di Guido Gargiulo di Osservatorio Esteri Taiwan

“Taiwan dovrebbe pagarci per la difesa, non ci dà niente.” Con queste parole, il tycoon Donald Trump si è espresso circa un mese fa rispondendo ad alcune domande su Taiwan e la sicurezza nell’Indo-Pacifico. Mentre da un lato ha sottolineato che gli Stati Uniti non sono una compagnia di assicurazioni e che l’isola è lontana dagli USA, dall’altro ha elogiato Xi Jinping definendolo “intelligente” e capace di controllare 1,4 miliardi di persone. Queste dichiarazioni sollevano interrogativi su come potrebbero evolvere le relazioni tra Stati Uniti e Taiwan in caso di una nuova vittoria elettorale di Trump a novembre. Che futuro si prospetta per Taiwan in uno scenario Trump 2.0?
Le parole di Trump verso la Cina di Xi Jinping sono quasi lusinghiere, mentre nei confronti di Taiwan sono parse piuttosto critiche, accusandola di aver monopolizzato l’industria dei semiconduttori negli Stati Uniti. Queste affermazioni, fatte durante la sua campagna elettorale, hanno un impatto significativo su Taiwan, che potrebbe trovarsi a fronteggiare un nuovo scenario nell’ indo-pacifico con Pechino pronta a sfruttare un eventuale indebolimento delle relazioni USA-Taiwan. La Cina sta poi già traendo beneficio da questa situazione di transizione degli Stati Uniti, dopo il ritiro dalla corsa alle presidenziali del Presidente Biden. Lo si è visto con le Filippine, continuando a minacciare i pescherecci filippini e lo si vede con Taiwan, dove Xi non ha mai smesso di inviare jet militari attorno all’isola, aumentando il numero di minacce militari, per mantenere alto il livello di tensione su Taiwan. Taipei sa che non può fare a meno del supporto degli Stati Uniti, soprattutto lato militare.
Il premier taiwanese Cho Jung-tai ha risposto alle dichiarazioni di Trump, affermando che l’isola è disposta a spendere di più per la propria sicurezza.
Cho ha sottolineato che Taiwan ha costantemente rafforzato il proprio budget per la difesa e ha adattato il periodo di leva obbligatoria per dimostrare la sua responsabilità come membro della comunità internazionale. Taiwan, dunque, è determinata a prendere su di sé maggiori responsabilità per la sicurezza dello Stretto di Taiwan e dell’Indo-Pacifico. Alle affermazioni di Trump ha risposto anche il ministro degli Esteri Lin Chia-lung. Lin ha sottolineato che le relazioni Taiwan-USA sono basate sul supporto bipartisan negli Stati Uniti, riconoscendo il consenso sull’importanza della minaccia cinese, aggiungendo che Taiwan deve fare forte affidamento su sé stessa per la difesa. Lin ha infine ribadito la necessità di prestare attenzione agli obiettivi centenari della Cina, tra cui la costruzione di un esercito di livello mondiale entro il 2049, ma ha sottolineato l’importanza di rimanere uniti di fronte a una possibile invasione cinese.
Nonostante l’importanza strategica di Taiwan come principale produttore mondiale di semiconduttori, Trump ha paragonato la spesa militare statunitense per Taiwan ad una polizza assicurativa, chiedendosi perché gli Stati Uniti dovrebbero continuare a sostenerla senza un adeguato compenso. Questo approccio vede il supporto a Taiwan come un servizio che richiede un pagamento, piuttosto che un impegno strategico.
Taiwan si trova quindi sotto una crescente pressione per rafforzare le proprie capacità di difesa e deterrenza nei confronti della Cina, soprattutto in vista delle elezioni statunitensi di novembre. L’ufficio del presidente Lai Ching-te ritiene che Taiwan dovrà continuare ad aumentare la spesa per la difesa, avendo già raggiunto il 2,6% del PIL quest’anno, con un ulteriore incremento che è previsto per il 2025. Questi sforzi includono l’acquisto di più armi dagli Stati Uniti, nonostante il ritardo nella consegna di armamenti già acquistati per un valore di circa 19 miliardi di dollari.
Nel frattempo, Il candidato alla vicepresidenza di Trump, J.D. Vance, noto per le sue posizioni dure sulla Cina, potrebbe influenzare la politica estera degli Stati Uniti. Vance ha infatti già introdotto legislazioni per limitare l’accesso cinese ai mercati finanziari statunitensi. La sua posizione potrebbe rafforzare la linea dura in politica estera di Trump contro la Cina, ma allo stesso tempo, il suo approccio isolazionista potrebbe ridurre l’impegno militare statunitense in Asia.
A complicare però ulteriormente la situazione, c’è la discussione di un recente disegno di legge bipartisan, il PRC Risk Transparency Act, che richiederebbe alle società quotate negli USA di dichiarare i propri asset e attività in Cina e stimare le perdite economiche in caso di un attacco cinese a Taiwan. Questa proposta obbligherebbe le aziende a divulgare annualmente informazioni finanziarie e operazioni in Cina e a svolgere analisi di sicurezza delle loro esposizioni. Se approvata, la misura potrebbe ridurre significativamente il commercio bilaterale e aumentare l’incertezza economica, costringendo le aziende a pianificare scenari di crisi, incluso un possibile sequestro dei loro beni da parte del governo cinese.
Per Taiwan, un secondo mandato del Tycoon potrebbe significare una politica estera ancora più imprevedibile, con Taiwan che dovrà navigare tra il sostegno potenzialmente condizionato degli Stati Uniti e la crescente aggressività della Cina.
Le parole di Trump sono un campanello d’allarme forte per Lai Ching-te, che deve riuscire ad affrontare un eventuale supporto limitato degli Stati Uniti, rafforzando il più possibile la cooperazione con i suoi vicini, in particolar modo il Giappone. Forse per Taiwan, un mandato Harris-Walz potrebbe essere un sollievo per la normale continuazione dei rapporti tra i due paesi.
Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
