4 pensieri su “Breve storia delle nostre fobie e di come l’uomo imparò ad avere paura di tutto

  1. Articolo davvero eccellente, però io delle fobie ho una visione diversa da tutte quelle illustrate, e, mi sembra, molto più semplice. Le vere grandi paure, a ben guardare, sono le stesse per tutti noi: l’abbandono, la sofferenza, l’invalidità, la morte. E sono paure letteralmente paralizzanti, con le quali non è possibile convivere, e quindi le sostituiamo con dei fantocci, con delle paure più gestibili: posso fare le scale invece che prendere l’ascensore, posso aggirare una piazza invece che attraversarla, con una pulizia molto accurata posso limitare di molto la presenza di bestioline in casa ecc. Ne ho sperimentato la validità quando ho avuto l’occasione di mettere alla prova la mia unica fobia: i ragni. Mentre mi è capitato di insegnare in una scuola non ancora finita e quindi con il cantiere ancora aperto, e di fare lezione coi topi che scorrazzavano per la classe, senza il minimo problema, i ragni riescono a farmi star male anche in fotografia. Poi sono andata per un anno in Somalia, dove praticamente tutto ciò che si muove è velenoso – e anche diverse cose che non si muovono. E la paura dei ragni è istantaneamente scomparsa. Giravo sulle dune e per la boscaglia coi miei sandali aperti, e i ragni proprio non mi venivano in mente, per un anno hanno smesso di esistere nella mia mente. Poi sono rientrata in Italia, dove so perfettamente che pochissimi ragni sono velenosi e quasi mai mortali, e il “mostro” è tornato. E allora ho capito: il problema non è la bestia concreta, bensì l’immagine che evoca nella mia mente: quella roba che fagocita, risucchia la sua preda tutta intera. Che è effettivamente una delle mie grandi paure per esperienza di pericoli concretamente vissuti, anche se ovviamente non in senso materiale.

    1. Sì, capisco, credo che con le paure valgano due principi: “chiodo scaccia chiodo” e “ubi maior minor cessat”. Una paura caccia l’altra e dove ce n’è una più grande la piccola scompare. Per noi, dato che, come diceva Pascal, “piccola cosa ci consola perché piccola cosa ci affligge”, un piccolo ragno può farsi metafora delle più terribili esperienze immaginarie, inclusa quella di essere divorati. Ogni paura in fondo non è che la sintesi e la metafora di molte altre che non possono essere scongiurate, mentre un ragno, alle brutte, lo si può sempre schiacciare.

  2. Se un giorno ci programmassero anche l’amigdala, tanto varrebbe lasciarci sostituire dall’AI in tutto e per tutto 🙂

  3. Tanto affascinante racconto della fobia, quale esperienza del proprio vissuto, quanto lontano da quello che potrebbe essere il nucleo dell’unica causa di tutte le innumerevoli fobie : il malfunzionamento dell’amigdala, o di qualcosa del genere, che e’ la delegittimazione di tutti i nostri racconti sul lettino dello psicanalista, per portarci in un laboratorio di biochimica. La psicanalisi, come ogni altro strumento di indagine della nostra psiche , troverà una nuova stagione quale motore di stimoli che si tradurranno in salutari impulsi elettrici che, insieme a specifici farmaci ci guariranno da tutte le fobie e, cioè, da quella che e’ una loro unica fonte: la paura quale patologia del corpo che comprende anche il cervello, inteso come insieme di neuroni.

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