5 pensieri su “Ceuta: quando la migrazione diventa pressione strategica

  1. Condivido l’articolo e aggiungerei alle considerazioni finali la necessità di integrare la difesa dei confini e delle persone con interventi reali nei territori dai quali le migrazioni si costituiscono necessarie per sfuggire alle morti da massacri o dalla fame e sete. Interventi che potrebbero aiutare la mitigazione migratoria e favorire lo sviluppo di quelle aree depresse, diminuendo anche la possibilità di rendere queste persone facili prede delle reti criminali per essere trasformati in criminali da macello.

  2. La lezione di Ceuta non è solo che le reti criminali sanno leggere una sentenza e trasformarla in un’opportunità di business. È che l’Europa continua a trattare la frontiera come un problema di accoglienza e non come un terreno di competizione strategica. Distinguere tra emergenza umanitaria, sfruttamento criminale e coercizione geopolitica è necessario, ma non può diventare un esercizio di cautela che paralizza l’attribuzione di responsabilità. Quando migliaia di giovani uomini in età militare saturano un’enclave in poche ore, non basta parlare di “capacità integrate” e di “comunicazione strategica”. Serve deterrenza credibile, capacità di ritorno immediato e la volontà politica di far pagare un costo a chi facilita o tollera il flusso. Altrimenti la frontiera esterna continuerà a essere la frontiera interna della nostra debolezza.

  3. Non sono d’accordo su quest’affermazione: “Sospendere il trattato di libera circolazione di Schengen è solo una risposta politica populista e irrazionale, esclusivamente tesa a vellicare o soddisfare la “pancia” elettorale della popolazione votante”. Credo invece che l’UE (non altri singoli paesi) dovrebbero sospendere il trattato di libera circolazione di Schengen verso quei paesi che adottino misure e normative atte, più o meno consapevolmente, a favorire l’immigrazione clandestina. Trovo altresì fuorviante parlare d’immigrazione in senso generico, perchè ci sono effetti sostanzialmente diversi tra diversi tipi d’immigrazione, e mentre alcuni sono da limitare, altri sono da favorire.

    1. Oltre al fatto che in Marocco non ci sono guerre, crisi umanitarie o persecuzioni mirate nei confronti di certa popolazione.
      Non si può parlare di profughi bisognosi di asilo.
      Quindi interventi di respingimento di quei flussi di persone e il rafforzamento delle misure di controllo e sicurezza sono necessari e pienamente attuabili.

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