3 pensieri su “Come invecchiare indossando la “terza età” con stile e garbo

  1. Ho appena scritto un commento che non ripeterò perché troppo lungo.
    Come in altri casi il mio commento non appare.
    C’è un intoppo nel sistema o sbaglio io la procedura?
    Grazie

  2. Credo di essere stata sempre sobria, in gioventù come adesso.
    Vero, la vecchiaia si manifesta dai 75 agli 80, e non tanto dalla risposta dello specchio, quanto dalle forze che non ti concedono più di fare le cose che ti piacevano (nel mio caso attività manuali anche faticose). Ci provo ancora, ma mi devo arrendere alla realtà di un corpo che non ha più quelle risorse. Mi arrendo all’evidenza, ma in fondo non la accetto.
    Quanto al pensiero della morte (che non dovrebbe appartenerci finché siamo vivi), dipende da come siamo vivi. Ci sono giorni benedetti in cui la salute ti assiste ed il futuro non si pone. Il resto dei giorni, la maggioranza, il pensiero ti visita, indesiderato. Come un sottofondo accompagna le tue distrazioni.

  3. (Daniela Martino)

    Effettivamente invecchiare con stile è un’arte.
    L’esperienza umana è un complesso intreccio di tempo, percezione e speranza, spesso riassunto in modo tagliente da grandi osservatori della vita. Mark Twain, con la sua inconfondibile ironia, sognava un’esistenza capovolta: “La vita sarebbe infinitamente più felice se potessimo nascere all’età di ottant’anni e gradualmente avvicinarci ai diciotto.” Questa provocazione racchiude il desiderio universale di possedere la saggezza della vecchiaia, liberati dai fardelli, per poi godere pienamente dell’energia e delle opportunità della giovinezza, anziché il contrario.
    Il viaggio della vita, tuttavia, procede inesorabilmente in avanti, e la consapevolezza del tempo che scorre si manifesta in modi sempre diversi. Groucho Marx, maestro del cinismo intelligente, ha distillato l’amara verità del progredire degli anni attraverso il prisma della salute e della speranza notturna. La sua distinzione è cruda ma efficace: “La mezza età è quando vai a letto la sera e speri di sentirti meglio al mattino. La vecchiaia è quando vai a letto la sera e speri di svegliarti la mattina.” In queste parole, la spensieratezza si dissolve; il pensiero non è più rivolto al miglioramento della giornata successiva, ma alla semplice, fondamentale sopravvivenza.
    Nonostante le preoccupazioni, i dolori e la nostalgia per ciò che è stato, un approccio più pragmatico e rassicurante ci viene offerto da Charles Augustin De Sainte-Beuve. Il suo aforisma, lapidario e inoppugnabile, offre una sintesi della condizione umana che trascende l’ironia e il lamento: “Invecchiare è ancora il solo mezzo che si sia trovato per vivere a lungo.” Questa frase ci riporta alla realtà. Invecchiare non è semplicemente un processo di decadimento, ma è l’unica garanzia di aver partecipato pienamente al banchetto dell’esistenza. L’età avanzata, con tutte le sue sfide, non è un fallimento, ma il trionfo di aver persistito.
    In definitiva, che si sogni di ringiovanire, che si faccia i conti con le notti insonni della mezza età, o che si accetti l’inevitabilità del tempo, la nostra vita è definita dal tempo che trascorriamo su questa terra. E per quanto paradossali possano sembrare i desideri, solo invecchiando si ottiene la pienezza della vita lunga.

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