

L’Unità 585 dell’IDF è composta soprattutto da beduini, affiancati da arabi musulmani e cristiani e da una minoranza di ebrei. Richiamata il 7 ottobre per combattere gli assalitori di Hamas, racconta una realtà quasi assente dai media italiani: quella delle minoranze arabe che scelgono di servire Israele, tra integrazione, sacrifici e problemi disciplinari.
Quando i media italiani riportano notizie sull’IDF, generalmente dimenticano che nelle forze armate israeliane non servono solo soldati ebrei, ma anche membri di minoranze quali arabi, beduini, drusi e circassi.
Ciò è particolarmente evidente per quanto riguarda l’Unità 585, nota anche come Gadsar 585, formata prevalentemente da militari beduini. A questi si aggiungono anche diversi arabi musulmani e cristiani, così come una quota minoritaria di ebrei.
Questa unità viene da anni impiegata in particolare per sorvegliare la zona al confine con Gaza. Per questo, il 7 ottobre 2023, nonostante fossero in licenza, i suoi membri sono stati subito richiamati in servizio per affrontare i terroristi entrati in territorio israeliano.
Ciò si inserisce in un quadro più ampio: durante gli attacchi, diversi beduini prestarono soccorso agli ebrei attaccati dai terroristi vicino al confine. Non a caso, secondo fonti come JNS e il Jerusalem Post, almeno 21 beduini sono stati uccisi da Hamas il 7 ottobre.
Intervistato nel luglio 2024 dal Times of Israel, il comandante di battaglione dell’Unità 585, Nader Iada, è arrivato a dire che quelli di Hamas «non sono musulmani», sostenendo che nessun insegnamento del Corano possa giustificare le stragi, gli stupri e i rapimenti di quel giorno.
Arabi e beduini in Israele sono statisticamente più svantaggiati rispetto alla media sul piano socioeconomico e dell’istruzione. Per questo, oltre alle loro classiche mansioni militari, i soldati di questa unità ricevono diversi tipi di sostegno: lezioni di ebraico, corsi di guida, seminari di leadership e opportunità per completare gli studi superiori.
Vengono anche offerte loro borse di studio e programmi di formazione che li aiutano a reintegrarsi nella società civile una volta terminato il servizio militare.
Questo non significa che non ci siano stati problemi: a inizio agosto, Ynetnews ha riportato che per sette mesi l’Unità 585 è rimasta sostanzialmente senza un comandante, dopo che quello precedente era rimasto ferito. In quell’arco di tempo, si sarebbe verificato un deterioramento della disciplina che ha portato a uno scandalo per il coinvolgimento di alcuni soldati in un giro di contrabbando tra Israele e Gaza.
Dopo un’indagine interna, è stato nominato un nuovo comandante, Adir Portugal, anche per riportare la disciplina tra i militari e riabilitare l’immagine dell’unità. Inoltre, sono stati implementati nuovi servizi di assistenza per aiutare quei militari che soffrono di problemi legati alla salute mentale.
I beduini che decidono di arruolarsi come volontari nell’IDF non servono solo nell’Unità 585, e alcuni di loro hanno perso la vita in guerra: Ahmad Abu Latif, sergente di prima classe della 261ª Brigata di fanteria, aveva solo 26 anni quando è rimasto ucciso assieme ad altri venti suoi commilitoni nell’esplosione di un edificio a Gaza, il 22 gennaio 2024.
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Intessante e poco nota è la storia dei circassi, in diaspora dal Caucaso, in quanto perseguitati durante il perido dell’Unione Sovietica. Un popolo suddiviso in tribù, fiero e guerriero per indole; nei confronti dei paesi che li accolsero mostrarono lealtà e fedeltà, anche in Israele. In altri paesi musulmani (Egitto, Siria) hanno raggiunto anche alte cariche militari.
Con riferimento alle notizie dei media – non ho infatti la possibilità di effettuarne un riscontro di persona -, per quanto concerne i beduini, dispiace peraltro riscontrare l’avversione dei cosiddetti coloni nei loro confronti.