
Come per la guerra a Gaza, anche nel caso del conflitto con l’Iran i media occidentali hanno spesso riportato informazioni false o distorte. Lo si è visto, ad esempio, per quanto riguarda la notizia della scuola femminile iraniana colpita da un bombardamento, per la quale in molti hanno omesso il fatto che si trovava nelle vicinanze di una base militare dell’IRGC, il vero obiettivo del bombardamento, come ha confermato anche l’associazione umanitaria Hengaw.
Ma un esempio ancora più lampante si può vedere nel modo in cui i maggiori media americani e britannici hanno riportato la notizia della morte di Ali Khamenei. In molti casi, come ha rivelato un’analisi del sito “HonestReporting”, sono state omesse o minimizzate le atrocità commesse dall’ayatollah e, in alcuni casi, si è cercato addirittura di mostrarlo sotto una luce positiva.
I giornali americani
Da quando è salito al potere nel 1989 fino alla sua morte, per decenni Khamenei ha fatto incarcerare, torturare e giustiziare innumerevoli dissidenti politici. Sotto la sua guida, nel gennaio 2026 le truppe dell’IRGC hanno sparato sui manifestanti, sterminandone decine di migliaia. Inoltre, per estendere la sua egemonia nella regione, ha foraggiato numerose formazioni terroristiche, quali Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e gli Houthi in Yemen, senza contare l’appoggio fornito al regime di Assad in Siria.
Nonostante ciò, nel riportare la notizia del suo decesso il “Washington Post” ha scritto che Khamenei era noto per la sua “folta barba bianca e il sorriso facile”, aggiungendo che era “una figura molto più amichevole in pubblico” rispetto al suo predecessore Khomeini. Il necrologio metteva in risalto la sua passione per la poesia persiana e per il romanzo “I Miserabili” di Victor Hugo.
Di diverso taglio, ma altrettanto compiacente, è un articolo uscito sul “New York Times”, in cui Khamenei viene definito un “chierico inflessibile” che ha reso “l’Iran una potenza regionale”. Mentre il “Wall Street Journal” ha affermato che l’ayatollah “ha promosso l’ambizione globale del paese, ma ha lottato in casa contro un’economia in declino”.
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I media inglesi
Se al di là dell’Atlantico è questa la situazione, le cose non vanno meglio al di là della Manica, come dimostra la copertura della morte di Khamenei da parte dei più importanti media nel Regno Unito. La “Reuters” ha fatto riferimento alla sua “fiera ostilità” nei confronti d’Israele e degli Stati Uniti, mentre la BBC ha trasmesso immagini di persone in lutto tratte da trasmissioni controllate dal regime.
In tutti questi casi vi è un silenzio quasi totale sulle numerose manifestazioni degli esuli iraniani all’estero, che hanno festeggiato per la morte di colui che per decenni ha guidato un regime teocratico che ha fatto perseguitare e uccidere i dissidenti e stroncato i diritti delle donne.
I precedenti
Anche prima della sua morte, diversi media occidentali hanno cercato di addolcire l’immagine di Khamenei. Nel giugno 2025, all’indomani della guerra dei dodici giorni, sempre “HonestReporting”, il settimanale inglese “The Economist” ha dedicato un articolo a Khamenei, dove veniva descritto come “uno svantaggiato fin dall’inizio”, nonché uno degli otto figli di “un povero religioso del nord-est dell’Iran”. Ironia della sorte, alla fine scrivevano che Khamenei “non va sottovalutato”. La dimostrazione di come, anche su media ritenuti autorevoli, ci siano articoli che invecchiano male.

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