

Il processo federale aperto a Oakland contro Meta porta su una scala inedita la battaglia sulla sicurezza dei minori online. Quattro Stati chiedono non soltanto sanzioni miliardarie, ma modifiche strutturali a Instagram e Facebook: limiti d’uso, stop allo scroll infinito e ai contatori dei like. La sentenza potrebbe trasformare per legge il design dei social network.
Il processo che si è aperto a Oakland il 18 agosto scorso segna un salto in avanti ulteriore rispetto al caso KGM*, non è una replica. E ci sono almeno tre elementi che lo rendono un procedimento di natura completamente diversa.
*(Il caso KGM è la causa intentata a Los Angeles da una giovane che ha accusato Instagram e YouTube di aver danneggiato la sua salute mentale attraverso funzioni progettate per creare dipendenza. La giuria ha riconosciuto responsabili entrambe le piattaforme e le ha assegnato un risarcimento di 6 milioni di dollari. n.d.r.)
Siamo davanti al tribunale federale del Northern District of California, con la giudice Yvonne Gonzalez Rogers a presiedere, la stessa che ha già gestito la causa di Elon Musk contro OpenAI e Sam Altman, oltre alla causa di Epic Games contro Apple.
Non una giudice qualunque, quindi, ma una figura che le dinamiche del big tech le conosce molto bene. E ad accusare Meta non è più una singola famiglia, come nel caso KGM di Los Angeles, ma quattro procuratori generali, quelli di California, Colorado, Kentucky e New Jersey, scelti come cause pilota da una coalizione di 29 Stati che aveva avviato l’azione nel 2023. Gli altri venticinque seguiranno più avanti.
E poi, la giuria in questo processo esprimerà solo un verdetto consultivo. Sarà poi la giudice Gonzalez Rogers a dover stabilire la responsabilità di Meta e, in caso di condanna, l’entità delle sanzioni e delle eventuali modifiche imposte al prodotto. Un impianto diverso da quello di KGM, dove la giuria aveva stabilito responsabilità e importi dei danni, lasciando alla giudice Kuhl solo la parola finale sulla cifra.
Sulle cifre in gioco vale la pena essere precisi.
Meta sostiene che gli Stati puntino, in teoria, fino a 1.400 miliardi di dollari di penalità. Gli avvocati dei procuratori generali hanno indicato in un’udienza precedente all’apertura del processo una cifra più realistica, vicina ai 200 miliardi, corrispondente a circa tre anni di utili netti dell’azienda.
Però gli stessi esperti legali consultati dalla stampa statunitense considerano improbabile che si arrivi anche solo vicino ai 1.400 miliardi. Ma il vero terreno di scontro sono le modifiche strutturali richieste per i minori di 18 anni, l’eliminazione dei contatori dei like, dello scroll infinito, l’introduzione di limiti di tempo e controlli più stringenti per impedire l’accesso ai minori di 13.
Il 6 agosto scorso, quindi meno di due settimane fa, un giudice del New Mexico ha già imposto qualcosa di molto simile a Meta, in un caso diverso ma costruito sugli stessi presupposti.
L’azienda è stata condannata a pagare 567 milioni di dollari, che sommati ai 375 milioni della prima fase del processo portano il conto totale a 942 milioni, e soprattutto è stata obbligata a introdurre limiti d’uso mensili per i minorenni, restrizioni alle notifiche notturne e la rimozione dei contatori dei like per i minori di 18 anni.
Cambiare il design per legge
Il procuratore generale Raúl Torrez l’ha definita la prima volta in assoluto in cui un tribunale ha imposto a un social network di cambiare il proprio design per legge, un giudizio ripreso da diverse testate, e l’ha descritta come una sorta di mappa per gli altri Stati.
Quello che si sta discutendo a Oakland, in altre parole, potrebbe portare lo stesso principio a una scala molto più ampia.
Sul fronte dei testimoni, la giudice ha già inflitto un primo colpo a Meta, respingendo il tentativo dell’azienda di escludere dal processo Arturo Bejar, ex ingegnere dell’azienda diventato uno dei suoi critici più esposti, che aveva già testimoniato contro Meta nel processo del New Mexico. Bejar ha iniziato a testimoniare proprio ieri, raccontando alla giuria che le segnalazioni interne su contenuti dannosi ricevuti dagli utenti minorenni, tra cui bullismo, autolesionismo e violenza, venivano sostituite, nella comunicazione pubblica, con metriche diverse e meno allarmanti.
Zuckerberg, secondo quanto riferito dagli stessi procuratori generali, potrebbe testimoniare, anche se ad oggi la decisione non è stata ancora presa. Il processo, da quello che si sa, dovrebbe durare circa sei settimane.
Le aule di tribunale e il futuro del design delle piattaforme
La vicenda del caso KGM aveva già mostrato quanto le aule di tribunale siano diventate il terreno dove si gioca il futuro del design delle piattaforme. Da oggi, a Oakland, quella partita si estende ancora di più.
E se la giudice Gonzalez Rogers dovesse seguire la strada già tracciata dal New Mexico, imponendo modifiche strutturali su ampia scala, per Meta si aprirebbe uno scenario completamente diverso. Perché a quel punto non sarebbe più soltanto una questione di sanzioni, per quanto enormi, ma di intervenire direttamente sul modo in cui le sue app sono state progettate e hanno funzionato fino ad oggi.
Del resto, l’era dei social media, per come li abbiamo sempre conosciuti e usati, è ormai finita. Oakland potrebbe diventare un’altra, importante conferma.
I link di Franz Russo
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