra idea di libertà.
Quattro anni dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, il tempo non ha reso la questione più semplice, ma più nitida sì. Kyiv resiste, Mosca ha guadagnato pochissimo terreno rispetto a quello che avrebbe voluto (nulla di meno che tutta l’Ucraina), Putin non vuole negoziare alcuna pace che non significhi la resa del nemico.
Tutto ciò mentre i civili ucraini continuano a morire, ormai in una quasi indifferenza del cittadino democratico medio italiano, impegnato in queste settimane a difendere la democrazia dall’ennesima marcia su Roma immaginaria, che si cercherà di fermare eroicamente votando “No” al prossimo referendum giustizia. Un famoso detto andrebbe aggiornato: gli italiani affrontano i referendum come fossero guerre e le guerre come fossero referendum.
Dopo quattro anni le illusioni iniziali sono cadute, ma non tutte. Una parte del pacifismo di matrice cristiana continua a leggere quel 24 febbraio 2022 come l’esplosione tragica di una disputa regionale, un conflitto fra nazionalismi cobelligeranti, un errore diplomatico divenuto guerra. Eppure, fin dall’inizio, era evidente che in gioco non c’era soltanto un confine: c’era l’idea stessa di Europa, la tenuta delle democrazie, il principio che la forza non crea il diritto.
Davanti all’aggressione russa, una parte del pacifismo cristiano ha reagito invocando l’immediata cessazione delle ostilità come valore in sé, senza interrogarsi sul contenuto della pace proposta né sulle conseguenze concrete per le persone lasciate nelle mani degli aggressori.
Improvvisamente, per questo mondo, la resistenza non era più un valore (il 25 aprile, naturalmente, sono tutti in piazza), ma adesso importava piuttosto la desistenza, e la pace poteva andare a braccetto con la negazione della dignità umana, annientata con la barbarie di Bucha, gli stupri di guerra, le deportazioni dei bambini, i missili sull’ospedale pediatrico Ohmatdyt a Kyiv (luglio 2024), con la strage di Sumy la Domenica delle Palme dello scorso anno, coi civili lasciati al gelo e all’oscurità nel rigido inverno, perché Mosca colpisce sistematicamente le infrastrutture energetiche per piegare lo spirito degli ucraini.
La pace come resa di Kyiv a qualunque prezzo: una posizione risuonata più volte tra Perugia e Assisi, dove la Pax Christi è stata confusa con la Pax putiniana.
Come nel 1936 molti cattolici europei non compresero che nella lotta al franchismo in Spagna si stava giocando una partita decisiva contro l’avanzata delle dittature, così oggi tanti cattolici non hanno voluto vedere nell’Ucraina il fronte avanzato di una sfida più ampia alle democrazie liberali. Allora si scambiò la prudenza per saggezza; oggi si scambia l’equidistanza per superiorità morale: né con Putin né con la Nato, né con Mosca né con l’Ue. Nessuno di questi si è chiesto: “Chi paga il prezzo della nostra diserzione?”.
Ecco dunque che il pacifismo di Monaco del 1938 e quello odierno mostrano un tratto comune: la sottovalutazione del progetto dell’avversario. La Russia di Putin non ha iniziato nel 2022 la sua offensiva contro l’Europa. Da anni conduce una guerra ibrida: interferenze elettorali, disinformazione, pressione energetica, sostegno ai movimenti illiberali, destabilizzazione dei confini orientali. L’Ucraina è stata l’anello più visibile di una catena. Non comprenderlo significa ripetere l’errore di chi, negli anni Trenta, credeva di poter circoscrivere l’espansionismo hitleriano a rivendicazioni limitate e temporanee.
In questo quadro, l’asse che si profila tra un trumpismo sempre più illiberale e un putinismo apertamente revisionista agisce come una tenaglia sull’Europa. Un’America che si tramuta in garante dell’ordine illiberale e una Russia determinata a distruggere le democrazie liberali sono due animali feroci che aspettano di divorare il progetto europeo. Se nei primi mesi del 2022 l’Ucraina fosse stata lasciata sola, oggi probabilmente il pasto sarebbe già stato consumato, e avremmo un’Europa più divisa, pronta per essere spartita tra gli imperatori mondiali: un po’ ai ras cino-russi, un po’ alla corte trumpiana.
Gli ucraini stanno salvando la libertà dell’Europa salvando la loro: la resistenza di Kyiv è il “foot-in-the-door” per l’Internazionale illiberale. È motivo di tristezza personale vedere una parte dei cristiani continuare a non capirlo.
Aiutare l’Ucraina non è stato un atto di bellicismo, ma un atto di difesa della dignità della persona. Certo pacifismo cristiano ama citare il Sermone della Montagna, ma dimentica che la tradizione cattolica ha sempre distinto tra l’ideale personale della nonviolenza e la responsabilità pubblica di proteggere l’innocente.
Se non ha ragione Hobbes, con la sua antropologia disperata, non hanno ragione neppure i portatori di un’idea di uomo irenica (il cristianesimo sta all’irenismo come il dolce al salato), che immagina la pace come “stato di natura”. L’uomo è un animale ambivalente. Il cristianesimo non è una religione della tranquillità. È una religione dell’Incarnazione.
Ciò significa che la pace va costruita nella carne della storia, non evocata come un altrove consolatorio. Significa riconoscere che talvolta la difesa dell’aggredito è un atto di carità politica. Non per odio del nemico, ma per amore della giustizia.

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Articolo chiarissimo e sostanzialmente controcorrente, condiviso in toto. “Interessante” sarebbe riproporlo ai seguenti personaggi per ottenerne un parere, con un “scusatemi” in anticipo per il paciugo: Caracciolo, Barbero, Orsini, Di Cesare, Travaglio, Gomez, Canfora, Gruber, Santoro, Vannacci, Salvini, Conte, solo per citarne alcuni. Ma non mi aspetto particolari sorprese, in ogni caso complimenti vivissimi all’autore.
Grazie Alfonso: sintesi perfetta della situazione attuale. Denuncia come il finto pacifismo ancora non riconosca legittima la difesa dell’aggredito e nostro dovere aiutarli. Ancora troppi in Italia considerano la guerra in Ucraina come una disputa tra Russia ed Ucraina e non un’aggressione ingiustificata ad un popolo che si è ribellato alle ingerenze russe (EuroMaidan).