2 pensieri su “Da Hitler a Putin, l’illusione che basti negoziare

  1. Premettendo che alla fine il conto (non) torna, lo spartiacque nel campo dei pacifisti è determinato da una ben precisa categoria: la buona o meno fede. A meno di essere cinici, nessuno ama la guerra – in tutte le sue forme, non solo quelle “cinetiche” -, ma sono del più fermo convincimento che il pacifismo in malafede (troppo assai diffuso secondo me) sia del tutto esecrabile. E ciò dicendo, punto il dito direttamente contro chi lo professa dall’alto della conoscenza e della cultura: mi riferisco quindi ai moltissimi soggetti “elargitori” di scienza e conoscenza, in ambito culturale, educativo, politico, giornalistico, che continuano a fare distinguo, riconfermando puntualmente che buona, se non tutta la parte di responsabilità sia collocata a occidente. Avendo vissuto in prima persona tali dinamiche, riconfermo con forza che questa è una tesi malfidata, reiterata all’infinito senza voler – in modo intellettualmente onesto – riconoscere i crimini, perché di ciò si tratta, che Putin ha puntualmente commesso a partire dalla sua salita al potere: 26 anni fa! E senza alcuna provocazione occidentale. Un esempio? La NATO che ha progressivamente accerchiato la Russia, costringendola a reagire. Di cosa parliamo? E allora, come mai due paesi storicamente neutrali come la Svezia e la Finlandia hanno chiesto di aderire alla NATO? Non sarà stato forse determinato proprio dalla percezione del pericolo rappresentato dalla Russia, con precedenti come la Cecenia (1 e 2), la Georgia, l’annessione della Crimea? Nel mentre uno dei soloni nostrani, all’indomani dell’avvio della Operazione Militare Speciale, accusava la NATO di avere provocato la reazione russa, misconoscendo del tutto – o forse no – la serie di esercitazioni Zapad che la Russia aveva condotto da un certo numero di anni prima. Il solito giochetto dell’uovo e della gallina…
    In altri termini, definisco misera, fuorviante e sopratutto malfidata propaganda quella propalata dai predetti soggetti, i cui nomi lascio immaginare. E costoro sono assolutamente più deleteri e pericolosi della maggioranza sinceramente e ingenuamente pacifista, spesso e volentieri attirata dalle loro attraenti, dotte argomentazioni. Il mio refrain: i pericolosissimi, in quanto “colti”, pifferai magici.

  2. Grazie Alfonso della ricostruzione storica e dell’avver rievocato la figura di George Lansbury che ignoravo completamente.

    Mi chiedo, leggendo questo ed altri tuoi articoli sul tema, se l’argomentazione filosofica, di analisi storica e sociale o semplicemente di buon senso e razionale entri in dialogo con il pacifismo militante, crei intersezioni.

    Temo che certe posizioni, diversamente da quella di Lansbury, siano oggi rigorosamente strumentali legate a narrazioni che non trovano legittimazione in una rigorosa ricostruzione storica, sociale, strategica, filosofica ecc., non la cercano proprio, prediligendo appunto la pura strumentalità e rifiutando conseguentemente ogni dialogo.

    Là dove c’è invece buona fede, le narrazioni strumentali di cui prima, pesantemente veicolate dai media fanno breccia, creando una “nuvola” di illusioni e aspettative di tipo emotivo destinate poi a dissolversi nell’impatto con la realtà, ma che, nella saturazione comunicativa contemporanea, non portano alla critica e alla consapevolezza dell’errore e magari a una rielaborazione, ma lasciano posto a nuove narrazioni in un perenne presente senza memoria.

    In questa decadenza della ragione, il tuo paziente lavoro di recupero, analisi e argomentazione è particolarmente prezioso. Grazie.

Rispondi

InOltre App

GRATIS
VISUALIZZA