

Chi è il milionario che ha versato 9 milioni di sterline nelle casse di Nigel Farage, e perché ha deciso di farlo? La risposta porta a Christopher Harborne, imprenditore britannico residente in Thailandia da oltre vent’anni, noto anche come Chakrit Sakunkrit, che ad agosto ha effettuato la più grande donazione mai registrata da un privato vivente a un partito politico nel Regno Unito.
Harborne ha costruito la propria fortuna nel mondo delle criptovalute, entrando in Bitcoin già nel 2011 e accumulando negli anni partecipazioni rilevanti in Tether e Bitfinex attraverso società e partnership registrate in Asia, per poi diversificare in aviazione e investimenti tecnologici. Un finanziatore globale il cui intervento rafforza Farage ma apre anche interrogativi sul ruolo dei grandi capitali transnazionali nel ridisegnare gli equilibri della destra populista inglese.
I legami di Harborne si estendono infatti ben oltre il Regno Unito. È stato tra i finanziatori della nascita dell’hub di Insead a San Francisco, pensato come ponte tra formazione manageriale e ecosistema tecnologico della Silicon Valley, e ha collaborato con Marco Streng, fondatore di Genesis Mining, nella società Singular AI Consulting, attiva tra blockchain e intelligenza artificiale.
Le sue quote nel mondo cripto lo mettono in contatto diretto con ambienti che contano a Washington, dove figure come Howard Lutnick, oggi segretario al Commercio dell’amministrazione Trump, operano sugli stessi circuiti finanziari. Un intreccio che dice molto su dove si muovono questi capitali: non ai margini, ma nel cuore delle relazioni tra finanza globale, tecnologia e potere politico.
Howard Lutnick è un uomo di Wall Street. Ha guidato per anni Cantor Fitzgerald, una delle grandi case del trading obbligazionario, e da lì ha costruito il suo peso politico come grande donatore repubblicano. Nominato segretario al Commercio nell’amministrazione Trump, ha sostenuto apertamente una linea protezionista: dazi mirati contro la Cina, incentivi all’industria manifatturiera statunitense e una stretta sull’export tecnologico, in particolare su intelligenza artificiale e semiconduttori.
Dal suo incarico supervisiona la politica commerciale americana, promuove standard sull’intelligenza artificiale favorevoli agli Stati Uniti, sostiene i sussidi del Chips Act con una revisione dell’efficienza della spesa e spinge su estrazione di terre rare ed espansione energetica. In questo quadro, le sue attività finanziarie si intrecciano con quelle di Christopher Harborne: entrambi gravitano attorno all’ecosistema cripto di iFinex, la holding di Tether e Bitfinex, un ambito opaco e sotto osservazione internazionale che collega finanza non regolata e centri decisionali del potere politico americano.
Il caso Harborne mette così in luce una zona grigia del sistema britannico: le regole elettorali consentono ai cittadini britannici residenti all’estero di finanziare i partiti, pur mantenendo il divieto formale ai fondi stranieri. Farage ha ammesso di parlare con Harborne su base mensile, sostenendo che il donatore non chieda nulla in cambio, eppure Reform spinge apertamente per una deregolamentazione del settore cripto.
È proprio questa coincidenza a sollevare i dubbi dei critici, che ricordano come Farage abbia promosso temi cari al suo finanziatore anche in contesti come eventi dedicati a Bitcoin, alimentando sospetti di conflitto d’interessi. Il partito respinge ogni accusa, ma il tempismo resta: la maxi-donazione arriva mentre Farage promette una “rivoluzione cripto” e persino la creazione di riserve statali in Bitcoin.
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