

Le premesse per il primo congresso del nuovo partito di estrema sinistra, Your Party, creato da Jeremy Corbyn e Zarah Sultana, non erano incoraggianti. I mesi precedenti erano stati un susseguirsi di lotte interne, sfide di potere e accuse reciproche tra i due leader. Tenuto a Liverpool tra il 29 e il 30 novembre, il congresso ha finito per rispecchiare esattamente quel clima, muovendosi tra l’improvvisazione di un collettivo studentesco mal gestito e note orwelliane, con momenti che sembravano usciti da “La fattoria degli animali”.
L’evento, annunciato come il naturale seguito delle assemblee regionali, avrebbe dovuto mettere il sigillo sui documenti fondativi, con il contributo della base. Sulla carta dovevano arrivare in 13.000, sorteggiati per dare un tocco democratico all’operazione. Nella realtà, tra inciampi logistici e faide, si sono presentati in circa 2.000, una platea ridotta che ha dato al congresso l’aria di una festa di compleanno dove tre quarti degli invitati ha deciso all’ultimo di restare a casa.
La conferenza si è aperta nel caos, con Sultana che ha boicottato il primo giorno per protestare contro l’esclusione di delegati vicini ad altri gruppi della sinistra, come il Socialist Workers Party. Nel frattempo i presenti hanno votato per permettere la doppia iscrizione e hanno scelto definitivamente il nome Your Party, scartando proposte come Our Party o Popular Alliance. Hanno poi optato per una guida collettiva tramite un Comitato Esecutivo Centrale composto da membri non parlamentari, così da evitare l’imbarazzo di dover nominare un unico leader e litigare su chi dovesse esserlo. Una chiara strategia di Sultana per evitare che Corbyn assumesse la direzione del partito imponendo la sua visione.
Gli oppositori di Sultana dentro il partito, compresi alcuni sostenitori di Corbyn, l’hanno accusata di spianare la strada ai soliti gruppi dell’estrema sinistra più settaria. Il dibattito seguito al suo intervento è rimasto incandescente, con interventi dal palco che chiedevano apertamente la rimozione dell’attuale leadership. Sultana, dal canto suo, ha ribadito che Your Party deve essere un partito apertamente anti sionista e ha dichiarato che “dobbiamo tagliare ogni legame con lo stato genocida e di apartheid di Israele”, un’affermazione che ha aggiunto un altro strato alla già fitta atmosfera da agit-prop.
Le tensioni hanno raggiunto il culmine tra accuse di epurazioni e cacce alle streghe, con Sultana che denunciava l’emarginazione orchestrata dagli alleati di Corbyn, mentre nuove esclusioni alimentavano boicottaggi ed espulsioni a catena. Le liti scoppiate già prima del congresso su tesseramenti lampo, conti poco chiari e diritti delle persone transgender avevano frantumato le ultime alleanze, spingendo deputati come Adnan Hussain e Iqbal Mohamed a sfilarsi con discreto anticipo. Eppure, in mezzo a questo clima da fattoria orwelliana dove tutti giurano di essere eguali ma qualcuno lo è sempre un po’ di più, il congresso è comunque riuscito a confermare il suo pacchetto di politiche socialiste su redistribuzione della ricchezza, nazionalizzazioni e una linea apertamente anti sionista.
In sostanza, l’ha spuntata Sultana. La deputata, una versione britannica del sindaco di New York Zohran Mamdani con cui condivide una visione radicale, ha sfruttato il peso di Corbyn per far decollare il suo progetto. Raggiunta la massa critica, ha messo da parte il trampolino e imposto una leadership collettiva e una struttura militante, lontane dalla tradizione socialista corbyniana. Con un paradosso finale: in quel congresso, per la prima volta, Corbyn era il moderato.
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Questo articolo me lo salvo e lo propongo al mio corso di scrittura creativa come modello a cui ispirarsi: è davvero eccezionale (al di là del merito, che condivido totalmente).
Da correggere il mese: 29-30 novembre, che nulla toglie alla bella analisi, in pratica lo zoccolo propal britannico
Oh! Mi era sfuggito. Grazie
Bello
Grazie