8 pensieri su “Cento anni di Verner Panton, l’architetto che ha portato il colore in casa

  1. Articolo molto gradevole. Grazie a lei posso dire di aver imparato cose nuove di un mondo a me alieno!! Che ci posso fare!!!

    1. Confesso, anche io sono analfabeta e scopro oggi l’origine della parola pantone.
      Non ci posso credereeeee!!!

    2. Grazie mille, purtroppo però devo deluderla: non sembra ci sia un collegamento diretto tra il designer danese e la scelta del nome dell’azienda Pantone (statunitense) che deriva dalla fusione dei vocaboli Pan + Tone. Poi, però, è vero che le strade delle due realtà si sono incrociate del corso degli anni (la Pantone ha origine nei primi anni 60). Una buonissima giornata.

      1. Ah ecco, la mia ignoranza è ancora più grande di quello che pensavo: ignoravo anche che Pantone fosse il nome dell’azienda… E grazie dunque per questo ulteriore chiarimento.

  2. Ho trovato illuminante il suo sguardo su Panton e la plastica come strumento di libertà. Mi ha fatto ripensare a un contesto in cui lo stesso oggetto ha assunto un significato quasi opposto: il Venezuela degli anni ’70. Qui la Panton Chair non arrivò come provocazione elitaria, ma come simbolo di una modernità da inventare ex novo, in sintonia con l’euforia petrolchimica e l’arte cinetica di Cruz-Diez e Soto. Nacquero versioni locali in vetroresina, più robuste e dai colori ancora più accesi, perfette per terrazze e discoteche caraibiche. Curiosamente, questi “falsi d’autore” tropicali sono oggi spesso più narrativi e ambiti degli originali Vitra, nelle gallerie di Caracas.
    Grazie per aver riacceso la curiosità verso Panton: in tempi di minimalismo dominante, la sua insistenza sul colore resta un piccolo, necessario atto di resistenza gentile.

    1. Grazie a lei Daniela, per l’attenzione dedicata all’articolo e per la sua visione allargata.

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