


Continua “Pensieri al Centro”, il dibattito sul nuovo progetto di centro liberal-democratico aperto dall’articolo di Alessandro Chelo.
Il centro liberale italiano continua a cercare se stesso, ma forse una parte decisiva della risposta è già davanti agli occhi: la visione originaria di Forza Italia. Rileggerla senza pregiudizi potrebbe aprire una strada meno convenzionale, ma più realistica.
Il patto fra mondo politico cattolico e mondo politico comunista, che a suo tempo fu fattore di sviluppo e consentì il cosiddetto boom economico, è ormai archiviato dalla storia e nel tempo si è trasformato in un bloccante consociativismo.
A partire da questa considerazione, riteniamo che occorra dare vita a un’altra fase, fondata sui valori della libertà e responsabilità individuale, affinché ogni individuo possa diventare protagonista della costruzione della propria felicità possibile. Occorre insomma dare vita a una rivoluzione liberale.
Dal punto di vista programmatico, essa deve fondarsi sui seguenti caposaldi: riduzione della spesa pubblica, riduzione della pressione fiscale, riduzione dell’intervento statale in tutti gli ambiti produttivi e premio della libertà e competitività di impresa, promozione della crescita delle piccole e medie imprese, drastica modernizzazione del sistema scolastico.
Dal punto di vista delle relazioni internazionali, è necessario potenziare e accelerare il processo di integrazione europea e non arretrare rispetto alla difesa dei valori occidentali, incentrati sulla cultura giudaico-cristiana.
Di cosa si tratta? Di un manifesto neo-centrista? Dell’estratto di un recente convegno liberale? Delle parole di qualche leader terzopolista? No, si tratta della sintesi fedele della proposta politica con la quale Forza Italia si presentò al Paese nel 1994, oltre trent’anni fa, all’indomani della caduta del Muro di Berlino.
Probabilmente la visione berlusconiana di allora precorreva i tempi e anche per questo (ma non solo per questo) rimase sulla carta: un buon proposito, mai pienamente praticato. Nel tempo, l’afflato centrista di Forza Italia è andato affievolendosi, assorbito dalle ragioni dell’alleanza cosiddetta di centro-destra. Anche per questo, diversi sostenitori del partito ritengono oggi necessario un rinnovamento, anzi una vera e propria rifondazione.
Sta di fatto che quella proposta risuona oggi più attuale che mai, anche considerando che, come ci ricorda Luigi Marattin, nella prossima legislatura l’Italia si guarderà allo specchio e vedrà un Paese che non ha più il PNRR, ha il secondo debito pubblico più alto del mondo e la crescita del PIL più bassa del mondo degli ultimi trent’anni.
Quella rivoluzione liberale che allora avrebbe dovuto generare un nuovo miracolo italiano sembra oggi un’ultima chiamata, perché di un mezzo miracolo abbiamo davvero bisogno.
Alla luce di questa ricostruzione, appare incomprensibile il fatto che chi intende peritarsi nella costruzione di una proposta politica di centro faccia finta che Forza Italia non esista e che la sua esperienza politica non abbia avuto luogo.
La ragione che si adduce a giustificare tale cecità riguarda le alleanze: siccome Forza Italia ha scelto di portare avanti la sua proposta politica attraverso un’alleanza con la destra, allora non può essere considerata un partito liberale di centro.
Si tratta di un’argomentazione priva di fondamento: un conto è il proprio posizionamento ideologico, un altro conto sono le alleanze che si stringono per attuare i propri propositi. Berlusconi ritenne che per rispondere alla necessità di superare la fase consociativa catto-comunista fosse necessario generare un’alleanza con i partiti di Umberto Bossi e Gianfranco Fini.
Non so quanto fu felice quella scelta, di certo contribuì a sbloccare almeno parzialmente il sistema democratico italiano e introdusse alcuni elementi di possibile alternanza.
E oggi? Si può pensare di ridisegnare il sistema di alleanze? Dipende da tanti fattori, sistema elettorale compreso, ma è un tema politico sul quale confrontarsi. Con chi? Con tutti i player del campo liberale e fra questi il principale resta Forza Italia.
Per quanto sia cosa al limite dell’ovvio, per la gran parte dei protagonisti neo-centristi non è così scontato prenderne atto: si dicono equidistanti, ma per la gran parte di loro la destra resta un tabù e chiunque vi abbia stretto un’alleanza è considerato portatore di un vulnus incancellabile.
Considerata la provenienza dei leader del campo neo-centrista, è comprensibile che sia così: tutti provengono da quel PD che oggi si racconta come nato all’insegna di un riformismo di stampo socialdemocratico, quando invece rappresentò la celebrazione partitica del patto fra gli eredi del mondo politico cattolico e del mondo politico comunista, all’insegna di uno spirito spiccatamente anti-socialista e di quella “cultura del contro” che oggi si vorrebbe superare e che all’epoca si sublimava nell’anti-berlusconismo giustizialista.
Eppure sono convinto che qualcuno fra gli attuali protagonisti possa smarcarsi, possa liberarsi da antichi pregiudizi, possa prendere l’iniziativa e aprire subito un tavolo di confronto con Forza Italia. Subito, non a ridosso della scadenza elettorale, subito in quanto questa scelta deve essere frutto di valutazioni politiche, non di esigenze di lista.
Un tavolo finalizzato alla rifondazione del centro liberale: un grande partito liberale e popolare, nel senso più pieno del termine, dove, uniti da una visione comune, ci si confronta su temi specifici, ad esempio sulle alleanze, mettendo in campo sensibilità e orientamenti diversi, mossi dall’intento di trovare una sintesi.
Come avviene in tutti i grandi partiti popolari e come non avviene invece nelle cosiddette “comunità politiche” (espressione emblematica del settarismo che ispira tante piccole formazioni fideistiche), costruite intorno al capo di turno.
Insomma, forse il campo liberale c’è già, si tratta solo di cambiare gli “occhiali” con cui si guarda la realtà. Forse, grazie a uno sguardo meno condizionato dalle credenze di cui ho scritto nei giorni scorsi, possiamo intravedere nuove vie, magari difficili da accettare, ma forse più semplici da percorrere, inedite e talora apparentemente paradossali.
Come per certi versi paradossale potrebbe apparire battersi affinché il progetto politico di rifondazione del centro liberale sia ricondotto alla visione originaria di Forza Italia.
Paradossale, certo, d’altronde non così di rado le scelte meno convenzionali si rivelano non solo le più creative e coraggiose, ma anche le più efficaci e coerenti.
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