6 pensieri su “Cancellare il ’900: l’errore dei nuovi moralisti

  1. Non credo che lei abbia capito cosa volevo dire non ho affatto a auspicato una riduzione di risorse che non siano statali, ma non c’è dubbio che mentre l’impresa era ancorata al territorio ed entrava spesso in una rete che serviva anche ad affrontarne i problemi, la finanza espressione liquida di una società liquida non ha più questo ancoraggio né che il territorio sia limitato né che il territorio sia nazionale. inoltre vi è un elemento di virtualità nei valori espressi dalla finanza che può essere pericoloso, ma questo è un altro argomento….

    1. La finanza espressione liquida non si capisce cosa significa.
      La finanza è fatta di persone, di risparmi di lavoratori e di imprese, di banche e di altri soggetti. Se vengono trasferiti questi capitali e risparmi altrove dove ci sono condizioni fiscali e legislative migliori, è un problema di quei Paesi dove le condizioni poste non favoriscono il trattenimento nei propri confini come per esempio una tassazione eccessiva o normative troppo severe.
      In teoria i legislatori di quei Paesi potrebbero applicare restrizioni e limitazioni al trasferimento estero dei risparmi, ma questo potrebbe comportare conseguenze negative per il sistema e i mercati nazionali.
      I mercati stessa cosa, ci sono persone, varie imprese che hanno lavorato e lavorano, guadagnano e questo guadagno può essere tassato. Però anche qui stessa cosa: lo Stato ha le sue spese e vuole distribuire la ricchezza, ma se si esagera e si spreme troppo chi lavora e ha guadagnato, allora la situazione può cambiare non in meglio e così le scelte dei mercati.
      Poi se parliamo di finanza o banche del territorio di una volta, quelle che c’erano finanziavano favorevolmente politici e amici di politici facendo danni sia al territorio, sia alla concorrenza e sia allo stesso Stato (e quindi a tutti i cittadini) che magari interveniva a ripianare certi sprechi e malcondotte di banche e imprese. Banche e talvolta imprese condotte da quegli stessi politici.

  2. “La finanza sfugge a qualsiasi controllo, non è ancorata al territorio, si sposta, spesso non ha identità né nome, ma manovra i destini delle economie mondiali: i mercati ondeggiano tra previsioni e illusioni, creando ricchezza ma non distribuendola, se non nelle mani di pochi. Mai tanta disuguaglianza ha colpito le società, anche occidentali, e sarà peggio quando gli Stati dovranno, per eccesso di spesa pubblica, abdicare ad alcune funzioni.”

    Questa parte ricorda quella mai morta e parecchio stantia retorica socialista-comunista che ancora oggi ammorba certe discussioni politiche e intellettuali, alimentando teorie cospirazioniste che hanno fatto e fanno crescere il populismo elettorale.
    Lo Stato e la parte di potere esecutivo cioè il Governo non creano ricchezza in linea generale (a parte quelle poche aziende statali e pubbliche, servizi vari, ecc.), quindi hanno bisogno di imporre una raccolta di risorse monetarie e finanziarie ai privati cittadini e alle imprese (tasse e imposte) o chiedono in prestito ulteriori risorse sempre dai suddetti soggetti (prestiti, aste dei titoli di Stato, ecc.). La spesa pubblica dipende totalmente dalle decisioni dei membri del Governo. Poi possiamo parlare delle varie pressioni che subiscono i Governi da molte parti sociali e imprenditoriali per alimentare e sostenere certe voci di spesa pubblica, ma questo riguarda un altro discorso.

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