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Non dovrei parlare di Calenda Carlo, lo so. Lo considero oramai alla stregua di una macchietta per cui non dovrei parlarne. Però dal suo intervento in tv al fianco di Marco Travaglio (di cui ho smesso di parlare da tempo e il tempo è galantuomo a quanto pare), ho tratto un insegnamento. Ci sono quelli che di fronte al fallimento di un progetto difficile si rimboccano le mani e ricominciano a capo chino perché restano convinti della bontà del progetto. Ci sono altri e Calenda è tra questi che, mossi soprattutto da un morboso desiderio di riconquistare la credibilità perduta, si rifugiano nel conformismo facile facile. Sono quelli che ritrovi il sabato sera con la coda tra le gambe ad omaggiare i bulli del muretto che avevano deriso e denigrato fino al giorno prima. Va da sé che il desiderio di conformistica redenzione oggi non può non passare per la condanna d’Israele, meglio se declinata in modo un po’ gaglioffo e furbastro, con uso smodato di avversative. Nel tentativo infame ma mediaticamente riuscitissimo di riequilibrare e contestualizzare i crimini di Hamas. Calenda, che non è esattamente un genio della comunicazione, per giunta emozionato dalla presenza del bullo del muretto, va anche oltre. “In Ucraina Putin ha fatto molti morti civili – dice – ma sono sempre morti di colpi che sono andati dove non dovevano andare… Non ha fatto la guerra di Dresda”. Ovvero Israele, nel condurre la guerra, è peggio di Putin. In una frase di poche parole Calenda Carlo riesce ad infilare almeno due menzogne e tutte tese a riguadagnarsi il consenso della vulgata dei bulli del muretto: Putin non colpisce deliberatamente obiettivi civili. Menzogna conclamata. Israele colpisce senza curarsi delle vittime civili e dei danni collaterali: Menzogna conclamata che oltre tutto non tiene conto del fatto che il nazismo non utilizzava i civili tedeschi come scudi umani come ha fatto Hamas con i palestinesi. Se non fosse che i nostri politici non conoscono il pudore e la vergogna, ci sarebbe davvero da vergognarsi Calenda Carlo.
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