1.Introduzione
“Ricordo un soldato con un fucile entrare dentro casa nostra mentre eravamo tutti riuniti: mio padre, mia madre, mio fratello e mia sorella. E col fucile spianato, dire loro di uscire. Rastrellavano casa dopo casa, prendevano gli uomini e lasciavano le donne e i bambini. Ricordo che cercammo di trattenere nostro padre. Nostra madre piangeva, ma il soldato ci spinse via col suo fucile e poi ordinò a nostro padre di uscire”
Il padre di Nina Hershberg fu tra gli almeno 4.000 ebrei fucilati a Brest Litowsk il 13 luglio 1941.
Questa è la ricostruzione di ciò che accadde quel giorno.
2. Morte ordinata
Ex fortezza di frontiera zarista alla confluenza dei fiumi Bug e Mukhavets, la città di Brest Litovsk (Brze?? nad Bugiem) cadde in mano tedesca nelle ore successive all’inizio di Barbarossa, in seguito all’azione della 45a divisione di fanteria della Wehrmacht e al conseguente ritiro della guarnigione sovietica entro il perimetro della cittadella fortificata costruita sulle isole fluviali.
Dei circa 50.000 residenti registrati dal censimento polacco del 1931, oltre 21.000 formavano una comunità ebraica hassidica di antiche tradizioni risalente alla metà del XIV secolo e dedita prevalentemente ad artigianato e commerci. In seguito agli eventi storici legati alla spartizione della Polonia del settembre 1939 questa comunità israelitica era cresciuta ulteriormente di numero, in probabile proporzione alla popolazione totale della città, che nel settembre 1939 aveva sfiorato i 60.000 abitanti
Tra il 22 e il 23 giugno 1941 tutti costoro, ma in particolare gli ebrei, avevano vissuto con apprensione l’ingresso in città delle prime truppe tedesche, presto seguite dall’Einsatzkommando 7b guidato dall’SS-Sturmbannführer Günther Rausch, che nel breve periodo della sua permanenza a Brest, dal 26 al 28 giugno, aveva trovato il tempo di applicare diverse, non specificate “misure di polizia” (sicherheitspolizeiliche Maßnhmen).

Nei giorni successivi, con la battaglia ancora in corso nella zona della cittadella, la città fu raggiunta anche da uno dei tre battaglioni di polizia assegnati al Polizei Regiment “Mitte”: reggimento di formazione che nella sua marcia ovest-est attraverso la Bielorussia, lascerà dietro di sé una impressionante scia di sangue. (1)
Si trattava del Polizei-Bataillon 307, costituito il 3 ottobre 1940 a Lubecca, da un’unità addestrativa già utilizzata da diversi mesi in Polonia, nella zona di Biala Podlaska, dove tra gli altri compiti aveva acquisito familiarità con le pratiche di “razzismo, pulizia etnica, espropri su base razziale, segregazione degli ebrei e lavoro forzato”: il tutto, proporzionato ovviamente ai livelli del 1940, che seppur già piuttosto virulenti, non erano ancora degenerati nei catastrofici massacri post-inizio Barbarossa.
Il battaglione era organizzato su tre compagnie sotto il comando del maggiore Theodor Stahr, con Oltn. Hans-Albert Salzinger come aiutante di battaglione nonché comandante della 3/307. Al comando delle compagnie 1/307 e 2/307 vi erano invece l’Hauptmann Grube e l’Oberleutnant Siegfried Klocker.
Proveniente da Biala Podlaska nel Generalgovernatorato di Polonia, appena oltre il confine segnato dal fiume Bug, il Polizei-Bataillon 307 era stato subordinato, attraverso il comando del Polizei-Regiment Mitte, al comandante di SS e Polizia settore Russia Centro, HSSPF Erich von dem Bach-Zelewsky: cosa che non lo rendeva dipendente dalla Wehrmacht bensì dall’apparato di SS e Polizia. (2)

In tale veste il Polizei Bataillon 307 era entrato a Brest Litovsk tra il 2 e il 3 luglio 1941 e per alcuni giorni si era impegnato in attività di sicurezza, durante le quali erano state perpetrate diverse esecuzioni di presunte spie, cecchini, saccheggiatori, commissari politici e alcune donne: vale a dire un assaggio di ciò che stava per succedere.
Ed a conferma che qualcosa di molto grave fosse in preparazione, ecco il sinistro monito di Kurt Daluege, comandante della polizia tedesca in ispezione a Brest Litowsk, pronunciato davanti al battaglione schierato: “Besonders schwere Einsätze bevorständen”, ovvero “ci attendono compiti molto difficili”.
In effetti, il vero e proprio debutto genocida del Polizei-Bataillon 307 avvenne nei giorni attorno al 13 luglio 1941, sotto forma di un massacro meticolosamente pianificato ed eseguito, completamente diverso dal caotico ed improvvisato eccidio di Bialystok del 27 giugno precedente, perpetrato dal Polizei-Bataillon 309.
In altre parole, tutti quegli episodi di fantasia criminale che avevano reso il massacro di Bialystok così parossistico e caotico, non furono ripetuti a Brest, dove tutto procedette secondo un piano in più fasi, preciso e ordinato, accompagnato da preventive e false rassicurazioni rilasciate agli ebrei dagli ufficiali tedeschi, circa una presunta disponibilità della Germania a trasferire tutti i residenti israeliti uomini fisicamente idonei, di età compresa tra i 16 e i 60 anni, ai lavori obbligatori nel Reich (3).
Secondo questo piano la città era stata suddivisa in settori, ciascuno dei quali assegnato a una delle compagnie avente il compito di rastrellarlo sistematicamente. Ogni plotone setacciava di volta in volta una strada, suddiviso in due squadre incaricate di perquisire le abitazioni situate alla destra oppure alla sinistra.
L’azione, che si protrasse per circa tre giorni, aveva inizio solitamente tra le sette e le otto del mattino dal settore prescelto, con i poliziotti che costringevano gli abitanti ebrei ad abbandonare le loro case ed i loro averi, salvo quanto trasportabile a mano. Dopodiché gli sfollati di sesso maschile venivano mandati ad un unico punto di raccolta, nei pressi della prigione centrale, dove la massa in attesa era suddivisa in gruppi più piccoli.
Solitamente verso mezzogiorno, dopo la consegna dei bagagli previa rassicurazione che sarebbero stati spediti a destinazione in un convoglio separato, i vari gruppi di ebrei cominciavano ad essere caricati a bordo di autocarri ed avviati verso quelle che credevano fossero le destinazioni di lavoro: in realtà campi aperti per le esecuzioni di massa.
Con tale sistema fu possibile condurre a morte ordinata, in circa due o tre giorni, oltre 4.000 vittime quasi tutte di sesso maschile, con pause tra una fucilazione e l’altra, rotazioni frequenti del personale dei plotone di esecuzione e sospensione delle attività per consentire ai poliziotti di consumare il rancio, comprese porzioni di fragole col latte ed altre leccornie: un particolare che denota una certa attenzione da parte dei comandanti di compagnia al benessere morale e materiale dei loro uomini, così scrupolosamente impegnati a perpetrare una sanguinosa carneficina.
Ben presto però, a dispetto delle modalità più ordinate e razionali rispetto a quelle caotiche di Bialystok, l’eccidio assunse connotati brutali. Gli ebrei venivano presi a calci e percossi mentre si dirigevano verso le fosse, laddove i plotoni di esecuzione, formati apparentemente solo da poliziotti volontari, cominciarono a loro volta a perdere la precisione del tiro: tanto che un numero sempre crescente di ebrei, a volte solo lievemente feriti, finì per cadere nelle fosse addosso a coloro che erano già stati colpiti, spesso perdendo i sensi e rimanendo sepolti vivi dal successivo gruppo di vittime.
I più sfortunati languirono in una lenta agonia e finirono per morire dopo molte ore se non giorni, uccisi non dalle ferite ma per soffocamento o per il peso dei corpi sopra di loro.
Secondo i ricordi di almeno due dei poliziotti, dopo una giornata di esecuzioni si potevano ancora sentire distintamente le grida di aiuto dei feriti rimasti nella fossa. Solo in alcuni casi i feriti ricevettero il colpo di grazia.
Vediamo ora alcuni dettagli sul coinvolgimento nell’eccidio delle singole compagnie del battaglione:
?1/Polizei-Batillon 307
Tra le ore 07:00 e le ore 08:00, mentre una parte della compagnia procedeva al cordonamento del settore assegnato, il personale di uno del plotoni irrompeva casa dopo casa, espellendone gli ebrei e radunandoli, con i loro bagagli, in mezzo alla strada. Successivamente, a gruppi di 50 ed ignare della propria sorte, le vittime furono scortate fino a un piazzale vicino al carcere, dove rimasero in attesa della fine del rastrellamento. Verso mezzogiorno, mentre metà della compagnia ritornava nei propri alloggi per consumare il rancio, l’altra metà veniva lasciata a sorvegliare gli ebrei, finché nel primo pomeriggio non arrivarono i camion.
Su ciascuno di essi furono caricati 30 o 40 ebrei, per un viaggio di circa 15-20 minuti, che terminava in una zona aperta e sabbiosa. Qui le vittime furono prelevate e portate in cima ad una bassa collina circondata da un doppio cordone di poliziotti dove, nel corso della mattinata, un gruppo di 60 ebrei aveva provveduto a scavare una grande fossa comune. A lavori di scavo terminati, questi uomini erano stati uccisi con colpi alla testa da un kommando della polizia e ora giacevano nella fossa, in piena vista delle vittime appena scese dagli autocarri.
A gruppi di dieci gli ebrei venivano allineati lungo il bordo della fossa e quindi fucilati da plotoni di esecuzione composti da due gruppi di dieci poliziotti. Ad alcune vittime venne dato il colpo di grazia, mentre altre, cadute sul bordo, furono fatte rotolare nel fosso.
Le esecuzioni continuarono fino al tramonto, per poi riprendere il giorno successivo.

?2/Polizei-Batillon 307.
Le modalità di rastrellamento del settore assegnato alla compagnia 2/307 futono identiche a quelle della 1/307. Le vittime di questa compagnia furono radunate nel cortile di un edificio, una scuola o di una caserma, e poi caricate su 13 autocarri.
Dopo 20 minuti i veicoli si avvicinarono a un terreno ondulato, coperto da macchie di vegetazione, dove si trovava una lunga trincea, probabilmente un fossato anticarro sovietico, sormontato da un cumulo di sabbia. La trincea era circondata da un cordone di poliziotti.
A quel punto dopo essere stati fatti scendere a colpi di bastone e calcio dei fucili, gli ebrei furono spinti in gruppi in cima al terrapieno dove li attendeva un plotone di esecuzione della 2/307 incaricato delle fucilazioni.
Anche in questo caso le esecuzioni sono state sospese nel pomeriggio e riprese il giorno successivo
?3/Polizei-Batillon 307.
Nel caso del 3/307, le operazioni di rastrellamento sarebbero iniziate alle 3:00 e sarebbero state completate in circa tre ore, con le vittime e tutti i loro bagagli radunate nel cortile della scuola davanti agli alloggi della compagnia.
Poi, dal primo pomeriggio e fino alle 17:00 o alle 18:00 circa, gli ebrei furono caricati su autocarri che facevano la spola tra la scuola e un vasto terreno collinare vicino al fiume Bug, a circa mezz’ora di distanza, dove si trovavano vecchi bunker sovietici e due o tre fossati anticarro.
Quando i camion arrivavano a destinazione, le vittime venivano prelevate a gruppi di dieci e spinte fino al bordo di uno dei fossati, dove li aspettava un kommando di 20 poliziotti agli ordini di un comandante di plotone. Ogni vittima veniva uccisa da due poliziotti e ogni quarto d’ora l’intero kommando veniva sostituito da un’altra squadra. Le esecuzioni, circa 600, continuarono fino al tramonto, dopodiché furono sospese per poi riprendere il giorno successivo.
Nel complesso, la 3/307 avrebbe fucilato tra 1.200 e 1.500 ebrei, tra cui una dozzina di donne che avevano scelto di seguire i loro mariti nella morte.

3. Dal rapporto della ZentraleStelleLudwigsburg
Quelli che seguono sono estratti dai documenti raccolti dalla ZStL (4) e quindi confluiti nel rapporto finale redatto nel 1964 e poi trasmesso alla Procura di Lubecca per la richiesta di apertura delle indagini preliminari contro Salzinger ed altri tre membri del battaglione. (5) Leggiamo alcuni passaggi.
Le esecuzioni sono state perpetrate nel sud della città di Brest Litowsk, oltre le fortificazioni, in una landa di dune di sabbia. Per arrivarci dal centro città ci volevano circa 15 minuti. Le colline erano ricoperte da bassa vegetazione e il terreno era sabbioso. Erano stati scavati almeno 12 fossati, che avevano le seguenti dimensioni: 32 piedi di lunghezza, 8 piedi di larghezza e 9-13 piedi di profondità. Ogni trincea poteva contenere fino a 600 corpi. Il terreno scavato era stato ammucchiato su entrambe le estremità. Non erano disponibili cloruro di calce o altri disinfettanti. Alcuni ebrei furono trasportati su camion, mentre altri erano stati fatti uscire dalla città in una lunga colonna che venne poi fermata a circa 300 metri dalle fosse. Una volta arrivati hanno dovuto consegnare i loro bagagli, che finirono ammucchiati in uno spazio aperto. Successivamente, divisi in gruppi di circa 50 persone, furono portati sul bordo delle fosse e costretti a giacere pancia a terra lungo entrambi i lati, in modo che solo la testa sporgesse dal bordo della fossa. Dietro ogni ebreo c’era un fuciliere armato con un Gewehr 98 con baionetta inastata. La canna veniva puntata alla testa della vittima, con la baionetta appoggiata sul collo, in modo che il proiettile colpisse la nuca con un angolo di 45 gradi. In questo modo l’intera parte superiore del cranio veniva strappata via dal colpo. In molti casi però, se l’angolo di inclinazione del fucile era troppo ampio o se il collo della vittima si contraeva verso l’alto al momento dello sparo, il proiettile colpiva il collo. In quei casi, ufficiali o capi plotone intervenivano con le loro armi, per dare il colpo di grazia ai feriti. Dopodiché, il fuciliere gettava il corpo nella fossa, spingendolo per i piedi.
Il primo giorno le esecuzioni continuarono ininterrottamente fino al tardo pomeriggio. All’inizio venivano fucilate 10-12 persone alla volta. Tuttavia, questa uniformità non potè essere mantenuta a lungo e in breve tempo le sequenze divennero irregolari. Gli ebrei venivano portati alla fossa comune con i loro vestiti addosso e non fu ordinato loro di toglierli. Tale descrizione del massacro è tratta dalla testimonianza dell’ex poliziotto Heinrich Meier, che fece parte del plotone di esecuzione e prese parte alle fucilazioni. Ma continuiamo la lettura degli atti.
Secondo le testimonianze di altri membri della sua compagnia in alcuni casi gli ebrei dovettero scavarsi la fossa sotto la sorveglianza dei poliziotti. Secondo altri membri del battaglione, anch’essi parte del plotone di esecuzione, gli ebrei furono perlopiù allineati ai bordi della fossa, con due poliziotti a prenderli di mira: uno puntando alla testa e l’altro al cuore.
Quella sera i membri del battaglione che avevano partecipato alle esecuzioni ricevettero una razione speciale di fragole e panna.
Le valutazioni numeriche dei partecipanti coinvolti nelle esecuzioni variano da un minimo di 6.000 a un massimo di 10.000 vittime. Un punto di riferimento per valutare il numero totale è lo scavo di almeno 10-12 fossati, ciascuno in grado di contenere almeno 600 corpi. La fucilazione si è protratta per almeno tre giorni. Radio Mosca ha riferito a suo tempo di 5.000 persone uccise in questa operazione. L’EM del 24 luglio 1941 riporta la liquidazione di 4.435 persone […]. (6)
Secondo la testimonianza del capo plotone che faceva parte di un plotone di esecuzione, durante la fucilazione alla quale aveva preso parte erano state uccise anche 10 o 12 donne. Queste donne non erano state arrestate, ma avevano deciso di seguire volontariamente i mariti, e non si erano separate da essi nemmeno quando i loro uomini erano stati schierati davanti alla trincea per essere fucilati. Erano state quindi fucilate anch’esse.
In un caso, presso la fossa dove il testimone si trovava, erano in fila quattro donne. Il testimone non ricorda di aver visto bambini. Nei gruppi di vittime dove le donne avevano seguito i mariti, è accaduto anche che alcune coppie rimanessero abbracciate fino a pochi istanti prima dell’esecuzione, ovvero fino a subito prima che i comandanti del plotone le costringessero separarsi. Quindi, le donne presero le mani dei mariti e morirono con loro.
Il membro di un plotone di esecuzione. Manthey conferma di aver visto alcune donne tra le vittime. In particolare vi sarebbe stata anche una donna con un bambino, che volontariamente scelse di unirsi a suo marito nella morte. Nella sua testimonianza Hancke afferma di avere visto diversi ebrei feriti giacere sul fondo della fossa senza che nessuno scendesse a dare loro il colpo di grazia.

4. Dagli atti della Procura di Lubecca
Quella che segue è una sintesi dei fatti ricostruiti dalla Procura di Lubecca (7) sulla base delle testimonianze rese da alcuni ex ufficiali delle tre compagnie nel corso delle indagini preliminari che avrebbero poi portato alla richiesta di rinvio a giudizio per Salzinger ed altri, presentata al Tribunale di Lubecca il 21 settembre 1970. Ciascuna testimonianza riflette ovviamente lo specifico angolo di visione del testimone e per questo motivo, trattandosi di un’azione durata più giorni, in luoghi diversi, possono esserci differenze in merito ai tempi, ai metodi, alle tecniche e alla descrizione dei dettagli.
?Prima compagnia (1/307)
Fin dal mattino un gruppo di circa 60 ebrei aveva provveduto a scavare una fossa lunga dai 50 ai 65 metri, larga 6 piedi e profonda 3 piedi. Ad opera ultimata questi 60 ebrei erano stati fucilati da un plotone d’esecuzione formato da 15 uomini. Gli ebrei sono stati costretti ad allinearsi lungo il bordo dello scavo, rivolti verso l’interno e con le spalle al plotone di esecuzione. Alcuni di loro non furono colpiti a morte e caddero nella fossa ancora vivi. Costoro furono poi uccisi con il colpo di grazia inferto da singoli componenti del plotone di esecuzione.
Poi, a gruppi di dieci, gli altri ebrei furono portati alla trincea attraverso un terrapieno di sabbia posto oltre il cordone di sicurezza e furono allineati lungo il bordo della fossa, rivolti verso l’interno. Quindi su ordine del capo plotone, furono uccisi da un plotone di esecuzione composto da 20 uomini posti a una distanza compresa tra 15 e 30 piedi.
Gli ebrei che non caddero nella fossa furono gettati dentro da alcuni membri della compagnia incaricata. Gli ebrei che non morivano subito ricevettero il colpo di grazia.
L’operazione è durata fino al tramonto. È possibile che vi siano state tra le 2.000 e le 3.000 vittime. Tra i fucilati vi erano ebrei, polacchi, russi ed anche soldati russi catturato in abiti civili, considerati tali per via delle loro teste rasate.
La mattina dopo la compagnia fu incaricata dal battaglione di fornire un plotone di esecuzione. L’Hauptmann Gruber richiese quindi dei volontari. Ce ne furono così tanti da porre l’imbarazzo della scelta. La sparatoria si protrasse dalle 09:00 fino a tardi. Furono uccisi solo uomini per un totale stimato di altri 1.500 fucilati.
?Seconda compagnia (2/307)
Il trasporto è stato effettuato con 13 autocarri, ognuno dei quali riempito con circa 30 ebrei. Molti di loro furono costretti a salire a bordo a colpi di manganello e di calci di fucile. Gli ebrei furono poi spinti verso la fossa, sempre con ripetuti colpi inferti dagli uomini di guardia per incoraggiarli ad andare più veloci.
Mentre il testimone H. afferma che il plotone di esecuzione fosse stato diviso in due gruppi, ciascuno dei quali incaricato di sparare a gruppi di delle quali 12 ebrei allineati davanti lungo il fossato, il testimone M. parla invece di gruppi di 10 o 12 ebrei costretti a giacere distesi, con la testa sporgente oltre il bordo della fossa. Dietro ogni ebreo c’era un fuciliere che, armato di fucile con la baionetta inastata, appoggiava la punta della baionetta sul collo della vittima per poi premeva il grilletto. L’assassino doveva poi gettare il corpo della vittima nella fossa afferrandolo per le gambe. Circa 1.500 ebrei furono uccisi in questo modo
Al termine della prima giornata i membri della seconda compagnia tornarono ai loro alloggi. L’azione, per questa compagnia è durata due o tre giorni.
?Terza compagnia (3/307)
Il luogo dell’esecuzione consisteva in due o tre fosse, ciascuna lunga 100 piedi, larga 6 piedi e profonda 10 piedi. Gli ebrei furono costretti ad avvicinarsi a gruppi di dieci. Dopodichè venivano fatti allineare lungo il bordo con la schiena verso l’interno. Alla fucilazione provvedeva un plotone della compagnia composto da 20 uomini, posti una distanza di 30 piedi. Ogni ebreo veniva preso di mira da due fucilieri, che miravano alla testa e al cuore. Ogni 15 minuti il plotone di esecuzione veniva rimpiazzato da un altro plotone. Al termine delle fucilazioni i corpi furono ricoperti con arbusti e sabbia.
5. Dalla testimonianza del poliziotto Heinrich Meier della 2/307
Oltre alle ricostruzioni fatte da Ludwigsburg e dal Procuratore di Lubecca, può essere interessante leggere la testimonianza resa dal poliziotto Heinrich Meier allo stesso pubblico ministero: (8)
Quella mattina fummo svegliati alle 03:00. Il giorno dell’esecuzione era probabilmente il 10 luglio 1941. Per prima cosa ci fu ordinato di radunarci all’appello equipaggiati con fucili “98” e munizioni. Ci fu dato il compito di fare uscire in strada tutti gli ebrei di sesso maschile del mostro settore, ai quali fu permesso di indossare i loro vestiti e portare con sé tutti i bagagli che riuscivano a trasportare. Ci fu detto che gli ebrei sarebbero stati mandati a lavorare in Germania.
Il rastrellamento degli ebrei e il loro assembramento nelle strade del quartiere ebraico è continuato fino alle 06:00. Una parte del nostro battaglione è stata inviata con i camion sul luogo dell’esecuzione. Il resto dell’unità fu lasciato a sorvegliare gli ebrei radunati nelle strade.
Il sito era situato a sud di Brest Litovsk vicino alle fortificazioni ed appariva come un terreno con dune ondulate. Ci vollero circa quindici minuti per raggiungerlo dal centro della città.
Quando siamo arrivati, verso le 06:30, siamo stati avvicinati da un’unità delle SS, sicuramente una compagnia. I soldati delle SS, armati di mitragliatrici, hanno cinturato un’area circolare di 650 metri di diametro. Oltre alle SS c’erano membri dell’SD, in uniforme grigia.
A giudicare da quanto appresi più tardi, dopo l’esecuzione degli ebrei maschi, questi soldati si sarebbero occupati anche delle donne e dei bambini, che sarebbero stati portati ai luoghi d’esecuzione dopo il tramonto.
C’erano dodici trincee lunghe 33 piedi, larghe 8 e profonde 10/13 piedi. Credo che ciascuna di esse potesse contenere fino a 600 corpi.
Non avevamo cloruro di calce né altri disinfettanti. Poco dopo il nostro arrivo arrivò dalla città una lunga colonna di ebrei. Fu fermata a circa 300 metri dalle fosse. Mentre gli ebrei posavano i loro bagagli, i comandanti del plotone designarono i soldati assegnati al plotone di esecuzione. Poi ci venne spiegato come doveva essere eseguita la fucilazione.
Secondo le istruzioni impartiteci, gli ebrei dovevano essere portati alle trincee in gruppi di 50 e costretti a giacere a faccia in giù, lungo entrambi i lati, in modo che la testa sporgesse oltre il bordo della fossa. Dietro ogni ebreo c’era un soldato armato di un fucile “98” con baionetta inastata. L’esecuzione avveniva in questo modo: la punta della baionetta doveva essere appoggiata sulla nuca delle vittime. Successivamente, il fucile andava inclinato con un angolo di 45 gradi e quindi si doveva premere il grilletto.
Accadeva spesso che tutta la parte superiore del cranio venisse strappata via, dall’impatto del proiettile. Di tanto in tanto però, se l’angolo di tiro risultava troppo ampio, oppure nel caso in cui la testa della vittima si fosse sollevata di scatto durante lo sparo, poteva succedere che il proiettile si limitasse a squarciare il collo senza causare la morte. In questi casi doveva intervenire un ufficiale o il comandante del plotone con una pistola per infliggere il colpo di grazia alla vittima.
Noi soldati dovevamo poi gettare i corpi nelle fosse, ma non ci fu nessuno che volle scendere sul fondo ad impilarli con ordine. L’esecuzione si protrasse fino a sera con queste modalità. All’inizio venivano fucilati gruppi di 12 uomini alla volta; dopodiché divenne impossibile mantenere l’uniformità delle sequenze e tutto si fece più caotico.
Gli ebrei furono portati nelle fosse con i loro vestiti e non furono costretti a toglierseli. L’azione terminò alle 16 del pomeriggio; dopodiché fummo riportati ai nostri alloggi con gli autocarri.
Per quanto ricordo, durante quel giorno non ricevemmo cibo e neanche alcool. Ricordo che non ci fermammo neppure una volta.
Non ci è stato ordinato di mantenere il segreto sull’azione, ma credo che a cose fatte nessuno di noi ne abbia più parlato.
Devo dire che tutti gli ebrei di cui ho parlato hanno affrontato il loro destino con stoicismo ed eroico autocontrollo.
Personalmente ho vissuto l’azione come fossi in trance e non ho fatto altro che rimanere stupito dal comportamento degli ebrei. Secondo il mio attuale punto di vista interrogandomi sulle mie azioni di quel tempo, posso affermare in tutta onestà che le azioni che tutti noi commettemmo non furono altro che omicidio.

Note
1) Ai tre battaglioni di polizia del Polizei-Regiment Mitte (307, 316, 322) sono attribuite, nel periodo luglio/dicembre 1941, oltre 37.000 vittime e 35.000 deportati. Si consideri che la forza complessiva dei tre battaglioni era di circa 1.650 uomini in tutto.
2) La subordinazione dei battaglioni di polizia in area operativa era una questione piuttosto complicata: alcuni dipendevano dai comandi di retrovia della Wehrmacht attraverso i comandi delle divisioni di sicurezza; altri invece dagli alti comandi di SS e Polizia (HSSPF) come nel caso del Polizei-Bataillon 307; altri ancora dai comandi della polizia (BdO) nei territori occupati; alcuni infine dai comandi degli Einsatzgruppen, ovvero i gruppi mobili di sterminio.
3) Su questo punto si vedano le testimonianze dei poliziotti pubblicate in Christopher Browning, Nazi policy, Jewish workers, German killers, Cambridge 2003, p. 121.
4) ZStL 204 AR-Z 82/61 vs Salzinger ed altri. La Zentrale Stelle der Landesjustizverwaltungen è l’ente del Ministero della Giustizia federale tedesco preposto alla ricerca fonti, analisi documentali ed indagini preliminari sui crimini del III Reich, mediante l’apertura di potenziali casi investigativi elaborati in fascicoli da trasmettere alle procure territoriali competenti per l’avvio delle indagini e l’eventuale composizione della richiesta di rinvio a giudizio. Nel caso di Brest Litowsk ZStL trasmise il fascicolo alla procura di Lubecca, nonché a quella di Kiel, causa parziale stralcio della posizione di uno degli indagati.
5) Le testimonianze di 26 poliziotti erano state raccolte dalla ZStL nel fascicolo 204 AR-Z 82/61 e poi trasmesse alla procura di Lubecca per le indagini preliminari. Dalle testimonianze si evincono alcune differenze di dettaglio riguardanti in particolare date, tempi e modalità, le quali riflettono differenti momenti del massacro, così come le frequenti rotazioni del personale di volta in volta assegnato ai plotoni di esecuzione. Inutile ricordare che ogni testimonianza è la fotografia del ricordo dalla prospettiva personale del testimone, non necessariamente identica in termini di dettagli, da quella di un altro testimone.
6) Gli EM sono gli Ereignismeldungen, ovvero i Rapporti della Situazione, compilati con frequenza quasi giornaliera dai comandanti degli Einsatzgruppen dal luglio 1941 all’aprile 1942 e trasmessi a Berlino. In essi sono riportati i dati sulle esecuzioni con luoghi e numeri delle vittime. Gli EM hanno rappresentato una delle principali fonti d’accusa nel processo di Norimberga agli Einsatzgruppen.
7) StAw Lubecca – 2PJs 189/64 del 21/9/70.
8) La testimonianza di Heinrich Meier è riportata in: Paul Kohl, Der Krieg der Deutsche Wehrmacht und der Polizei, 1941-1944. Francoforte SM, 1995, p. 224-225.
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