
Con la risposta di Claudio Pavoni all’intervento di Yoda continua il dibattito su Roma e i romani
Carissimo Yoda devo fare una confessione, la stoccata che mi ha inflitto per quanto ho scritto sul sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e sulla sua nuova veste di sceriffo di Nottingham, è andata a segno. E stato come vedermi improvvisamente riflesso in uno specchio e scoprirmi paladino di quella sciatteria, fino all’illegalità, male endemico della peggiore romanità che lei giustamente fustiga.
Lei ha fatto emergere in me il sospetto di fare parte di quella schiatta di piagnoni che abbondano in giustificazioni e scarico di responsabilità pur di fare i fattacci loro. Soprattutto, e la ringrazio per questo, mi ha costretto a un doveroso esame di coscienza: vuoi vedere , mi sono detto, che mi sono fatto contagiare da quella faziosità che avvelena i giudizi di gran parte di noi italiani? Insomma, mi ha suggerito inoltre una vocina interna, questo povero sindaco cerca finalmente di mettere un po ‘di ordine e niente, finisce in croce lo stesso.
E il termovalorizzatore, che mi fece dubitare delle facoltà mentali dei 5stelle quando lo bocciarono? Gli vuoi dire grazie, o no, a Gualtieri che lo ha rimesso in pista?
Confuso dai dubbi ho cercato di chiarirmi le idee chiedendo il parere di chi mi stava accanto: apriti cielo contro il sindaco. Ma il giudizio di questi, ho pensato, non conta: sono tutti destrorsi. Allora ho deciso di andarmi a rileggere la reprimenda che lei, carissimo Yoda, mi ha dedicato. Ma prima ho dato uno sguardo sotto casa. Abito al Celio , a due passi da un deposito di camion dell’Ama e a pochi metri distanza da una agenzia dove i ritardatari della Tari vanno a mettersi in regola con le bollette. I cassonetti erano stati svuotati da poco, ma tutt’intorno era rimasta l’eterna dispersione di immondizie maleodoranti che forse nemmeno più a Calcutta.
Quindi ho accompagnato mia moglie a scuola, insegna in un liceo del centro. Le macchine in doppia fila? E quelle parcheggiate ad ogni angolo che nel prendere le curve, per infilarti nei millimetri rimasti a disposizione, devi schiacciare lo specchietto retrovisore, ne vogliamo parlare? E i furgoni delle consegne? E tutto il resto, che è inutile aggiungere, tanto, faziosi o faziosi, lo sapete da soli.
Ma che ci può fare il sindaco? Questa è Roma, bellezza mia!
Cosa può fare? Quello che ha fatto il sindaco di Ravenna, che dopo l’alluvione si è messo gli stivaloni ed è sceso a spalare il fango, ed ora è il governatore dell’Emilia Romagna. La fame di un contatto umano con chi li governa degli italiani è tale che quando i sindaci svolgono con passione il loro lavoro vengono largamente premiati dagli elettori. Da Decaro, ai due nuovi governatori del centro sinistra, al napoletano Manfredi diventato presidente dell’Anci.
E’ mai sceso il sindaco Gualtieri nei meandri della stazione della metro di Piazzale Flaminio? Dico, è il centro del centro della Capitale d’Italia, ma c’è un nero di sporcizia, una decadenza della struttura da fare paura. Ecco, se fossi Gualtieri un giorno mi sarei armato di guanti e spazzolone e avrei cercato personalmente di scrostare quel grasso affumicato che insozza le pareti e le scale di una metro che da Termini porta passeggeri e turisti alle vie dello shopping, a via del Corso, a via Condotti. Poi, se fossi il sindaco, sarei uscito dalla stazione di via Flaminia e avrei invitato la folla di ambulanti antistante ad essere perlomeno più ordinati. Sia quelli delle bancarelle che quelli con l’esposizione della merce sui marciapiedi.
A che servirebbe? Questa è pura demagogia, penserà forse lei, carissimo Yoda.
E invece no. Sarebbe il segno che il sindaco che ci governa è uno come noi, che si indigna delle cose di cui ci indigniamo noi. Anche se, poveretto, non può risolvere tutte le incrostazioni che gli hanno lasciato in eredità i suoi predecessori. Ma allora lo capiremmo, accorreremmo ad aiutarlo.
Che altro c’è da aggiungere? Una esortazione: sindaco Gualtieri, per favore non esordisca più rivolgendosi a noi cittadini con: “Vi do una notizia che potrebbe non piacervi”. Sa di lugubre ed è una anticipazione di sfiga a cui è esposto soprattutto lei, sindaco Gualtieri, visto che i sondaggi sul suo indice di popolarità la colloca al penultimo posto nella classifica dei suoi pari grado. E questo, sinceramente e politicamente ci dispiace. Anche perché l’abbiamo votata e restiamo fedeli a quel detto romano che avverte : “State attenti perché il peggio non è mai morto”.
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Non sono romano, ma sono pur sempre cittadino italiano e Roma è la Capitale. Con questa modesta premessa, elevo l’invito ad una last standing ovation per questo articolo, che per un attimo mi riconcilia con la romanità. Complimenti a Lei e a Yoda.
Certo, parliamo d’altro, come al solito, senza contare che un’alluvione è una cosa, l’incuria frutto della cialtronaggine di noi romani, un’altra.