
Sarà pur vero che soltanto i cretini non cambiano mai idea, a patto però che non ne cambino troppe, troppo spesso e troppo velocemente. Sembrerebbe invece quest’ultimo il caso di Robert Kennedy jr. di cui, in questi giorni, sta impazzando sui social una seconda tornata dell’ormai celeberrimo discorso “sulla pace e il disarmo”, contro l’industria militare americana.
Un discorso molto coinvolgente, non c’è che dire, ma che si ha il sospetto – confermato dai molti commenti strampalati – intenda semplicemente irretire i soliti gonzi della contro-Disinformazione in servizio permanente, strumentalizzandone ad hoc i contenuti.
Va detto, innanzitutto, che il filmato va in giro per il web senza alcuna data e senza alcun riferimento, se non i titoli roboanti del tipo: «Il sensazionale”, “L’incommensurabile”, “Il formidabile” discorso sulla pace dell’immenso Kennedy …», motivo per cui non sono pochi quelli che credono si tratti di sue attuali dichiarazioni, che impegnerebbero pertanto anche il presidente Trump e la sua amministrazione.
Si tratta invece – come è noto – del discorso elettorale che il figlio e nipote dei Kennedy veri, quelli che hanno fatto la storia, ha tenuto nell’ormai mediaticamente perduto 20 giugno 2023 al “Saint Anselm” College di Goffstown, nel New Hampshire. Non parrà infatti secondario, a questo proposito, che il figlio di Robert e nipote di John in quel periodo non soltanto non fosse trumpiano, bensì addirittura il competitor elettorale di Trump stesso alle presidenziali dello scorso 2024, quale candidato per il partito Repubblicano, dopo che nell’ottobre precedente aveva appunto cambiato idea la prima volta, abbandonando quel “partito famiglia” che anche per lui era il Democratico.
Un discorso emotivamente empatico, senza alcun dubbio, ma i cui meriti risultano obiettivamente difficili da attribuire all’odierno Segretario alla Salute degli USA, così ricompensato da Trump per l’opportuno ritiro dalla corsa alla Casa Bianca, in quanto rivale più pericoloso (stante anche la pochezza messa in campo dai Dem).
Gli indubbi meriti sociolinguistici di Robert “il piccolo”, semmai, sono quelli di aver saputo assemblare in maniera perfetta le molte azzeccatissime citazioni di JfK, mescolate ai ricordi paterni, fino a creare un perfetto Amarcord impossibile da censurare se ascoltato a occhi (e soprattutto orecchie) chiusi.
Un po’ meno condivisibili, però, se quelle similitudini impossibili, o quanto meno azzardate, vorrebbero essere intese a paragonare il clima di guerra fredda durante la crisi dei missili a Cuba (e personaggi del peso di Fidel Castro, o Nikita Krusciov), con l’invasione attuata e subita dai due Vladìmiri, rispettivamente Putin e Zelensky.
In quel discorso di inizio anni ’60, infatti, il presidente Kennedy aveva sì chiesto al popolo americano di mettersi “nelle scarpe” di quello russo e farsi carico delle preoccupazioni geo politiche dell’Urss all’indomani (quasi) della seconda guerra mondiale; fermo restando però che tale appello pagava l’enorme debito di riconoscenza obiettiva che il Presidente americano, portavoce in quel preciso momento storico dell’intero Mondo Occidentale, doveva comunque all’intervento (armato) sovietico, determinante nella sconfitta del nazismo.
In secondo non trascurabile luogo, poi, va detto che la crisi cubana generata dai russi, a differenza di quanto avvenuto oggi a opera di Putin nei confronti di uno Stato sovrano ubicato in Europa, non aveva di fatto generato alcuna invasione. Anzi, se una tentata occupazione (armata) dello stato comunista appena sorto di fronte a Miami c’è stata, per quanto miseramente fallita con il disastroso tentativo di sbarco alla Baia dei Porci – che Kennedy jr. si guarda ben dal citare – fu proprio a opera del presidente John nel 1961. Come pure altrettanto astutamente Robert jr. si astiene dal citare, nel suo marvelous speech, quello storico “Io sono berlinese”, pronunciato sempre dall’immenso – lui sì – zio John all’indomani della costruzione di quel Muro che avrebbe diviso in due per trent’anni la capitale tedesca.
In quel grido, il presidente Kennedy, era infatti dei berlinesi e della loro sofferenza che si faceva carico, non certo delle paure che avevano indotto i trinariciuti oligarchi di Oltrecortina a creare una seconda Germania, fatta però a propria immagine e somiglianza.
Come dire a questo punto due cose: che l’intenzione di Kennedy jr., qualora in buona fede, di parlare al cuore del popolo americano, altro non si è rivelato che il tentativo maldestro da parte dei disinformatori filo putiniani del web, di abbindolare chi non conosce la Storia, né l’esistenza dei libri.
E che da Robert Kennedy jr. potrebbe non convenire acquistare la macchina usata.
Maurizio Scordino (1959). Laureato in Sociologia e in Lettere, saggista, esperto di comunicazione ha vissuto a Londra, Monaco di Baviera e nel nord, centro e sud Italia lavorando (si fa per dire) come cuoco, barista, cameriere, portalettere, marinaio, libraio, giornalista, direttore di casa editrice, di testate locali e televisioni regionali.
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Ottima sintesi del trasformismo politico che caratterizza la ‘democrazia’ americana (e non solo) basata sui dollari. Se si aggiunge il recentissimo voltafaccia, dopo l’insediamento a capo del Servizio Sanitario Nazionale USA, riguardo alle precedenti posizioni ‘no-vax’ (pare si stia rendendo conto adesso di cosa significhi), il quadro descritto molto bene dal bravissimo Maurizio Scordino si arricchisce di una bella cornice di ‘disinformazione’ (di Robert jr.).
Io da lui un’auto non la comprerei neanche nuova.
Non l’accetterei neanche in regalo.
Robert Kennedy Jr è totalmente inaffidabile.
Ho letto da qualche parte che vorrebbe vietare i vaccini mRNA. Sono in fase avanzata le sperimentazioni di questi vaccini, derivati da quelli anti COVID, contro alcuni tipi di cancro. Come la mettiamo Kennedy jr?