

In Italia sta succedendo qualcosa di molto grave per la sicurezza nazionale: le associazioni filorusse stanno infatti organizzando dei censimenti di “strutture legate alla NATO”, invitando la popolazione ad effettuare azioni di spionaggio e sabotaggio. Questo censimento strutture NATO è una questione che richiede attenzione immediata.

Il comitato “NO NATO” ha elaborato un dossier dal titolo “Mettere nel mirino i presidi bellici”. In questo dossier vengono censite infrastrutture, aziende ed università importanti per la nostra Difesa.

Il dossier, stando alle parole degli stessi autori, si pone l’obiettivo di “identificare i nodi strategici su cui esercitare la vigilanza popolare e sui quali (…) sviluppare una risposta mirata”


Le attività di spionaggio per ora sembrano limitate all’Emilia-Romagna, ma in realtà non è da escludere che siano più estese. Questo il capitolo relativo al “censimento” nella provincia di Parma.




Il dossier risale allo scorso novembre e venne rilanciato su Twitter da account legati all’estrema sinistra. Quando attività del genere, normalmente organizzate sotto traccia, vengono discusse alla luce del sole, vuol dire che abbiamo una serie di problemi.

Questa è la punta di un iceberg. Le attività di questo tipo sono sicuramente molto più diffuse. Mi chiedo, a questo punto, se l’episodio del drone russo sopra il Lago Maggiore non faccia parte di un’azione coordinata che vede il coinvolgimento anche delle associazioni russe/filorusse che operano in Italia. Avevo stilato una lista (parziale) di queste associazioni.

È come avere sul nostro territorio delle cellule che agiscono per conto di uno Stato ostile.
Il fatto che se ne discuta apertamente è sintomo di una sensazione di totale impunità, che consente a determinati attori di agire in maniera sfacciata in un contesto che percepiscono come favorevole e di fronte ad un’autorità che percepiscono come impotente.
Obiettivamente hanno ragione. Queste sono classiche azioni di guerra non lineare, che si svolgono in un Paese che ha dimostrato di non essere in grado non solo di contrastare questo tipo di attività, ma nemmeno di comprenderlo.
Negli anni i russi sono riusciti a costruire, sul nostro territorio, un network di associazioni i cui gradi di separazione con i Servizi ed in generale con le autorità russe, quando esistono, sono molto pochi.




Secondo l’AISI, circa 1/3 del corpo diplomatico russo appartiene ai Servizi. Considerando i soggetti che operano al di fuori del corpo diplomatico, il numero di agenti russi qui in Italia è verosimilmente dell’ordine delle migliaia di unità.

I legami tra questo mondo e quello dell’associazionismo filorusso, che orbita per una buona parte (ma non totalmente) attorno al Centro Russo di Scienza e Cultura, sono inevitabili. E c’è da chiedersi quanto i due mondi, in realtà, più che collegarsi si sovrappongano.
Oltre a ciò, c’è da considerare il fatto che i membri delle associazioni filorusse vivono, sostanzialmente, in una bolla informativa plasmata dai servizi segreti russi, cosa che rende, a volte, non necessari i collegamenti e le sovrapposizioni di cui parlavo su.
Questo si traduce in una difficoltà a risalire ad una catena di comando, e di conseguenza nella necessità di uscire dagli schemi con cui si è soliti decifrare i rapporti tra una potenza straniera e le sue quinte colonne sul territorio.
Tradotto: in presenza di azioni di guerra non lineare, non serve sempre cercare una comunicazione diretta o una ricompensa in denaro (tramite contanti, crypto o altri strumenti, come ad esempio abbonamenti a canali YouTube o Telegram) che coinvolga un mandante russo.
Bisogna concentrarsi sulle attività in sé: concentrarsi sulla catena di comando è estremamente limitante ed inefficace, cosa particolarmente evidente sul versante dell’infowar (me ne sono già occupato in questo articolo)
C’è una componente ideologica talmente radicata, anche in soggetti molto giovani (frutto di anni di guerra cognitiva condotta tramite i social), da conferire a determinate cellule un’autonomia operativa che le porta ad agire in maniera esattamente sovrapponibile a quello che farebbe una cellula diretta dai Servizi russi sul nostro territorio.
Ad esempio, la campagna “la Russia non è mio nemico” è stata coordinata con Mosca, ma è stata verosimilmente ideata a Verona.

Il quadro, dunque, è questo: abbiamo una rete molto diffusa di associazioni (punto 1) che agiscono impunemente nel nostro territorio (punto 2) per conto della Russia, e che sono legate, direttamente o indirettamente, ai servizi segreti russi (punto 3).
Tollerare una situazione del genere è folle, e purtroppo bisogna constatare che nessuna azione concreta è stata adottata per contrastare la guerra non lineare di Mosca contro il nostro Paese.
O qualcuno pensa ancora che non siamo in guerra con la Russia?
Quali siano le misure da adottare è chiaro:
a) Adeguare le leggi italiane al contesto della guerra non lineare, ed applicare le leggi già esistenti. Trovo lunare, ad esempio, che l’art. 245 del C.P. in questi anni non sia mai stato applicato, né riformato.

Si possono adottare misure puntiformi e chirurgiche, non lesive della libertà di espressione, qualora si venga a circoscrivere il loro perimetro a chi opera a favore di Stati sponsor del terrorismo e/o soggetti, entità o Stati sottoposti a sanzioni UE.
b) Smantellare pezzo per pezzo il network sovversivo costruito dai russi sul nostro territorio, a partire dal Centro Russo di Scienza e Cultura fino ad arrivare alle associazioni russe più piccole.
È necessaria un’operazione estesa ed eclatante, preparata adeguatamente dal punto di vista operativo ed informativo, in grado di decapitare questa struttura di potere che sta metastatizzando nella società italiana.
Servono azioni come quelle riservate a mafiosi, camorristi e terroristi, perché stiamo parlando di attività sovversive che minano profondamente la nostra sicurezza nazionale.
E soprattutto, bisogna informare la popolazione di quello che sta succedendo.
Bisogna far scoppiare le bolle informative che radicalizzano gli individui sulle posizioni filorusse e non solo: la guerra cognitiva russa spazia su numerosi ambiti. È una strategia olistica di aggressione alla psiche degli individui, finalizzata ad indebolire la fiducia nelle istituzioni, ad accentuare tensioni sociali (ad es. diffondendo contenuti razzisti o misogini), ad istupidire e destabilizzare le persone riducendole alla malattia psichiatrica (ad es. creando e diffondendo contenuti complottisti). Si tratta di vere e proprie “fabbriche di quinte colonne” da cui possono uscire individui radicalizzati e pericolosi. Molti mass shooters, ad esempio, hanno posizioni filorusse (Breivik, Tarrant, Garcia, ecc.).
Non è assolutamente un caso.
Per far scoppiare queste bolle informative bisogna chiudere siti web, profili social e canali Telegram che diffondono un certo tipo di contenuti, e farlo con strumenti legislativi ed operativi adeguati a non minacciare, al contempo, la libertà di espressione.
Chiudo dicendo che mi rifiuto di vedere il mio Paese inerme di fronte a minacce così evidenti alla sicurezza nazionale. C’è una fetta del popolo italiano che ormai è appaltata ad uno Stato straniero.
Non si può consentire una follia del genere.
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Come si potrebbe smuovere il pachiderma?? Chiedo per un amico, prima che sia troppo tardi
Sono completamente d’accordo. Al contempo trovo surreale il fatto che né dalla attuale maggioranza, né tantomeno dall’opposizione, siano mai venuti né vengano segnali che facciano pensare alla volontà di porre rimedio a questa situazione . Non vorrei essere pessimista più del dovuto , ma considero già da tempo il nostro paese ” perduto ” .