

Dietro una delle accuse più ricorrenti contro Israele esiste una realtà quasi mai raccontata: israeliani che hanno donato organi a palestinesi, anche bambini, salvando vite. Storie documentate che non cancellano il conflitto, ma ne incrinano le caricature più comode.
Una delle teorie complottiste più diffuse su Israele, già da prima del 7 ottobre, è che l’IDF rubi gli organi dai cadaveri dei palestinesi. Una teoria che ha cominciato a diffondersi soprattutto dal 2009, quando un articolo del giornale svedese “Aftonbladet” ha riportato il caso del corpo di un palestinese ucciso che sarebbe stato presumibilmente tagliato e ricucito dopo che gli sarebbero stati espiantati gli organi.
In seguito, è emerso che la notizia non era stata verificata in alcun modo, ma prima della smentita fece in tempo a fare il giro del mondo.
Quello che invece i media internazionali raramente riportano, ma che invece è ampiamente dimostrato e documentato, è il fatto che in taluni casi degli israeliani hanno donato i loro organi a dei palestinesi che ne avevano bisogno, talvolta salvandoli da morte certa.
Il fegato di Talia Eden
Uno degli ultimi episodi di questo tipo riguarda Talia Eden, 39 anni, accademica che lavora presso l’Università Bar-Ilan, la quale si è recentemente sottoposta a un intervento chirurgico per donare una parte del suo fegato a Bissan, una neonata palestinese di otto mesi di Gerusalemme. L’operazione, durata complessivamente sei ore, è avvenuta presso il Centro Medico per Bambini Clalit-Schneider.
Secondo il sito “Jewish News”, Bissan è nata con una rara patologia che colpisce il fegato, e i dottori avevano spiegato alla famiglia che senza il trapianto di un fegato sano non sarebbe sopravvissuta. Nessuno dei due genitori era un donatore compatibile.
Per Eden, la decisione aveva una valenza personale. Suo padre morì di epatite C mentre aspettava un trapianto di fegato, qualcosa che l’ha segnata profondamente. Già intorno ai vent’anni ha deciso di registrarsi come potenziale donatrice di organi.
Prima che venisse scelta lei, altre potenziali donazioni non erano andate a buon fine. Due giorni prima del trapianto, a Eden è stato comunicato che la destinataria sarebbe stata Bissan.
Stava andando all’aeroporto per un viaggio di lavoro quando i medici l’hanno informata che le condizioni della bambina stavano peggiorando rapidamente. È subito tornata indietro e ha chiesto che l’intervento fosse anticipato.
Guinness dei Primati
Nel dicembre 2025, l’organizzazione Guinness World Records ha annunciato che non avrebbe più accettato candidature per i record mondiali provenienti da Israele, salvo fare marcia indietro il mese successivo.
Come riporta il “Jerusalem Post”, neanche due settimane dopo la rinnovata accettazione di proposte israeliane, l’organizzazione Matnat Chaim ha stabilito un nuovo record mondiale per la più grande donazione di reni di sempre, raggruppando più di 1.000 donatori volontari.
I precedenti
Anche prima del 7 ottobre, si erano già verificati episodi simili a quello di Eden. Nel maggio 2021, “ABC News” ha riportato la vicenda di Yigal Yehoshua, un israeliano ucciso da lanci di pietre durante dei disordini nella città di Lod.
Dopo la sua morte, sua moglie Ira ha deciso di onorarne la memoria donando i suoi organi. Uno dei suoi reni, in particolare, è stato donato a Randa Oweis, una signora palestinese cristiana di 58 anni che era in attesa di un trapianto da dieci anni.
Sempre nel 2021, Idit Harel Segal, allora cinquantenne e residente nel villaggio di Eshhar (nel nord d’Israele), ha donato un rene a un bambino palestinese di Gaza, che all’epoca aveva tre anni.
Secondo il “Times of Israel”, Segal ha dovuto affrontare l’opposizione della sua famiglia, e a parte i suoi figli nessuno ha approvato la sua decisione. Ma, nonostante ciò, è andata fino in fondo lo stesso.
Nel giugno 2013, il “Times of Israel” ha riportato anche la storia di Noam Naor, un bambino israeliano di tre anni che era caduto dalla finestra.
Dopo che i medici lo hanno dichiarato clinicamente morto, i suoi genitori hanno deciso di donarne gli organi. Dei suoi due reni, uno è stato donato a un altro bambino israeliano, e l’altro a un bimbo palestinese di dieci anni.
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