


Un tempo dirigente studentesco vicino all’ANC e militante del BDS, Klaas Mokgomole cambiò opinione dopo aver visitato Israele nel 2015. Oggi promuove il dialogo tra neri ed ebrei in Sudafrica, ma le sue posizioni filoisraeliane gli sono costate contestazioni e censura.
Prima di recarsi per la prima volta in Israele nel 2015, l’attivista sudafricano Klaas Mokgomole era un convinto sostenitore del BDS, il movimento per il boicottaggio d’Israele. Tuttavia, dopo aver visto con i suoi occhi la realtà israeliana, la sua vita è cambiata per sempre.
L’arrivo all’aeroporto
Come ha raccontato recentemente all’agenzia di stampa “JNS”, giunto all’aeroporto Ben-Gurion di Tel Aviv, Mokgomole era ancora convinto che in Israele ci fosse un regime di apartheid come quello a cui un tempo erano sottoposti i neri come lui nel suo Paese.
A un impiegato dell’aeroporto chiese dov’era il bagno “per i neri”. Confuso, l’addetto gli ha chiesto: “Che cosa intendi con bagno per i neri?”. Mokgomole gli ha risposto che non voleva essere arrestato per aver usato il bagno sbagliato, al che la risposta è stata: “Scegli quello che vuoi”.
Il sudafricano è entrato in un normale bagno per gli uomini, rimanendo scioccato nel vedere ebrei, arabi, bianchi e neri tutti insieme. “Forse è solo l’aeroporto perché è un luogo internazionale”, si è detto, “e vedremo il vero apartheid quando entreremo nel Paese”.
Ha raccontato a “JNS” che “la mia vita è cambiata quando ho scelto di sostituire la certezza con la curiosità. Vedere le realtà sul campo e interagire con persone con retroterra diversi mi ha trasformato in qualcuno che crede che la convivenza, e non la divisione, offra la strada migliore da seguire”.
Un passato radicale
Originario di un piccolo villaggio nella Provincia del Limpopo, nella zona settentrionale del Sudafrica, oggi residente a Soweto, Mokgomole gestisce dei programmi educativi per fare informazione su Israele. Ma il suo passato rivela una trasformazione profonda.
Da ragazzo, Mokgomole era un dirigente studentesco del ramo giovanile dell’ANC (African National Congress), il partito di governo sudafricano che, dopo il 7 ottobre 2023, ha intentato la causa contro Israele all’Aja con l’accusa di genocidio. Già un decennio prima, alle loro manifestazioni, si potevano sentire persone intonare cori come “un ebreo, un proiettile” e “uccidi gli ebrei, uccidi i sionisti”.
Appena un anno prima della sua prima visita in Israele, era stato espulso dall’Università del Witwatersrand a Johannesburg per aver interrotto un’esibizione del pianista israeliano Yossi Reshef, organizzata dalla SAUJS (South African Union of Jewish Students).
“Eravamo già radicalizzati”, ha detto nell’intervista, spiegando che Israele veniva costantemente paragonato al Sudafrica dell’apartheid. “Stai con persone che non sono mai state in Medio Oriente e prendi tutto per vero”. Ma, dopo la sua espulsione dall’università, suo fratello gli ha consigliato di informarsi su certe questioni prima di unirsi a qualsiasi movimento.
La svolta
Per cominciare, Mokgomole ha acquistato un libro su Israele del giurista americano Alan Dershowitz. Poco dopo, un amico gli ha proposto di unirsi a un viaggio in Israele organizzato dal South African-Israel Forum, che era disposto a dare una possibilità all’ex attivista del BDS.
Nonostante le pressioni online da parte di altri ex leader studenteschi che lo esortavano a non andare, Mokgomole ha deciso di recarsi in Israele. Dopo l’episodio dei bagni all’aeroporto, è stato colpito da una visita nella città di Sderot, nel sud del Paese, dove ha appreso che, negli anni precedenti agli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre, i residenti avevano solo 15 secondi per raggiungere un riparo dai missili provenienti dalla Striscia di Gaza.
“Ho capito che il BDS non mi aveva mai raccontato quella parte della storia e la loro campagna per la Palestina era una maschera per predicare odio contro gli ebrei”, ha detto. Da quel momento in poi, ha deciso di raccontare agli studenti sudafricani ciò che aveva visto in prima persona in Israele “affinché non cadano nella stessa trappola della disinformazione e pensino fuori dagli schemi”.
Oggi Mokgomole collabora con organizzazioni ebraiche sudafricane per costruire ponti tra neri ed ebrei, oltre ad aver fondato un’associazione apposita chiamata Africans for Peace.
Episodi di censura
A fronte di una stretta cooperazione con l’associazionismo ebraico e filoisraeliano sudafricano, Mokgomole è stato anche preso di mira e censurato per le sue posizioni.
Nel marzo 2026, il giornale sudafricano “The Common Sense” ha rivelato che la St Mary’s School di Waverley, una delle più prestigiose scuole femminili in Sudafrica, ha annullato un incontro con Mokgomole, ufficialmente nell’interesse della “salvaguardia e del benessere” delle alunne. In realtà, il giornale ha parlato con delle fonti secondo le quali la scuola ha ricevuto pressioni da parte di genitori musulmani affinché l’attivista filoisraeliano non potesse parlare.
Interpellato da “The Common Sense”, in quell’occasione Mokgomole ha dichiarato: “Ciò che sembra turbare alcuni è che delle voci nere sudafricane non sempre si conformano alla narrazione che vorrebbero controllare. […] Gli studenti non dovrebbero mai essere protetti da prospettive diverse. […] L’istruzione è pensata per coltivare il pensiero critico”.
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Apartheid è un altro slogan per lamentarsi che Israele non permette ai palestinesi di fare ciò che vogliono. E ci mancherebbe che lo facesse, considerando i precedenti.