9 thoughts on “Continuerò a dire con orgoglio che ho vissuto in Israele

  1. sono stato in Israele. Alla vigilia di una guerra, l’ennesima. Presi una macchina a noleggio e andai a dormire nei kibbutz che avevo precedentemente prenotato (naturalmente all’arrivo di me sapevano tutto fino a tre generazioni precedenti, sono efficienti). Sopportai con pazienza un interrogatorio a Fiumicino, uno a Tel Aviv, e il più lungo all’uscita: 45 minuti, con intervento di un ufficiale. Chi mai d’altronde poteva aver voluto fare un giro dei confini di Israele in macchina da solo? Da Gerusalemme al Mar Morto diedi un passaggio a 3 soldati: appoggiarono con naturalezza i mitra sul pavimento manco fossero ombrelli. Salii a Masada da solo e per poco non ci lasciai le penne perchè fui imprevidente: non avevo acqua e pensavo di arrivare subito in cima, invece gli Zeloti si erano arroccati molto bene. Risalendo la valle del Giordano l’appuntamento con le mitragliatrici ai check-point non mi sconvolse più di tanto. Sul Golan mi fermai a fare una foto da lontano all’accampamento dei caschi blu norvegesi che si distinguevano da lontano per i capelli bianchi. Con mio enorme stupore si girò d’improvviso un masso sotto strada: un tank mi puntò un cannone in faccia, quando si dice mimetizzarsi. Scendendo verso il Mar di Galilea, dietro un dosso trovai un elicottero da combattimento fermo a mezz’aria ad aspettarmi. Ad Haifa fui più sereno diciamo. Fu il viaggio più istruttivo ed interessante della mia vita. Giurai a me stesso che, semmai avessi saputo in anticipo della fine del mondo, avrei desiderato morire in Israele: non dimenticherò mai i canti e i balli nei kibbutz al termine della cena, celebravano la vita con gioia e carnalità, facevano conoscere l’Antico Testamento senza averlo studiato. Poi, per cercare di capire meglio, sono stato in Giordania, in Siria, in Libano, in Tunisia, in Egitto, in Marocco, negli Emirati… (sono un agente di viaggi senior)

    1. Mi trovato a Eilat con un’amica nell’agosto del 2011 quando c’è stato un attentato a un autobus della Egged (è stato abbastanza impressionante vedere alla televisione il grosso foro del proiettile che aveva ucciso il soldato seduto esattamente allo stesso posto in cui il giorno prima, su un autobus della stessa compagnia, sulla stessa strada, ero stata seduta io). Due giorni dopo, finito lo shabbat, tutti in piazza a ballare, a rivendicare il loro essere vivi, il loro orgoglioso resistere a ogni tentativo di annientamento, rendendo così onore al titolo del meraviglioso libro di Giulio Meotti sul terrorismo anti israeliano (il più bello mai scritto su questo tema), “Non smetteremo di danzare”.

  2. Io non ci ho vissuto, ma ci sono stata 17 volte, l’ultima lo scorso settembre, in un viaggio di solidarietà organizzato dal KKL: siamo stati nei kibbutz della strage, abbiamo incontrato i sopravvissuti, abbiamo piantato, ognuno di noi, un piccolo eucalipto per ricostruire la foresta distrutta dai macellai di carne umana a Re’im, abbiamo trascorso una meravigliosa serata presso una base militare sul confine con Gaza, dove ci è stata offerta una succulenta grigliata. Ad un certo punto sono arrivate delle jeep, e dai soldati presenti si sono immediatamente levate grida di giubilo, dal che ho capito da dove arrivavano. Sono andata a fotografare una di queste jeep, poi ho chiesto a un soldato che si era attardato:
    – Eravate a Gaza?
    Un momento di esitazione – probabilmente non si aspettava questa domanda, forse si è fermato a chiedersi se poteva rispondere, poi evidentemente ha deciso che poteva, e quindi
    – Sì.
    – Tutti sani e salvi?
    – Per oggi sì.
    – Anche domani!
    – Lo spero.
    – Io lo dico: anche domani.
    – Non si può sapere.
    – Tutti noi preghiamo per voi. E per Israele.
    Si è commosso.
    Spero di poterci tornare al più presto.

  3. Vivo la stessa esperienza, ho vissuto in Israele e anche in altri luoghi ma in Israele volevo tornarci a vivere se non fosse stato per difficoltà personali e spesso ne parlo e le reazioni sono sempre quelle. Chi conosce Israele la pensa come noi, non è solo un fatto di religione, ma è un’esperienza unica, non mi sono mai sentito tanto a casa.

  4. Ua’ che culo i palestinesi, se non sono stati uccisi ad un check point o mutilati da un attacco aereo dell’IdF o se la loro casa non è stata distrutta “possono urlare le loro origini dai tetti, e l’Occidente li applaudirà”. Ad avercelo, un tetto.

  5. Bellissimo articolo di cui condivido la passione e la verità.
    Il futuro dell’occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme e di Kyev.
    Nadia Mai

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